Opinione di LorCio su L'ultimo bacio
Con Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli, Marco Cocci, Giorgio Pasotti
- negative [34]
- sufficienti [18]
- positive [38]
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Sul film
Carlo e Giulia aspettano un infante e sono in procinto di sposarsi. Come per sfuggire dalla ineluttabile abitudine alla quale è destinato, lui si incapriccia di una diciottenne bionda ed ammaliante, che gli fa riscoprire i sentimenti giovanili. Intorno al menage a trois, amici e parenti in crisi esistenziale: Adriano, che non sopporta più la petulante moglie e vorrebbe scappare con gli amici per la volta dell’Adrica; uno di questi ultimi, Paolo, che ha abbandonato il negozio di articoli sacri lasciatogli dal padre morente ed è ignorato dall’ex compagna; Marco che si è appena sposato; la madre di Giulia, Anna, che decide di lasciare il marito psicanalista e tenta il remake di un amore troncato tre anni prima. Lieta fine, ma le tentazioni sono sempre in agguato. È il terzo opus della carriera di Gabriele Muccino, che, dopo i tormenti adolescenziali di “Ecco fatto” e “Come te nessuno mai” (a tutt’oggi, ancora, il suo film migliore), cresce assieme ai suoi personaggi, ormai trentenni e già martoriati dal divenire delle cose. L’argomento topico di questo allarmante ed isterico ritratto corale e generazionale sta nella difficoltà di accettare la maturità, una sorta di sindrome di Peter Pan che coinvolge tutti i protagonisti mettendoli di fronte ad un bivio: crescere e prendersi le proprie responsabilità o continuare a vivere alla giornata, ma dando un senso entusiasta alla propria vita? C’è chi prenderà la via più spensierata, c’è chi prenderà quella più difficile, ma ognuno piglierà una scelta. Muccino scrive bene, la sua è una sceneggiatura fluida ed ispirata, ed è pure un regista provetto, che sa girare in maniera rapida e veloce – ma una certa responsabilità va ascritta anche all’ottimo montatore Claudio Di Mauro: la direzione degli attori risulta assai riuscita e chi se ne giova sono specialmente la brava, nervosa, inquieta Giovanna Mezzogiorno e la travolgente Stefania Sandrelli, nel più bel ruolo che le sia capitato negli ultimi anni. Il difetto del giovane Muccino è uno solo, e lui lo sa. Tale caratteristica – chissà fino a che punto negativa, ma chissà pure fino a che punto positiva – si manifesterà con maggiore virulenza nel successivo “Ricordati di me” (tra l’altro, avete notato che in entrambi i film i protagonisti si chiamano Carlo e Giulia?): essa è una certa superficialità con la quale Muccino crede di comprendere e di raffigurare nel migliore dei modi vizi (tanti, tantissimi) e virtù (quali virtù?) del popolo italico, una sorta di presunzione che lo rende talvolta saccente ed approssimativo. Schivare questo atteggiamento (c’era riuscito col precedente, non ci riuscirà col successivo, si interesserà ad alto con l’ultimo “La ricerca della felicità”) dovrebbe essere, per ora, la sua preoccupazione principale. Per il resto, meno male che ci sono valenti registi nelle leve più giovani della cinematografia nostrana. Splendide le musiche di Paolo Buonvino, focosi violini che vibrano aggressivi ed avvolgenti, perfetta – per la circostanza – la canzone che Carmen Consoli ha composto per l’opera.
Sulla regia di Gabriele Muccino
Ha il piacere del racconto e la curiosità dell’indagine psicologica. Scrive bene, la sua è una sceneggiatura fluida ed ispirata, ed è pure un regista provetto, che sa girare in maniera rapida e veloce – ma una certa responsabilità va ascritta anche all’ottimo montatore Claudio Di Mauro, e la direzione degli attori risulta assai riuscita. Il suo difetto è uno solo, e lui lo sa: una certa superficialità con la quale crede di comprendere e di raffigurare nel migliore dei modi vizi (tanti, tantissimi) e virtù (quali virtù?) del popolo italico, una sorta di presunzione che lo rende talvolta saccente ed approssimativo. Schivare questo atteggiamento dovrebbe essere la sua preoccupazione principale.
Sull'interpretazione di Marco Cocci
Il rasta che nasconde la propria insoddisfazione, il più taciturno del gruppetto. Non male. Credo si sia un po' perso per strada.
Sull'interpretazione di Stefania Sandrelli
Travolgente e strepitosa, la migliore assieme alla Mezzogiorno, il suo ritratto di labile cinquantenne in crisi d’affetti e di emozioni è uno dei più importanti della sua fulgida carriera. Memorabile la scena in cui va dal marito in studio e gli urla il proprio tradimento, al fine di creare in lui una reazione.
Sull'interpretazione di Giovanna Mezzogiorno
La più brava del cast assieme a Stefania, è la cornuta-e-mazziata della storia verso la quale vanno tutti i sentimenti positivi dello spettatore. Inquieta e nervosa, nonché con una spiccata e clamorosa vena isterica, è la nostra attrice migliore che ebbe con questo film l’opportunità di brillare al meglio.
Sull'interpretazione di Stefano Accorsi
È praticamente il protagonista principale, se vogliamo anche l’alter ego dell’autore. C’era un periodo in cui sembrava esistesse solo Stefano Accorsi – un po’ come, negli ultimi tempi, Scamarcio e il grande Elio Germano. Questo film fu il suo trampolino di lancio. E, per quanto possa essere criticato, dobbiamo dire che è davvero bravo, inquieto ed agro.
Sulla colonna sonora
Splendide le musiche di Paolo Buonvino, focosi violini che vibrano aggressivi ed avvolgenti, perfetta – per la circostanza – la canzone che Carmen Consoli ha composto per l’opera.
Cosa cambierei
Voto: 7.
Commenti
-
9 luglio 2008, 16:55 di bradipo68
bravo Lor bella rece....
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