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Brother (2000)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Brother: presente
Ritmo ritmo in Brother: presente
Impegno impegno in Brother: minimo
Tensione tensione in Brother: forte
Erotismo erotismo in Brother: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Brother

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Brother (voti: 66 media: 3,89) 66

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locandina di Brother

La trama

Un mafioso giapponese in trasferta americana.

Yamamoto, membro della yakuza, è uscito sconfitto da una guerra contro una famiglia rivale. Abbandonato anche dal fratello più leale si reca negli Stati Uniti per trovare Ken, suo fratello minore, andato via di casa per studiare a Los Angeles. Appena sbarcato in America si imbatte in Denny. Yamamoto, sperduto in un paese di cui non conosce la lingua e la cultura fa fatica a trovare informazioni su Ken. Nonostante tutte le difficoltà viene a sapere che il ragazzo è diventato uno spacciatore ed è amico di quel Denny che aveva incotrato al suo arrivo.  

Con "Brother" Takeshi Kitano mette ordine nella sua filmografia, sintetizza le costanti di uno stile, mette a disposizione un'antologia dei suoi noir sul furore degli yakuza. Rituali, cerimonie, esplosioni di violenza, umorismo, mucchi selvaggi disposti a vivere e, soprattutto, a morire. A Tokyo come in America. Sono Samurai moderni con tatuaggi larghi quanto un tappeto, con mignoli tranciati e ventri squarciati da hara-kiri al saké. Tornano le inquadrature del mare e della spiaggia, si moltiplicano le assonanze con i "padrini" coppoliani, cresce il disincanto di chi è obbligato a fare solo il lavoro sporco. Il regista attore attraversa lo spazio delle inquadrature con le sue gambe storte da clown triste, con la faccia di un Clint Eastwood che ha preso una scossa elettrica e con la sicurezza di un anarchico solitario. Versione orientale degli eroi fuorilegge adorati dal cinema americano.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Enrico Magrelli - FilmTV n. 49/2000

Trasferta americana per l’attore e regista giapponese. Nei panni di uno yakuza che ricostruisce oltroceano il suo stile di vita

Con “Brother” Takeshi Kitano mette ordine nella sua filmografia, sintetizza le costanti di uno stile, mette a disposizione un’antologia dei suoi noir sul furore degli yakuza. Rituali, cerimonie, esplosioni fulminee di violenza, umorismo, mucchi selvaggi disposti a vivere e, soprattutto, a morire. A Tokyo come in America. Sono Samurai moderni con tatuaggi larghi quanto un tappeto, con mignoli tranciati e ventri squarciati da hara-kiri al sakè. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di yume scritta il 2011-08-08 21:26:46 - utile per 4 utenti

Voto al film: voto buono

Uno yakuza a Los Angeles.
Stessa faccia immobile di sempre, triste, impenetrabile e ironica, parole al contagocce, vestito e occhiali neri, sta cercando il fratello americanizzato, dopo l'annientamento della sua famiglia mafiosa in una guerra tra bande a Tokyo.
Lo step successivo sarà una guerra feroce per la supremazia nel traffico della droga, lo yakuza movie  più disseminato di morti, dita tagliate e atrocità varie che Kitano abbia messo in scena.
Appena l’inquadratura fuori dell’aeroporto da sghemba torna a raddrizzarsi, Yamamoto sale sul taxi e “Lei è giapponese?” gli chiede il tassista. Silenzio. “Vuole che presenti qualche ragazzina niente male?”. Silenzio. “Quest’idiota non parla nemmeno la mia lingua” commenta il taxista americano ciccione.
E’ proprio lui, Beat Takeshi l’inconfondibile, il killer leggendario che ammazza come nessuno, basta che tenda il braccio, immobile, implacabile, ne fa fuori dieci in un colpo (“A chi hai detto fottuto giapponese?” e scarica il caricatore a completare l’opera delle pistole incollate sotto il tavolo, nell’incontro al vertice tra capi mafia per il controllo del territorio).
Lungo la strada che da Roland e la sua Durendal arriva a Star Wars, l’Era dei Duelli in consolle, c’è questo cinema di altissima qualità autoriale, privo della sia pur minima sbavatura, che sembra prendere per il collo quella caratteristica innata nell’uomo, la sete omicida (da Caino, almeno), guardarla negli occhi, sbatterla in primo piano con l’evidenza più plateale possibile e, saltando a piè pari tentazioni retoriche e piagnistei, psicologismi e sociologismi, compiacimento e spettacolarità, mette in scena la più efferata carneficina si riesca a compiere con pistole e mitragliette, riuscendo ad intitolarla, appunto, Brother.
Un cinema di altissima moralità, quello di Kitano, e la trasferta americana non snatura il suo stile inconfondibile, anzi, se mai gli offre il pretesto per strizzare l’occhio a Coppola e Scorsese, Van Damme e Spike Lee, invece che a Kurosawa, stavolta, e  prodursi in qualche gag in più, irresistibile, sugli americani che guardano i giapponesi.
Una violenza così esibita potrebbe sembrare addirittura caricaturale, molto suggestionata dallo splatter di Tarantino, se non ci fossero una mano di ferro registica e uno stile personalissimo a renderla unica.
Kitano ci parla dell’uomo, è questo il fulcro, la partenza e l’arrivo, e lo fa con tono austero e scontroso, autoironico e grottesco, divertito e commosso.
Il nero dell’ultima scena, the real brother , infila una sequela di “Oh cazzo!” forse unica nella storia del cinema, ma riesce a parlarci, e quanto!, di amicizia e fratellanza, vita che s’impone prepotente, nonostante tutto, destino che fa i suoi giochi e trappole in cui l’uomo va ad infilarsi, neppure lui sa spesso come. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Brother


2011-08-08 21:26:46 Opinione di yume su "Brother"
yume

Uno yakuza a Los Angeles. Stessa faccia immobile di sempre, triste, impenetrabile e ironica, parole al contagocce, vestito e occhiali neri, sta cercando il fratello americanizzato, dopo l'annientamento della sua famiglia mafiosa in una guerra tra bande a Tokyo. Lo step successivo sarà una guerra feroce per la supremazia nel traffico della droga, lo yakuza movie  più disseminato di morti, dita tagliate e atrocità varie che Kitano abbia messo in scena. Appena...

voto al film: yume assegna il voto buono a Brother (2000)

nessun commento
[utile per 4 utenti]

2011-06-24 00:42:10 Opinione di erpiccoletto su "Brother"
erpiccoletto

Il mio primo film con Kitano! è un bravo attore ok, ma rimane comunque poco espressivo! Non è il più bel film che abbia visto, tuttavia vederlo non mi è dispiaciuto!

voto al film: erpiccoletto assegna il voto sufficiente a Brother (2000)



2009-11-05 15:48:12 Opinione di menestrello su "Brother"
menestrello

Secondo me è il film più bello di Takeshi Kitano. Gode di un ampissimo respiro, descrive due mondi agli esatti antipodi e riesce a centrarne l'essenza quotidiana. I personaggi sono profondi e credibili, i dialoghi entusiasmanti per la loro semplicità. Penso che Kitano abbia dato una nuova luce al genere gangster-movie pur omaggiandone i suoi registi più rappresentativi.

voto al film: menestrello assegna il voto buono a Brother (2000)

1 commento

2009-08-25 20:51:12 Opinione di supadany su "Brother"
supadany

VOTO : 6/7. Kitano in terra straniera. Escursione negli States per il geniaccio giapponese che ripropone con discreto successo i temi a lui cari. Violenza, intelligenza ed umorismo a tinte fosche, più i suoi soliti giochetti in cui gli attori sono marionette delle sue, a tratti qui, geniali idee. Non impeccabile, ma interessante.

voto al film: supadany assegna il voto buono a Brother (2000)



2009-07-23 11:59:45 Opinione di bradipo68 su "Brother"
bradipo68

Alla ricerca della fratellanza in una terra scoosciuta.Ci sono barriere di ogni tipo tra il Giappone e l'America e Kitano sembra portarle addosso come cicatrici sulla propria pelle in questo suo primo film lontano dall'alma mater nipponica.La storia di uno yakuza sconfitto in patria e in cerca di riscatto in terra straniera è pregna di tutta la malinconia insita nel suo autore,una sorta di cowboy con gli occhi a mandorla con la sua andatura dinoccolata a gambe larghe come se non...

voto al film: bradipo68 assegna il voto sufficiente a Brother (2000)

2 commenti
[utile per 2 utenti]

2008-04-18 20:37:36 Opinione di PP su "Brother"
PP

Voto 5. Non mi è piaciuto. Il racconto è piuttosto piatto ed inverosimile, i personaggi sono del tutto chiusi ad un rapporto con il femminile, ed è esaperata una visione dell’esitenza fondata su rapporti di forza e di potere, ancora più di quanto solitamente accade nei film di gangster. La violenza è fredda – i morti ammazzati piovono come pioggia dal cielo – ed è rappresentata come forza inevitabile ma allo stesso irresistibile. Sterile. [13.04.2008]

voto al film: PP assegna il voto mediocre a Brother (2000)



2008-03-26 13:41:17 Opinione di Mathiasparrow su "Brother"
Mathiasparrow

Lo stile orientale è solo un ricordo: Kitano si butta anima e corpo nel gangster movie all’americana, quello in cui scorre sangue ed esplodono colpi di pistola a raffica; nello scegliere lo stile più adatto al suo scopo “Beat” Takeshi volge lo sguardo verso Tarantino ed il suo cinema: fatto di sangue e violenza, prima di tutto, ma che non disdegna sguardi e silenzi quando è il loro momento. E così ecco il triste epilogo di un criminale silenzioso, che cammina verso la sua fine...

voto al film: Mathiasparrow assegna il voto sufficiente a Brother (2000)


2008-02-08 11:32:00 Opinione di H.A.L 9000 su "Brother"
H.A.L 9000

Se al posto di Takeshi Kitano ci fosse stato Chuck Norris, nessuno l'avrebbe considerato questo "film". Trascurabile.

voto al film: H.A.L 9000 assegna il voto mediocre a Brother (2000)



2007-06-01 16:07:14 Opinione di howl su "Brother"
howl

nessuno esprime l'essenza del gangster asiatiko kome "Beat" Kitano:kon la sua faccia immobile,cikatrizzata e triste,invasa dalle lenti nere degli okkiali da sole;kon la sua lakonicità ironika oppure letale;kol suo pikkolo korpo dalle gambe arkuate e dalle spalle sbilenke sempre vestito di nero;kon i suoi gesti di morte sekki,repentini,inevitabili. Nessun altro killer del cinema uccide kome lui:entra in luoghi dove aleggiano inquietudine e spavento,tende il braccio irrigidito,non sbaglia un...

voto al film: howl assegna il voto buono a Brother (2000)


2007-04-08 20:33:25 Opinione di Dying Theatre su "Brother"
Dying Theatre

E' la storia d'un giapponese che fa fuori un sacco di gente. Ma tanta. Si, insomma, ne ammazza parecchi, ecco, ma proprio tantissimi.. e poi.. ehm.. e poi? Nulla. In effetti non succede davvero nient'altro. E quel poco che succede è reso con un registro visivo piatto, retorico ed incerto. Nessun lirismo, nessuna poetica riconoscibile, nessun gioco metaforico, nessun simbolismo, nessun virtuosismo registico, nessuna emozione. E' carne trita andata a male nel banco frigo. E' cinema facile...

voto al film: Dying Theatre assegna il voto mediocre a Brother (2000)

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