Brother (2000)
Con Takeshi Kitano, Omar Epps, Claude Meki, Masaya Kato, Susumu Terajima
La trama
Un mafioso giapponese in trasferta americana.
Yamamoto, membro della yakuza, è uscito sconfitto da una guerra contro una famiglia rivale. Abbandonato anche dal fratello più leale si reca negli Stati Uniti per trovare Ken, suo fratello minore, andato via di casa per studiare a Los Angeles. Appena sbarcato in America si imbatte in Denny. Yamamoto, sperduto in un paese di cui non conosce la lingua e la cultura fa fatica a trovare informazioni su Ken. Nonostante tutte le difficoltà viene a sapere che il ragazzo è diventato uno spacciatore ed è amico di quel Denny che aveva incotrato al suo arrivo.
Con "Brother" Takeshi Kitano mette ordine nella sua filmografia, sintetizza le costanti di uno stile, mette a disposizione un'antologia dei suoi noir sul furore degli yakuza. Rituali, cerimonie, esplosioni di violenza, umorismo, mucchi selvaggi disposti a vivere e, soprattutto, a morire. A Tokyo come in America. Sono Samurai moderni con tatuaggi larghi quanto un tappeto, con mignoli tranciati e ventri squarciati da hara-kiri al saké. Tornano le inquadrature del mare e della spiaggia, si moltiplicano le assonanze con i "padrini" coppoliani, cresce il disincanto di chi è obbligato a fare solo il lavoro sporco. Il regista attore attraversa lo spazio delle inquadrature con le sue gambe storte da clown triste, con la faccia di un Clint Eastwood che ha preso una scossa elettrica e con la sicurezza di un anarchico solitario. Versione orientale degli eroi fuorilegge adorati dal cinema americano.
La recensione di FilmTv
Di Enrico Magrelli - FilmTV n. 49/2000
Trasferta americana per l’attore e regista giapponese. Nei panni di uno yakuza che ricostruisce oltroceano il suo stile di vita
L'opinione più votata
Di yume scritta il 2011-08-08 21:26:46 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
Stessa faccia immobile di sempre, triste, impenetrabile e ironica, parole al contagocce, vestito e occhiali neri, sta cercando il fratello americanizzato, dopo l'annientamento della sua famiglia mafiosa in una guerra tra bande a Tokyo.
Lo step successivo sarà una guerra feroce per la supremazia nel traffico della droga, lo yakuza movie più disseminato di morti, dita tagliate e atrocità varie che Kitano abbia messo in scena.
Appena l’inquadratura fuori dell’aeroporto da sghemba torna a raddrizzarsi, Yamamoto sale sul taxi e “Lei è giapponese?” gli chiede il tassista. Silenzio. “Vuole che presenti qualche ragazzina niente male?”. Silenzio. “Quest’idiota non parla nemmeno la mia lingua” commenta il taxista americano ciccione.
E’ proprio lui, Beat Takeshi l’inconfondibile, il killer leggendario che ammazza come nessuno, basta che tenda il braccio, immobile, implacabile, ne fa fuori dieci in un colpo (“A chi hai detto fottuto giapponese?” e scarica il caricatore a completare l’opera delle pistole incollate sotto il tavolo, nell’incontro al vertice tra capi mafia per il controllo del territorio).
Lungo la strada che da Roland e la sua Durendal arriva a Star Wars, l’Era dei Duelli in consolle, c’è questo cinema di altissima qualità autoriale, privo della sia pur minima sbavatura, che sembra prendere per il collo quella caratteristica innata nell’uomo, la sete omicida (da Caino, almeno), guardarla negli occhi, sbatterla in primo piano con l’evidenza più plateale possibile e, saltando a piè pari tentazioni retoriche e piagnistei, psicologismi e sociologismi, compiacimento e spettacolarità, mette in scena la più efferata carneficina si riesca a compiere con pistole e mitragliette, riuscendo ad intitolarla, appunto, Brother.
Un cinema di altissima moralità, quello di Kitano, e la trasferta americana non snatura il suo stile inconfondibile, anzi, se mai gli offre il pretesto per strizzare l’occhio a Coppola e Scorsese, Van Damme e Spike Lee, invece che a Kurosawa, stavolta, e prodursi in qualche gag in più, irresistibile, sugli americani che guardano i giapponesi.
Una violenza così esibita potrebbe sembrare addirittura caricaturale, molto suggestionata dallo splatter di Tarantino, se non ci fossero una mano di ferro registica e uno stile personalissimo a renderla unica.
Kitano ci parla dell’uomo, è questo il fulcro, la partenza e l’arrivo, e lo fa con tono austero e scontroso, autoironico e grottesco, divertito e commosso.
Il nero dell’ultima scena, the real brother , infila una sequela di “Oh cazzo!” forse unica nella storia del cinema, ma riesce a parlarci, e quanto!, di amicizia e fratellanza, vita che s’impone prepotente, nonostante tutto, destino che fa i suoi giochi e trappole in cui l’uomo va ad infilarsi, neppure lui sa spesso come. ESPANDI +
- negative [5]
- sufficienti [4]
- positive [23]
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2011-08-08 21:26:46 Opinione di yume su "Brother"
Uno yakuza a Los Angeles. Stessa faccia immobile di sempre, triste, impenetrabile e ironica, parole al contagocce, vestito e occhiali neri, sta cercando il fratello americanizzato, dopo l'annientamento della sua famiglia mafiosa in una guerra tra bande a Tokyo. Lo step successivo sarà una guerra feroce per la supremazia nel traffico della droga, lo yakuza movie più disseminato di morti, dita tagliate e atrocità varie che Kitano abbia messo in scena. Appena...
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2011-06-24 00:42:10 Opinione di erpiccoletto su "Brother"
Il mio primo film con Kitano! è un bravo attore ok, ma rimane comunque poco espressivo! Non è il più bel film che abbia visto, tuttavia vederlo non mi è dispiaciuto!
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2009-11-05 15:48:12 Opinione di menestrello su "Brother"
Secondo me è il film più bello di Takeshi Kitano. Gode di un ampissimo respiro, descrive due mondi agli esatti antipodi e riesce a centrarne l'essenza quotidiana. I personaggi sono profondi e credibili, i dialoghi entusiasmanti per la loro semplicità. Penso che Kitano abbia dato una nuova luce al genere gangster-movie pur omaggiandone i suoi registi più rappresentativi.
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2009-08-25 20:51:12 Opinione di supadany su "Brother"
VOTO : 6/7. Kitano in terra straniera. Escursione negli States per il geniaccio giapponese che ripropone con discreto successo i temi a lui cari. Violenza, intelligenza ed umorismo a tinte fosche, più i suoi soliti giochetti in cui gli attori sono marionette delle sue, a tratti qui, geniali idee. Non impeccabile, ma interessante.
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2009-07-23 11:59:45 Opinione di bradipo68 su "Brother"
Alla ricerca della fratellanza in una terra scoosciuta.Ci sono barriere di ogni tipo tra il Giappone e l'America e Kitano sembra portarle addosso come cicatrici sulla propria pelle in questo suo primo film lontano dall'alma mater nipponica.La storia di uno yakuza sconfitto in patria e in cerca di riscatto in terra straniera è pregna di tutta la malinconia insita nel suo autore,una sorta di cowboy con gli occhi a mandorla con la sua andatura dinoccolata a gambe larghe come se non...
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2008-04-18 20:37:36 Opinione di PP su "Brother"
Voto 5. Non mi è piaciuto. Il racconto è piuttosto piatto ed inverosimile, i personaggi sono del tutto chiusi ad un rapporto con il femminile, ed è esaperata una visione dell’esitenza fondata su rapporti di forza e di potere, ancora più di quanto solitamente accade nei film di gangster. La violenza è fredda – i morti ammazzati piovono come pioggia dal cielo – ed è rappresentata come forza inevitabile ma allo stesso irresistibile. Sterile. [13.04.2008]
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2008-03-26 13:41:17 Opinione di Mathiasparrow su "Brother"
Lo stile orientale è solo un ricordo: Kitano si butta anima e corpo nel gangster movie all’americana, quello in cui scorre sangue ed esplodono colpi di pistola a raffica; nello scegliere lo stile più adatto al suo scopo “Beat” Takeshi volge lo sguardo verso Tarantino ed il suo cinema: fatto di sangue e violenza, prima di tutto, ma che non disdegna sguardi e silenzi quando è il loro momento. E così ecco il triste epilogo di un criminale silenzioso, che cammina verso la sua fine...
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2008-02-08 11:32:00 Opinione di H.A.L 9000 su "Brother"
Se al posto di Takeshi Kitano ci fosse stato Chuck Norris, nessuno l'avrebbe considerato questo "film". Trascurabile.
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2007-06-01 16:07:14 Opinione di howl su "Brother"
nessuno esprime l'essenza del gangster asiatiko kome "Beat" Kitano:kon la sua faccia immobile,cikatrizzata e triste,invasa dalle lenti nere degli okkiali da sole;kon la sua lakonicità ironika oppure letale;kol suo pikkolo korpo dalle gambe arkuate e dalle spalle sbilenke sempre vestito di nero;kon i suoi gesti di morte sekki,repentini,inevitabili. Nessun altro killer del cinema uccide kome lui:entra in luoghi dove aleggiano inquietudine e spavento,tende il braccio irrigidito,non sbaglia un...
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2007-04-08 20:33:25 Opinione di Dying Theatre su "Brother"
E' la storia d'un giapponese che fa fuori un sacco di gente. Ma tanta. Si, insomma, ne ammazza parecchi, ecco, ma proprio tantissimi.. e poi.. ehm.. e poi? Nulla. In effetti non succede davvero nient'altro. E quel poco che succede è reso con un registro visivo piatto, retorico ed incerto. Nessun lirismo, nessuna poetica riconoscibile, nessun gioco metaforico, nessun simbolismo, nessun virtuosismo registico, nessuna emozione. E' carne trita andata a male nel banco frigo. E' cinema facile...
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