Opinione di degoffro su Sade
Con Daniel Auteuil, Marianne Denicourt, Jeanne Balibar, Isild Le Besco
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Sul film
Se paragonato all'indecente "Quills" di Philip Kaufman, "Sade" di Benoit Jacquot è un bel film. Preso in sè, resta un film discreto, impreziosito comunque dalla magnifica interpretazione del sempre ottimo Daniel Auteil. L'attore francese, a differenza di Geoffrey Rush, gigione, pacchiano ed insopportabile, è sottile, ambiguo, seducente, malinconico, cinico, ironico, una perfetta ed appropriata incarnazione del celebre Marchese, per Variety "un Sade di soave serietà e privo di volgarità". In "Sade" nulla è plateale, grottesco, enfatico. Non c'è il rischio di kitsch e di ridicolo involontario ad ogni svolta narrativa. Non si cerca lo scandalo annunciato attraverso risibili dialoghi al limite del blasfemo e programmatiche sequenze di erotismo patinato. Già questi sono grandi meriti. "Sade" si concentra più che altro sulla filosofia, sul pensiero e sull'arte seduttiva ed ammaliante del divin Marchese. Non a caso centrale è l'iniziazione alla vita e al sesso della giovane, virginale, Emilie, culminante nell'unica sequenza "scabrosa" del film, quella al granaio in cui il Marchese, come un demiurgo, giuda ed istruisce le sue impacciate, timide, goffe ed imbarazzate pedine (Emilie, appunto, ed il giardiniere Augustin). Molto accurato da un punto di vista psicologico con l'intenso personaggio di Sensible, l'altra donna di Sade, interpretata dalla brava Marianne Denicourt, ed il convincente personaggio di Fournier, affidato al volto di Grégoire Colin, tribuno profondamente fedele agli ideali di Robespierre ma talmente innamorato di Sensible da fare di tutto per salvarle il suo Marchese, il film è anche puntuale nell'ambientazione storica e nella ricostruzione di un'epoca (Robespierre ed il periodo del Terrore giacobino instaurato per eliminare gli avversari della Rivoluzione ed affermare il culto laico dell'"Essere Supremo"). I difetti forse sono da riscontrare in uno stile quasi trattenuto, freddo, lontano dal furore creativo, passionale e provocatorio del Marchese, in una messa in scena piuttosto ordinaria e letteraria, scarsamente visionaria, in un finale fin troppo affrettato soprattutto per quanto riguarda gli sviluppi storici. Meglio così comunque. "Sade", pur non essendo, a conti fatti, "l'incontro di una rosa e di una frusta", come era nelle intenzioni dichiarate del regista, è infatti un'opera onesta ed attendibile, che almeno non ha la presunzione di sfruttare malamente la figura di Sade per propinare allo spettatore inutili e flaccide perversioni da quattro soldi. Con in più alcuni dialoghi decisamente incisivi. Da citarne almeno tre: "Il passato mi incoraggia, il presente mi elettrizza. Temo poco il futuro.", "La libertà si scopre rasentando l'eccesso!" e "Il mondo è grande ma nessuno pensa a scappare." Ispirato al saggio di Serge Bramley "Le terroir dans le boudoir". Nomination ai César per la brava Isild Le Besco (Emilie) quale migliore promessa femminile. Voto: 6 e mezzo.
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