Opinione di Travis Bickle 1979 su Traffic
Con Catherine Zeta-Jones, Michael Douglas, Benicio Del Toro, Jacob Vargas
- negative [7]
- sufficienti [6]
- positive [33]
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Droghe, paure e menzogne del grande incubo
La vita... pallide giornate assolate di grigi pomeriggi fra invasati religiosi o pensieri a corroborar il Tempo di mestizia, nella tiepida culla ove si giace dormienti in un Mondo spesso bugiardo, dalle sfaccettate ipocrisie immerse in imperiosi istinti. Donne fedifraghe con la materna "dolcezza" inguinale di paciosi, domestici calori, e i boati gioviali di gioventù arse nelle illibate ambizioni del percepirsi eterni e immortali.
La fuga che dilania l'anima, (l')entusiasta dell'acerbo aroma d'amori "ingenui" appena appena scalfiti dalla boria di chi li redarguirà con quell'arrogante, "silente" giudizio che li permeerà di ridicolo.
Quella purezza che "addentammo", inoltrati nel bosco "buio" delle incertezze in una malevola, ostile società che s'è già "addobbata" di ruoli "dignitosi" nella sua corsa ad afferrarne lembi di successo o di futili vanaglorie, consolidata nell'irremovibile immobilità dell'anima, anima già trafugata alla viziosa "carne dello sguardo".
Anima già svanita nel gran circolo di massa che annuirà porgendoti stima appena, forse falso, l'allieterai di "belle" frasi da cornice, forse ripudiando la "lezione" sincera di te stesso, ove si mercificano le emozioni per indottrinarle nei vetusti codici di "stile".
Giovani rotti fra quell'ondivago "bagno" di Luce dell'adolescenza disinibita che si perpetuava, "illusa", nella permanente giocondità, ora affacciati a nude realtà che scarnificano anche le urla, addomesticandole in un monotono "bon ton" di sussiegose, paciose "autoironie".
Quando tu, sì, proprio tu, corteggiavi, "in fiore", una coetanea come te, "accecata" dal lindore, con sciolti eloqui quasi da incontaminato infante, e blandivi ogni "adulto" con la "sapida" prosopopea avvezza alla burla, al giuoco goliardico che incalzava in maligni scherzi a quelle temute, "stabili" vite.
O tu, liceale che balli ancora nel tuo passato, tra prati di fulgida allegrezza e pindarici sogni di un'anima variopinta. Eleggendo quella scuola di damerini o figli di papà a virtù di giocosa fierezza. Anche se trentenne scrivi ancora nei giornaletti, per esser l'orgoglio della famigliuola o della tua affiliata combriccola.
Il caffè che "screma" le palpebre del sogno, già maculato nella sua amarezza densa di un sapore che si "stampa" sulle labbra per ammorbidirsi nel turbolento fegato di un'esistenza che, evinco, esser ancora indomita. Mantienila cosciente la coscienza, non far sì che si dissipi nell'inaridita siepe ove tutto ha un colore stinto nella grettezza, nel bieco conformismo, nelle claustrofobiche regole che ne han già "tediato" il sorriso.
Anche i tuoi tratti somatici, un Tempo puerili, han assunto la "fremente" asciutezza di esperienze già disegnate sul volto, di un inesorabile approdo all'esserti, anche tu, "in trappola", ammorbato.
Pare che queste frasi risuonino negli occhi dello sbirro Benicio Del Toro, baluardo taurino ma pedina della vita che si contenta di "macerarsi" perché sarebbe una sciocca "vanità" frangerne le regole, di questo Mondo già scritto.
Lombrosiana incarnazione di una pelle bronzea, di sudore immalinconito in un'anima che, della virulenza, ha conservato solo la voce più innocua, quella che si modulerà in gesti di labile eroismo. O di un applauso ai ragazzi che giocano a baseball.
Benicio che fu delirante tossico nella Las Vegas di Gilliam, e, poi, sarà grande, monumentale Che Guevara sempre per Soderbergh. Gli occhi che, nelle plumbee notti, assorbono il ghiaccio della vita e si caldeggiano in qualche posa spiritosa da giullare dagli sberleffi bohemienne.
E i soliti paragoni... chi intravide la stessa indolenza sonnolenta di Bobby Mitchum o la maschia maschera d'erotismi e tintinii del capo del "minimalista", naturalmente naturalissimo maestro Brando.
Traffic è un film "sbagliato" perché abusa di retorica e non sta zitto quando dovrebbe, perché "ammaestra" con quella "scaltra" didascalia da film "verità", avvelenato e intriso alla base da un discutibile moralismo di fondo, film "a tavolino" per far incetta di premi, e, infatti, vinse quattro Oscar nell'edizione 2000.
Ma, a suo modo, è proprio il film migliore di Soderbergh perché alla sua presunzione così perfettamente ascrivibile.
Tre storie sulla droga, la malattia più invincibile della società "moderna", ove gli intrallazzi, le furtive "refurtive" alla giustizia restano "impunite", o vengono eluse o ne "adempiono" tra affari di chi è il burattino della piramide.
Tre colori diversi per storie di uomini nel pazzo Mondo, assemblaggio d'intrecci corali nell'affiatata grande squadra di attori, fra uno "scialbo" ma efficace Douglas, una giunonica Zeta-Jones incinta, e l'agente della DEA del cartello messicano, Del Toro.
Film che non ha la secchezza nervosa di Friedkin o la sobria forza dei seventies. Ma, nei suoi tanti, evidentissimi difetti, è una pellicola, comunque, importante.
(Stefano Falotico)
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