La notte che precede l'udienza del divorzio di Davide da Giulia, la donna della sua vita, è piena di incubi. L'amore che poco tempo prima era grandissimo si rivela improvvisamente agli occhi di Davide ben poca cosa. Affiorano tutti i momenti della loro storia d'amore tra fughe in riva a un lago nel giorno del matrimonio, e amici esplosi come pneumatici di seconda scelta, corteggiamenti infiniti e tradimenti.
La recensione di FilmTv
Di Enrico Magrelli - FilmTV n. 14/2001
Le fortune commerciali di “L’ultimo bacio” incoraggiano l’uscita di un film realizzato due anni fa: “Amarsi può darsi”, debutto alla regia di Alberto Taraglio. Ancora trentenni poco adulti, indecisi tra una libertà immaginaria e gli impegni sentimentali. Eterni studenti fuori corso, tra una festa con sbronza e bugie, fughe in riva a un lago nel giorno del matrimonio, e amici esplosi come pneumatici di seconda scelta, corteggiamenti infiniti e tradimenti, caldi messaggi nella segreteria telefonica e semiseria introspezione a voce alta.
ESPANDI +
Davide e Giulia si ritrovano in tribunale per il divorzio e le varie deposizioni innescano una serie di flashback sul loro amore incompiuto. Le catastrofi generazionali hanno il torto, poco giustificabile, di somigliarsi tutte. Si respira un’aria poco eccitante e poco avvincente. L’espediente di un giorno in pretura, zavorrato dal colpetto di scena che siamo in un sogno, è l’attenuante di un impianto narrativo a strip, a mosaico, forse un po’ troppo impegnativa per il regista esordiente. Claudio Santamaria (Davide) recita esattamente come farà in “L’ultimo bacio”. Curiosità immobiliare: la casa in cui i due sposi vivono il loro “dramma scandinavo” è la stessa usata da Ozpetek in “Le fate ignoranti”.
L'opinione più recente
Di speedy34 scritta il 23/10/2002
Voto al film: 
Sul banco degli imputati un "Amore" in crisi: colpevoli, avvocati e testimoni per "un giorno in pretura" veramente speciale!
Lei, Claudia Gerini, detiene un primato ancor imbattuto: è l'attrice italiana che più ha incassato al box office, grazie anche al suo sodalizio artistico con Carlo Verdone.
Lui, Claudio Santamaria, non avrà il sex appeal di un Raoul Bova o la cialtronesca simpatia di uno Stefano Accorsi, ma dalla sua la tenacia e la stoffa di un attore che film dopo film riesce a conquistarsi un suo spazio e l'attenzione sia della critica che del pubblico così come l'apprezzamento dei diversi registi con i quali ha lavorato da Muccino (Ecco fatto, L'ultimo bacio) a Moretti (La stanza del figlio) da Bernardo Bertolucci (L'assedio) a Miguel Littin ( Terra del fuoco).
Insieme i due sul grande schermo fanno scintille.
Ed il regista al suo esordio Alberto Taraglio l'ha intuito immediatamente quando ha deciso di sceglierli per il suo primo lungometraggio "Amarsi può darsi" , una versione riveduta e corretta de "La guerra dei Roses" di Danny De Vito dal finale sicuramente meno tragico ma dalla cattiveria e pungente ironia che nulla hanno da invidiare ai tumultuosi scontri dei coniugi Roses ( i bravissimi Michael Douglas e Katlleen Turner).
Davide sta per divorziare da Giulia, la donna più importante della sua vita. Ma la notte prima dell'udienza Davide cade preda di un incubo in cui vive il suo divorzio come una specie di processo alla "Perry Mason": davanti al temibile giudice dall'aria arcigna (Lucia Poli in una delle sue rare ma sempre impeccabili interpretazioni cinematografiche) si svolge un rito grottesco e surreale che mette in piazza quello che Davide e Giulia, entrambi imputati, si ostinano a considerare un "amore grandissimo".
I momenti più drammaticamente esilaranti vengono evocati dall'incalzare delle testimonianze di chi li ha conosciuti, dai flashback, dai "colpo su colpo" degli avvocati, dalle accuse e dai rinfacci reciproci.
L' "amore grandissimo" si rivela un susseguirsi di tentativi puntualmente vanificati dall'immaturità e dalle nevrosi antitetiche di tutti e due. Questo nell'incubo, ma nella realtà?
Davvero l'intensa e tormentata storia d'amore finirà con il divorzio?
O avrà un seguito? Può darsi.
Chiaro modello ispiratore del film di Taraglio è la commedia di Ernst Lubitsch "Il cielo può attendere" per la quale il regista confessa una profonda ammirazione.
Il bilancio che sulla soglia dell'inferno, al cospetto del diavolo, il vecchio Harry Van Cleeve (Don Ameche) fa del proprio "amore grandissimo" è paragonabile a quello di Davide.
Entrambi pretendono di convincerci che si può rendere felice la persona amata nonostante i ripetuti tradimenti, le menzogne e le delusioni.
Non c'è gioia infatti in un rapporto fedele e tranquillo, ma solo nella grande passione che , anche inspiegabilmente, si riesce a suscitare nell'altro. Miracolo rarissimo, l'unico che ha il potere di tenere legati due cuori per sempre.
E a Claudio Santamaria , dopo la candidatura ai prossimi David di Donatello come migliore attore non protagonista per il film "L'ultimo bacio", auguriamo una carriera che come quella del mitico Don Ameche è stata capace di farci sognare, divertire e commuovere ricordandolo con sincero affetto nel bellissimo ruolo del vecchietto di "Cocoon" quando i sogni si possono realizzare e gli amori durare in eterno
Può darsi