Il tempo dei cavalli ubriachi (2000)
Con Nezhad Ekhtiar-dini, Amaneh Ektiar-dini, Ayoub Ahmadi
01/09/2011
I bambini li guardano: Cavalli ubriachi contro Transformers 3
I bambini li guardano è una rubrica settimanale di Cinerepublic in cui gli autori raccontano, in forma di cronaca dal salotto di casa, la visione di un film per...
di bradipo68
La trama
Una storia raccontata con forza e umanità.
Kurdistan iraniano: un ragazzo di quindici anni deve provvedere ai suoi quattro fratellini e sorelline. Uno di loro soffre di una malformazione ossea e ha bisogno di essere operato. C'è la guerra. I bambini fanno i contrabbandieri, portano su e giù per le montagne pesanti carichi. Tutti adulti ben prima del tempo, tutti a battersi contro la natura e contro gli uomini.
Un film coperto di premi a Cannes: Caméra d'or come miglior opera prima (ex aequo con un altro film iraniano) e premio Fipresci della critica internazionale. Il curdo Bahman Ghobadi sa raccontare con forza cinematografica e umana pietà le storie del suo popolo.
La recensione di FilmTv
Di Bruno Fornara - FilmTV n. 16/2002
L'opinione più votata
Di bradipo68 scritta il 02/09/2011 - utile per 15 utenti
Voto al film: 
E' questo il brandello di mondo descritto ne Il tempo dei cavalli ubriachi.
Oltre che su questo quadro desolante la cinepresa di Ghobadi( iraniano di etnia curda) posa il suo sguardo su un gruppo di fratelli che dopo aver perso la madre ora sono rimasti anche senza padre. Bambini a cui è stata rubata l'infanzia, cresciuti troppo presto tra la fame e le bombe. Il più grande di loro è Madi, che in realtà fisicamente è il più piccolo perchè una malattia bastarda gli ha impedito di crescere.
Suo fratello e le sue sorelle si dedicano a lui in maniera ammirevole, commovente, il dottore del paese gli dice che Madi deve essere operato per avere speranza di sopravvivere e loro cercano in tutte le maniere di procurarsi i soldi per l'intervento.
Rischiando la vita nei viaggi oltreconfine e addirittura accettando un matrimonio per procura con un iraqeno.
Straziante la scena in campo lungo( molto kiarostamiana) in cui la futura suocera venendo meno ai patti rimanda dietro Madi affermando che non può occuparsi di lui e che di uno storpio non sa che farsene, barattando alla fine la sua coscienza con un mulo.
Vidi Il tempo dei cavalli ubriachi al cinema e suscitò in me un'emozione fortissima.
Da allora non l'avevo più rivisto ed ero veramente curioso di sapere se l'impatto emotivo di allora si era mitigato col passare degli anni.
Invece no. Mi sono emozionato a questa storia come la prima volta.
La cinepresa di Ghobadi sembra quasi non raccontare una storia,documenta la realtà alla stessa maniera del neorealismo o della copiosa cinematografia del maestro Kiarostami(di cui è stato assistente).
La sua è pura verità girata a 24 fotogrammi al secondo ( come direbbe Godard), lo sguardo tenero e impaurito di Madi, un ragazzo costretto nel corpo e nel cervello di un bambino, è il simbolo di una lotta costante e dall'esito sempre incerto per riuscire a terminare la giornata.
Verrebbe quasi da distogliere lo sguardo da questo inferno sceso in terra, lembo di terra dimenticato da Dio, questo non luogo in cui i diritti umani vengono costantemente negati è un urlo alla coscienza di tutti quelli che sono abituati a vivere nell'opulenza senza apprezzarlo .
Molti non sanno neanche che alle soglie del terzo millennio ci sono uomini che vivono con così poco.
Eppure la loro speranza è incrollabile.
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3 ottobre 2011 Opinione di Peppe Comune su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Con la morte prematura dei genitori, cinque fratelli iraniani di etnia curda rimangono da soli in un mondo ostile, con l'amore vicendevole a tenerli uniti e la forza per tirare avanti a farli sentire subito adulti. La piccola Ameneh (Ameneh Ekhtiar-dini) bada a Kolsoum, l'ultima arrivata. Madi (Madi Ekhtiar-dini) è un quindicenne affetto da una malformazione ossea di natura congenita. Solo una costosissima operazione potrebbe restituirgli la speranza di una difficile guarigione. Ayoub...
voto al film: 
2 settembre 2011 Opinione di bradipo68 su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Il confine tra Iran e Iraq,nella regione senza patria del Kurdistan, dilaniata tra vari Stati che sembrano non volerla, è il teatro quotidiano di una lotta per la sopravvivenza dalla notte dei tempi.Un confine concreto (ma anche metaforico come vediamo alla fine del film) da oltrepassare per piccoli contrabbandi che permettono a una popolazione ben al di sotto alla soglia di povertà di sopravvivere, montagne innevate e campi minati assassini, muli ubriacati per non far sentire...
voto al film: 
30 marzo 2011 Opinione di OGM su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Il realismo di Bahman Ghobadi è, al tempo stesso, crudo e incantevole, come il paesaggio montano che fa da sfondo a questa storia di miseria e contrabbando, ambientata al confine tra l’Iran e l’Iraq. Come Abbas Kiarostami, di cui è stato assistente, Ghobadi inizia il suo percorso cinematografico abbassando lo sguardo ad altezza di bambino, laddove la sofferenza si accumula senza che nessuno abbia la forza di spazzarla via. L’infanzia ritratta in questo film...
voto al film: 
2 gennaio 2008 Opinione di slim spaccabecco su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Una parola:commovente. Stilisticamente non perfetto, ma un capolavoro dei sentimenti.
voto al film: 
10 ottobre 2007 Opinione di joe cavana su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Un film molto impegnativo e particolare, girato con pochi mezzi e in posti sperduti e lontano da noi. Ben interpretato e un po’ lento, ma ne vale la pena, se non altro per l’originalità dell’opera. Voto: 6,5.
voto al film: 
17 aprile 2007 Opinione di luca826 su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Voto 8,5 Essenziale
voto al film: 
15 giugno 2006 Opinione di RINO su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Da far vedere nelle scuole di tutto il mondo... Questo solo per dire, in maniera sintetica, cosa quest'opera meravigliosa lascia dentro l'anima di chi la fa sua... Un pò increduli (forse) è impossibile restare impassibili di fronte a queste immagini... Un vero e proprio inno all'Amore per il prossimo, per gli altri, per chi (senza ombra di dubbio) è più sfortunato di noi e per chi ha la sfortuna di essere il più sfortunato tra gli sfortunati... Null'altro importa evidenziare: avrebbe...
voto al film: 
18 novembre 2005 Opinione di Letizia su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
KURDISTAN IRANIANO RAGAZZINI DIVENUTI ADULTI IN FRETTA IL TRAGICO DOLCE RACCONTO-REALTA' PORTATO AL CINEMA,UN MONDO CHE A STENTO POSSIAMO IMMAGINARE,BAMBINI CHE NON HANNO MAI CONOSCIUTO LA GIOIA DEI GIOCHI MA CHE GIA' DA PICCOLI CONOSCONO LA DURA REALTA' DELLA SOLITUDINE E SOPRAVVIVENZA.IL REGISTA GHOBADI RACCONTA CON FORZA E ORGOGLIO UNA DELLE TANTE VERITA' DI QUESTO POPOLO CHE COME TANTI ALTRI AL MONDO HA SOFFERTO E SOFFRE
voto al film: 
28 luglio 2005 Opinione di ed wood su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Ghobadi non possiede ne’ il rigore autoriale e la finezza di un Kiarostami, ne’ il genio e il virtuosismo di un Pahnai, ne’ la fantasia e l’inventiva grafica dei Makmahlbaf, ma in compenso il suo stile si distingue per una maggior dose di tensione, vigore, pathos. Siamo piu’ vicini all’inquietudine e alla frenesia del free cinema che al populismo pacato e dimesso del neorealismo, al quale sovente si ispira il cinema iraniano. E’ un film che rende letteralmente l’idea del...
voto al film: 
10 luglio 2005 Opinione di sasso67 su "Il tempo dei cavalli ubriachi"
Il regista avverte nella didascalia che precede il film, e che giustifica anche la scelta di far parlare il film in curdo, che i personaggi sono inventati, ma ispirati a storie vere, in quanto nel Kurdistan, la regione che è attualmente divisa tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, moltissime persone vivono in estrema miseria, cercando ogni giorno gli espedienti da mettere in atto per strappare un'altra giornata di vita. Senza usare espedienti ricattatori, il film, che può essere definito un...
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