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Opinione di steno79 su Fuoco fatuo

[Le feu follet, Francia, Italia 1963, Drammatico, durata 110', b/n]   Regia di Louis Malle
Con Maurice Ronet, Jeanne Moreau, Lena Skerla, Yvonne Clech




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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24/01/2012 voto al film: voto ottimo

Sul film

Uno dei film più coraggiosi e onesti nell'affrontare il difficile tema del fallimento esistenziale che spinge al suicidio. Da un romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, che morì effettivamente suicida nel 1945, Louis Malle trae una riflessione rigorosa sul male di vivere, dove seguiamo le vicende di Alain, un alcoolizzato che ha appena completato una cura di disintossicazione in una clinica di Versailles e che sembra guarito, ma, in realtà, non prova più alcun piacere a vivere, poichè distrutto dai sensi di colpa. Vaga senza scopo reale per la città di Parigi, incontra vecchi amici, ma è sempre attanagliato dalla disperazione che lo condurrà a un gesto fatale. 
Data la particolare gravità delle tematiche affrontate, il film non fu un successo di pubblico all'epoca della sua uscita e anche in seguito non è rimasto fra le pellicole più celebri di Malle: qui il regista non ha voluto provocare lo spettatore come lo fece in film quali Les Amants, Pretty baby o Il danno, ma si è messo completamente al servizio del testo di Drieu La Rochelle, spostando l'ambientazione dagli anni Trenta agli anni Sessanta (anche se, a dire il vero, il protagonista talvolta si esprime in una maniera da intellettuale tormentato che sembra più consona agli anni Trenta, ma si tratta di un difetto poco rilevante nell'economia generale dell'opera). Ammirevoli molti episodi come l'incontro con Lydia, un'amica della moglie con con cui Alain ha un fugace rapporto amoroso, oppure l'incontro con monsieur Dubourg, l'ex compagno di bagordi ormai imborghesito che non gli appare più la stessa persona di una volta. Pur con alcune ricercate rotture di tono nel ritmo narrativo, resta però un'opera dall'andamento classico e non ascrivibile alla sperimentazione tipica del movimento della Nouvelle Vague, a cui Malle non volle mai aderire in maniera esplicita, pur restandone influenzato in altre opere. Maurice Ronet è un protagonista straordinario per l'intensità che ha saputo conferire al personaggio e per l'impressionante 
immedesimazione a livello fisico, con un volto emaciato che trasuda costantemente paura e angoscia; fra i caratteristi, buone risultano soprattutto le prove di Lena Skerla, Alexandra Stewart, Bernard Noel, Jeanne Moreau (in un piccolo ruolo) e, in una brevissima apparizione, si rivede anche Henri Serre, protagonista di Jules e Jim di Truffaut, in seguito praticamente sparito dallo schermo. Ottima anche l'utilizzazione della musica non originale di Erik Satie dal sapore malinconico, perfettamente adeguata alle immagini in bianco e nero. Per la sua sobrietà e il rifiuto di facili effetti drammatici questo film fa pensare spesso a Bresson, di cui Malle era stato aiuto-regista prima di debuttare in proprio.
voto 9/10


SI

Commenti

  • 24 gennaio 2012, 20:07 di hupp2000

    Strepitosa recensione. Non avrei potuto scrivere di meglio. Il tuo modo di osservare il cinema francese è veramente interessante. Sento di somigliarti molto.

    cancella commento cancella commento e blacklista hupp2000
  • 24 gennaio 2012, 20:38 di steno79

    Grazie mille per il tuo generoso apprezzamento, mi fa particolarmente piacere su questo film, che è una delle perle della carriera di Malle, purtroppo non così famoso come invece meriterebbe

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  • 25 gennaio 2012, 03:02 di spopola

    Il romanzo di Pierre Drieu La Rochelle è infatti del 1931: Malle lo aggiorna agli anni in cui lo ha trasferito sullo schermo ma senza travisarlo nè sconvolgerlo, per lo meno nell'andamento della storia e dei fatti narrati. Varia semmai il punto di vista dell'osservazione. Infatti mentre l'autore del romanzo guardava Alain con distacco e implicito disprezzo, Malle al contrario mostra di condividerne le sofferenze esistenziali. Secondo Gualtiero De Santi (giudizio che condivido in pieno) "Malle con "Le feu follet " ha costruito uno dei suoi film più sofferti e, in ogni caso, il più emblematico della sua carriera. Sul piano espressivo poi, lo stile aderisce perfettamente alla materia (...) con una scrittura scarnificata ed essenziale che ripercorre la filigrana dei sentimenti e le frustrazioni del personaggio principale".

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  • 25 gennaio 2012, 08:53 di angelina

    Ottima recensione,Stefano ! Straordinaria la sofferta e intensa interpretazione di Maurice Ronet.Ciao,Angelina

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