Tesis (1996)
Con Ana Torrent, Fele Martinez, Eduardo Noriega, Rosa Campillo
La trama
Una ragazza, una tesi di laurea, un video che gronda sangue.
Angela ha scelto l'argomento della sua tesi di laurea: la violenza nel cinema. Tra il materiale da studiare anche una videocassetta che mostra le torture subite da una ragazza. E se non fosse finzione? Sulle tracce della vittima, Angela scopre cosa sia uno snuff movie.
Non è un film perfetto. Qua e là la cinefilia del giovane regista, alla sua opera prima, prende il sopravvento sul rigore della storia. Tuttavia si respirano una passione salutare e il desiderio di costruire la suspense con la macchina da presa e non con gli effettacci splatter. A perseguitare Angela, più che i videomaker assassini, sono i fantasmi della messa in scena.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 29/2002
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 02/03/2011 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
“Di che colore sono i miei occhi?”
Il lungometraggio d’esordio Tesis, utilizza la struttura del giallo classico ma in realtà è un approfondimento sul tema della violenza e sulla sua rappresentazione. In primo piano l’occhio dello spettatore, combattuto dalla curiosità di spostare in là il limite della visione e dalla naturale repulsione per l’efferatezza dello spettacolo, come suggerito dalla sequenza iniziale in metropolitana, dove l’invito a non soffermarsi a guardare il cadavere di un suicida diviso in due sulle rotaie stimola nella protagonista Angela il desiderio (istintuale) di staccarsi dalla fila di persone e avvicinare l’occhio all’orrore magnetico del sangue e della morte violenta. La scena è girata magistralmente con una alternanza di soggettiva e oggettiva accentuata dal rallentatore e da un ardito raccordo dello sguardo, fino ad arrivare alla brusca conclusione. Angela rappresenta in maniera esemplare questa terribile attrazione verso il dato estetico sganciato dalla morale, guarda caso assimilabile alla seduzione di un viso maschile particolarmente aggraziato anche se potenzialmente pericoloso. E il sogno di Angela, stimolato dal ronzio di una telecamera spia, è la proiezione del suo subconscio represso, nel quale vi è il desiderio di essere posseduta da Bosco con violenza, baciando la mano e il coltello insanguinato del suo carnefice. Ma gli opposti sembrano proprio attrarsi, come nella scena dell’alternanza tra musica classica e heavy metal rock, nelle cuffie di Angela e di Chema, in una visione soggettiva accompagnata dal sonoro corrispondente.
La attrazione-repulsione per la immagine disturbante permette inoltre una sorta di parallelo tra lo spettatore televisivo e quello della sala cinematografica. Se il regista non segue il proprio istinto creativo ma cerca di soddisfare le esigenze del pubblico (c’è nel film una precisa accusa a certo cinema americano che solletica i più bassi istinti viscerali dello spettatore) rischia di omologare il prodotto finale a quello televisivo. Lo snuff movie diventa l’estremizzazione di un reality show: il sacrificio dell’attore, ucciso in scena alla fine della rappresentazione, smembrato e straziato, fa crollare l’etica oggettiva dello sguardo e annulla la morale soggettiva dello spettatore. Non si può andare oltre questo delirio estetico, il trionfo della morte sullo schermo che richiama tante esecuzioni che vediamo rappresentate nei telegiornali, si trasforma in una sorta di epidemia nella patologia dello sguardo, in un genocidio di coscienza collettiva in cui l’attrazione verso il piccolo schermo diventa male incurabile, ipnosi di tanti decerebrati ( col cuore pietrificato) che non riescono più ad avere il pudore di distogliere lo sguardo. La patologia della visione è resa ancora più virulenta dalla possibilità della moltiplicazione di un punto di vista: l’occhio del Grande Fratello ci spia dovunque: vediamo la telecamera riprendere la mano protesa di Angela verso la morte, l’ombra del Professor Castro sostituirsi a quella del Prof Figueroa nelle viscere pulsanti dei sotterranei di Scienza della Formazione dell’Università di Madrid, e ancora Angela baciare l’immagine di Bosco sul suo televisore di casa. ESPANDI +
- negative [2]
- sufficienti [6]
- positive [28]
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7 giugno 2011 Opinione di OGM su "Tesis"
Voler vedere ciò che non è consentito fare. E non accontentarsi della finzione. Il desiderio di fuggire dalla realtà, quando è portato alle estreme conseguenze, non può che trovare soddisfazione in una realtà alternativa, non meno vera della prima, però opposta a quest’ultima, come un’antitesi provocante, una violenta sfida. Per essere appagante, essa deve sapersi imporre, oltre ogni dubbio e al di sopra di ogni compromesso, con la...
voto al film: 
2 marzo 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Tesis"
IL COLORE DEGLI OCCHI “Di che colore sono i miei occhi?” Il lungometraggio d’esordio Tesis, utilizza la struttura del giallo classico ma in realtà è un approfondimento sul tema della violenza e sulla sua rappresentazione. In primo piano l’occhio dello spettatore, combattuto dalla curiosità di spostare in là il limite della visione e dalla naturale repulsione per l’efferatezza dello spettacolo, come suggerito...
voto al film: 
22 dicembre 2010 Opinione di Myau su "Tesis"
Un po' lungo e sfilacciato, ma nel complesso più che buono. Si parla di torture, mutilazioni e morti violente, ma non aspettatevi di vedere qualcosa di tutto ciò. Il film deve senza dubbio molto al cinema di Argento (e come thriller funziona bene), ma proprio nel rifiuto della morbosità della visione (il tema del film) sta la sua ragione di essere. Il finale è, in ciò, molto esplicito.
voto al film: 
18 ottobre 2010 Opinione di LIBERTADIPAROLA75 su "Tesis"
Scritto e diretto dal giovane regista mentre studiava cinematografia all'Università il film è un serrato thriller con parecchie citazioni cinefile (da Hitchcock, da Argento e altri maestri e c'è pure un personaggio con la T-short di CANNIBAL HOLOCAUST, film manifesto sul tema dello snuff!!!) ma una prevedibilità nella messa in scena che (verso la fine) abbassa un pò il livello dell'opera. Andrà meglio con il successivo APRI GLI OCCHI!!!
voto al film: 
20 giugno 2010 Opinione di danandre67 su "Tesis"
triller ben fatto, ma dalla trama molto banale e prevedibile
voto al film: 
3 maggio 2010 Opinione di ed wood su "Tesis"
Un bel thriller, senza dubbio ben diretto e ancora meglio interpretato (gli occhioni teneri e l'aria affranta di Ana Torent, ma anche il nerd occhialuto di Fele Martinez). Soffre di un copione forse un po' troppo sfilacciato, tanto che il discorso teorico sulla pornografia della violenza finisce un po' per disperdersi. Resta comunque, oltre che un film inquietante e suggestivo, una seria e per nulla compiaciuta riflessione capace di lanciare un potente monito contro il...
voto al film: 
14 marzo 2010 Opinione di pazuzu su "Tesis"
Folgorante esordio dello spagnolo Alejandro Amenábar, Tesis è un serratissimo thriller con protagonista una studentessa universitaria (Ana Torrent) che, impegnata in una tesi sulla violenza nel cinema, si imbatte casualmente in uno snuff movie e decide di indagare, trovando un'utile sponda in uno stravagante compagno di corso (Fele Martinez) ossessionato dal trash e, appunto, dalla violenza, e un possibile carnefice in un altro studente (Eduardo Noriega) bello tenebroso e...
voto al film: 
9 marzo 2010 Opinione di chribio1 su "Tesis"
ricordo di averlo gia' visto qualche annetto fa,forse dimenticai di fare1 recensione ma rivederlo ora mi ha fatto anche rimembrare che non mi piacque ne' all'epoca e tantomeno ora.voto.5.
voto al film: 
9 marzo 2010 Opinione di wang yu su "Tesis"
brutto..banale..piatto e noioso..di ben 2 ore Per nulla coinvolgente e privo di tensione
voto al film: 
4 dicembre 2009 Opinione di rebaf su "Tesis"
Tesis è un ottimo esordio all'insegna del grottesco e della cinefilia. Amenabar intesse un mistero dalle fitte trame, portato avanti da una ragazza che è l'emblema della normalità e il suo compare, un buffo, anche se un po' equivoco, nerd della violenza. La risoluzione del giallo è ben gestita e, nonostante forse una parte centrale un po' lunga, il ritmo è coinvolgente. La macchina da presa sostiene bene la storia rendendo il tutto assai godibile.
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- negative [2]
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