Opinione di stanley kubrick su Il gladiatore
Con Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Djimon Hounsou, Oliver Reed
- negative [21]
- sufficienti [30]
- positive [90]
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Sul film
POVERTA' VS RICCHEZZA AI TEMPI DELLA GRANDE ROMA.
Tra le pause più incredibili che hanno caratterizzato il cinema del decennio scorso figura quella del grande Ridley Scott che, dopo questo autentico capolavoro, si rabbuiò, sfornando film di buona qualità, ma non ai livelli di Blade Runner o di quest'ultimo. Martoriato e spaccato dalla critica statunitense sui suoi lavori dopo Il Gladiatore, si è tirato su solo con il grande American Gangster. Questo grande affresco di Roma si può definire con qualche parolona, ovvero un buon capolavoro. Siamo a Roma negli anni d'oro dell'impero, precisamente sotto la dinastia dei Cesari. Dopo aver sconfitto di misura la Germania, a Massimo, il condottiero dei soldati, viene chiesto dallo stesso re di regnare quando lui mancherà a venire. Suo figlio si oppone e lo uccide all'insaputa di tutti tranne di Massimo e la figlia del re defunto. Così Commodo, il figl del re, diventa un Cesare e così diviene il nuovo re. Ordina ai soldati che devono uccidere Massimo, ma lui, prontamente, scappa prima di essere ucciso. Torna a casa ma scopre che sua moglie e suo figlio sono morti. Così viene reso schiavo da un mercante che fa degli schiavi gladiatori al servizio del popolo di Roma.
Una forte voglia di uccidere avversari per guadagnarsi la libertà ma anche la riluttanza a uccidere un avversario, nonostante sia stato scorretto nei confronti di un gladiatore non è cosa da poco. Uno non si può uccidere in confronto di cento, anche se sei tempestato di tigri fino al collo, costretto anche a ucciderle un altra. Le battaglie sembrano più di sperimentazione che di film vero, come se si facesse una digressione in qualsiasi mondo, invece di vedere sangue che cola da teste mozzate, gambe e braccia amputate. Ferite al cuore per i gladiatori, costretti a battersi per la folla formano una psicologia massacrante quando si scoprirà la fine della famiglia di Massimo. Guadagnando la libertà si può sperare in atti di straziante ventura per potersi riabbracciare con i genitori o altri familiari. Perchè sono proprio questi i punti di forza per i gladiatori, ritrovare la propria famiglia, loro in attesa che muoia definitivamente ma aspettando anche il suo poco aspettato ritorno a casa. Un ritorno a casa che sarebbe dolcissimo, privo di amarezza, perchè si ritorna alla vita di sempre, senza attrarre prospettive impossibili per il fututo, limitandosi a fare un piccolo lavoro, l'agricoltore. L'umiltà è a favore dei gladiatori, in attesa, come ho detto prima, di ritornare a quel lavoro umile dove avevano virato sin dall'inizio, senza schizzi di sangue nella cinepresa, eppure un giorno arriva l'inaspettato ritorno delle truppe guerriere per richiamare il grande condottiero e allora ripartono gli schizzi di sangue. L'inganno dopo la libertà fa capire che, nonostante la parola data, tutti sono stronzi nell'essere e nel fare e riserbano tutti rancore, malinconia e amarezza in bocca.
Ridley anticipa le Crociate come meglio non si può, rimettendo in circolazione l'idea di libertà che si erano fatti gli idealisti, critici cinematografici e socialisti nei suoi confronti, rispettandolo sempre per l'amor di Dio, ma facendogli capire che aveva totalmente perso la vena creativa, metteva in risalto nei suoi film pistole, fucili, insomma armi da fuoco. Lance, scudi e spade contro armi da fuoco. La vittoria è di Ridley. Che, oltretutto, ha fatto anche un ottima scelta di attori a cominciare dal grande Russel Crowe, che interpreta Massimo, ormai diventao muso duro e partecipante fisso ai lavori del grande regista. Djimon Hounsou, già protagonista del disastroso film di Spielberg, Amistad, qui da una prova di grande spessore. Anche Joaquin Phoenix offre una buona prova, interpreta Commodo.
Le spighe, tutte ordinate e messe in fila, poi messe in disordine da una mano familiare ai due che aspettano il grande gladiatore, dopo l'inganno e la vittoria contro Commodo. Con gli ultimi due minuti di sentimenti retrò si chiude un film che considero tra i capolavori di Ridley Scott. Non dimenticheremo mai una cosa. Quel grande, curioso, acerbo, granuloso, massacrante e dolciastro sapore delle spighe toccate da mano umano si sente, si annusa e ci si gode come se si sta mangiando un buon piatto di lenticchie con farro.
Capolavoro assoluto.
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