Opinione di OGM su Rosencrantz e Guildenstern sono morti
Con Tim Roth, Gary Oldman, Richard Dreyfuss
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Questo dramma cinematografico fiorisce intorno ad un'ipotesi di distinzione tra l'essere e l'azione, che sono i costituenti fondamentali della vita, e si compenetrano a vicenda: l'azione applicata all'essere dà luogo al divenire, e l'essere applicato all'azione produce la rappresentazione, di cui il teatro è la sede prediletta. Non è possibile separare i due termini senza conseguenze devastanti: infatti l'azione, di per sé, non è necessariamente evoluzione (come dimostra il lancio della moneta, ripetuto innumerevoli volte, che dà sempre "testa"); e l'essere, per contro, può venire meno al requisito della unitarietà (Amleto che si trasforma, Rosencratz e Guildenstern che si scambiano le identità). L'essere e l'azione, dunque, si tengono l'un l'altro: se il connubio si spezza, si perviene al paradosso. Ad esempio, l'essere, privato del supporto dell'azione, è la caratteristica di un ente che non può esser definito attraverso la sua funzione: e così le parole e le frasi cessano di valere per i loro significati, e si riducono ad oggetti unicamente classificabili sulla base della loro natura (affermazioni, domande, ecc., come nell'immaginaria partita tra i due protagonisti). In questo gioco la mente è solo inerte spettatrice: non detta legge e non assimila, il passato ed il futuro sono mere possibilità su cui essa non ha potere alcuno, né quello di prevedere, né quello di conservare. Il mondo esiste indipendentemente da noi e dall'idea che ce ne siamo fatti, e, viceversa, noi esistiamo, in qualche modo, anche indipendentemente da esso, in un "fuori scena" che è però aperto ad infinite combinazioni, paragonabili a quelle di un giocoliere che abbia tanti diversi oggetti per le mani. Decade il principio della regola, e si applica invece quello della probabilità, in cui, tuttavia, ogni evento e il suo contrario sono equiparati. I due unici criteri di giudizio sono allora non più giusto/sbagliato, ma (amleticamente) essere/non essere. Questa riduzione dell'universo allo scheletro della logica a due valori (vero/falso) comporta, naturalmente, la morte dell'uomo. Non c'è posto, per lui, in una realtà-banderuola che sfugge alla percezione e, in un beffardo gioco di luce e buio, smentisce le supposizioni e confuta l'evidenza. La morte è, del resto, l'unico punto fermo, l'unico sbocco inevitabile verso cui tutto si dirige: una condanna scritta fin dall'inizio, eppure misteriosa e incomprensibile, fino all'estremo istante.
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