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Ravanello pallido - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Enrico Magrelli

Il “ravanello pallido” del titolo è una tinta per capelli. Un rosa pallido che cambia la vita di Gemma, 162 centimetri d’altezza, 33 di scarpe, con cellulite e smagliature d’ordinanza. Una donna come tante altre. Segretaria addetta alle spremute, alle telefonate e a tamponare le bizze di aspiranti star di quart’ordine in un’agenzia di talenti per il mercato del porno, della pubblicità e della televisione diretta da un Massimo Venturiello cialtrone e fanfarone. Ricattato dal vecchio proprietario dell’agenzia, l’agente trafficone deve lanciare una nuova diva che in realtà non esiste, e poi autodenunciarsi ai media (giornali e canali Tv per neoidioti). Come gli spettatori hanno intuito, prima di entrare al cinema, sarà Gemma a diventare la nuova telediva, la persona comune che buca lo schermo, e a consolare tutte le “star per caso” e le “nate ieri” da copertina e da calendario. La storia, a tesi, si intasa di continuo e non riesce a essere mai né originale né divertente. Alcuni degli attori sono più interessanti dei loro banalissimi personaggi. Il sarcasmo sulle miserie del mondo dello spettacolo è da sketch dilatato. Prevale la regola e non l’eccezione: lasciate che i “comici” restino in Tv.


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