Opinione di carlos brigante su Wampyr
Con John Amplas, Lincoln Maazel, Elayne Nadeau, Christine Forrest
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Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
“Martin” è la storia di un escluso della società. Un reietto condannato dall'ignoranza e dalla superstizione famigliare a sentirsi diverso. Un “assetato di sangue” vittima della propria malattia e debolezza. Un'anima in pena destinata a non trovare mai pace e a vagare in attesa del giorno del giudizio.
È il titolo dell'edizione italiana, "Wampyr" (dilaniata da Dario Argento), a voler spingere sull'horror. Romero punta, semmai, a descrivere un dramma personale puntando l'attenzione su ciò che accade intorno al protagonista (Martin). L'apparente quiete della provincia americana si presenta come una landa desolata: donne fedifraghe; rapporti di coppia in crisi; pettegolezzi; un prete più attaccato al bicchiere che alle funzioni religiose; la superstizione che squarcia la fede religiosa; teppisti di periferia. Una provincia bigotta in cui il “sembrare” è più importante dell'”essere”. Ecco, forse, perché Martin (dalla perenne espressione triste e malinconica) sembra quasi il male minore in mezzo a questo decadente e decaduto sitema-mondo .
Romero si immerge alla sua maniera nel vampirismo, spazzando via in un sol colpo tutti i cliché che avevano sempre caratterizzato la figura mitica del vampiro. Lo fa ripetutamente ed esplicitamente. “Accade solo nei film” ripete il giovane protagonista al conduttore radiofonico assetato di audience. Crocifissi, aglio ed esorcismi vari, non servono a nulla proprio perché il “nuovo Nosferatu” non è un non-uomo. E' la famiglia che lo ha sempre etichettato come tale. Martin è un ragazzo dall’aspetto normale, spinto da istinti omicidi a bere il sangue delle sue vittime. Chi ha creato allora il mostro?
La figura di Martin più che un neo-Nosferatu ricorda, semmai, uno dei tanti antieroi della New Hollywood anni ’70: disilluso, fuori tempo e fuori posto. Un’anima tormentata immersa in una società decadente e decaduta. Non siamo, poi, così lontani dal Travis Bickle di “Taxi Driver” o dal Jimmy Angelelli di “Rapsodia per un killer” Più il film procede e più Martin acquista le caratteristiche di una vittima predestinata, disperdendo nel corso delle azioni quell'aura di killer seriale. É, invece, il vecchio cugino Cuda quello che poco alla volta si trasforma in carnefice; schiavo delle proprie superstizioni mascherate da (bigotto) perbenismo di facciata. Cuda incarna il male invisibile della strisciante normalità di tutti i giorni.
Nello stesso anno di “Dawn of the Dead”, Romero ci regala un’altra opera da ricordare!
NOTA: Park Chan-wook si è ispirato a questa pellicola per il suo “Thirst”.
Commenti
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10 dicembre 2010, 23:24 di maghella
...Adoro questo film, la malinconia e la solitudine di Martin, tipica del Nosferatu, è contagiosa.
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11 dicembre 2010, 10:17 di carlos brigante
Hai ragione maghella. La solitudine e la malinconia di Martin sono davvero contagiose. E' un film, poi, che andrebbe maggiormente citato. un saluto
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17 dicembre 2010, 22:37 di drugostyle
Anch'io sono affezionato a questo, come dicevi tu, capolavoro..di una mente 'diabolica' come quella di Romero!
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20 dicembre 2010, 16:35 di zederfilm
Il Wampyr uscito in Italia non è rimontato da Dario Argento, ma dalla distribuzione.
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21 dicembre 2010, 11:18 di carlos brigante
come per "Zombi" era Argento che si occupava della distribuzione qui da noi e dunque è lui che ci ha messo le mani utilizzando anche le musiche dei Goblin. Questo è quello che ho sempre sentito/letto...
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14 febbraio 2011, 17:54 di TommyElettrico
Ottimo film e già da un paio d'anni è in commercio anche l'edizione originale col titolo di Martin.
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