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L'uomo che non c'era (2001)

[The Man Who Wasn't There, USA 2001, Noir, durata 114', b/n]   Regia di Joel Coen
Con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Scarlett Johansson



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'uomo che non c'era: minimo
Ritmo ritmo in L'uomo che non c'era: presente
Impegno impegno in L'uomo che non c'era: presente
Tensione tensione in L'uomo che non c'era: presente
Erotismo erotismo in L'uomo che non c'era: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a L'uomo che non c'era (voti: 173 media: 4,16) 173

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locandina di L'uomo che non c'era

L'uomo che non c'era play

17/10/2011

Sequenze. L'uomo, i capelli e il senso delle cose

I capelli ricrescono sempre. Si è proprio così, prima si tagliano e poi ricrescono. E poi si ritagliano di nuovo e quelli continuano ancora a crescere. “Raccoglierò...

di Peppe Comune

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La trama

Una riflessione "esistenziale" virata sui toni del (bianco e) nero.

California, 1949: il barbiere Ed Crane, che sospetta l'infedeltà della moglie Doris, incontra un commesso viaggiatore che gli propone di mettere su una catena di lavaggio a secco. Ma per entrare nell'affare servono molti soldi, e Ed decide di ricattare l'amante di Doris...  

I Coen modellano narrativamente e visivamente la vicenda sui classici del noir (dai romanzi di James M. Cain - alle cui suggestioni i Coen si sono esplicitamente ispirati - ai film di Fritz Lang e di Robert Siodmak), ma più che agli snodi del plot sono interessati ai temi dell'identità e dell'essere - o meglio, del "non essere" - nel mondo. Atmosfere inquiete, tagli di luce che forano il buio e il grigio dilaganti. La cadenza inevitabile del destino è sottolineata (come nella _Fiamma del peccato_ di Wilder) dalla voce narrante del protagonista: quieta, smorta, rassegnata. In fondo, Ed Crane cercava solo "un qualche tipo di fuga, un qualche tipo di pace". Straordinario Thornton, invecchiato, dimesso, intristito. Un film "in levare", raffinatissimo e desolato.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Emanuela Martini - FilmTV n. 50/2002

L’uomo che non c’era, che non c’è mai stato, affogato in una cittadina di provincia, incolore, faccia spenta, per sempre secondo nel negozio di barbiere dove lavora, è lo straordinario Billy Bob Thornton, invecchiato, dimesso, intristito dai fratelli Coen in vena di anni ’40. Non il passato affannoso ma comunque solare di “Fratello, dove sei?”: questi anni ’40 sono meticolosamente virati al nero, segnati più che dalla povertà da uno strisciante squallore esistenziale, dalle frustrazioni infinite di una petulante vita piccolo borghese. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 26/11/2010 - utile per 24 utenti

Voto al film: voto ottimo

Ed Crane (Billy Bob Thorton) fa il barbiere nel negozio di proprietà del cognato (Michael Badalucco), è un tipo taciturno e non ama troppo la compagnia di altre persone. Scopre che la moglie (Frances McDormand) ha una relazione col suo datore di lavoro (James Gandolfini), il ricco proprietario di un lussuoso negozio d'abbigliamento. Non ne fa una tragedia, anzi, questo fatto sembra agitare un pò la sonnacchiosa monotonia in cui da tempo è sprofondata la sua vita, così, quando un certo Craighton Tolliver (Jon Polito) si presenta accidentalmente al negozio e accenna al fatto  che gli servirebbe un finanziatore per introdursi nel "dorato" business del lavaggio a secco, Ed decide di ricattare anonimamente James sulla relazione extraconiugale con sua moglie per reperire i diecimila dollari necessari per entrare nell'affare. Gli sembra l'occasione che può cambiare in meglio il corso della sua vita e non immagina di aver messo involontariamente in moto una tragica catena di eventi funesti. "L'uomo che non c'era" è un finto noir (in un bianco e nero splenditamente fotografato da Roger Deakins) catapultato direttamente negli anni quaranta, con un occhio che guarda alla Hollywood coeva ("La fiamma del peccato", "Il grande sonno") e un'altro puntato sull'ironica delineazione dell'avidità umana. Siamo a Santa Rosa, in California, una cittadina cavalcata dall'ottimismo economico e spinto nel ventre dolce del "sogno americano", teatro di una sinfonia in nero tutta giocata sulla smania di ogni personaggio di questa triste storia di conquistare il proprio posto al sole, dove i vicendevoli interessi personali si incontrano e si intrecciano l'un l'altro, listando a lutto quanto resta delle rispettive esistenze. Ed Craine è l'uomo qualunque inghiottito nel grigiore della routine quotidiana, l'emblema della persona a tal punto schiacciato dal peso avvilente delle convenzionali incombenze coniugali (lavoro, casa, chiesa, visita parenti), da scoprirsi senza neanche accorgersene incapace di ribellarsi alla lenta e inesorabile anestetizzazione di ogni slancio emotivo. Per una società che etichetta come falliti chiunque non abbia un ingente conto in banca e un attività in proprio, un garzone di barbiere come Ed Crane è semplicemente un fantasma, un'entità a cui nessuno presta particolare attenzione, sempre secondo a qualcuno, sul lavoro come in famiglia, nel bene e nel male, e sempre con le carte sbagliate in mano. Uno di quelli a cui non sembra vero che un occasione propizia sosti proprio davanti alla sua porta, ad offrire l'agognata via d'uscita, ad armare la voglia di non farla scappare ancora una volta e tentare un gioco baro con la sorte. Ed Crane ha sempre finto per viltà, non gli resta che continuare a farlo, per se stesso questa volta, per non far capire di aver scompaginato i piani di tutti per tentare di giocarsi al meglio la sua mano e per non farsi trovare impreparato nel caso si trasformasse dal fantasma raccoglitore di capelli che è sempre stato all'uomo assoggettato al pubblico giudizio. Nel cinema dei fratelli Coen il pretesto del ricatto viene usato spesso ("Bloody Simple", "Fargo","Il grande Lebowsky") per far entrare in rotta di collisione mondi tra loro lontanissimi, per far avvicinare chi detta le regole del gioco e chi le subisce, chi ha potere e chi ne è alienato. Chi ha la peggio sono sempre i secondi, sempre fuori posto in un mondo dilaniato dalla sete di danaro. E' sempre il caso a scompaginare i loro piani improvvisati e c'è sempre un imprevedibile concatenazione di eventi che interviene a far emergere particolari che non si erano presi nella dovuta considerazione, ad offrire una chiara connotazione sociale allo spirito di rivalsa di questi semplici comparse nel teatro della vita. Il cinema dei Coen è seriamente "kafkiano" e ironicamente filosofico. E "L'uomo che non c'era" è un altro capolavoro.
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SI

Opinioni su L'uomo che non c'era


9 febbraio 2012 Opinione di omero sala su "L'uomo che non c'era"
omero sala

Siamo nel 1949. Ed Crane fa il barbiere a Santa Rosa in California e conduce un esistenza amorfa, triste, rassegnata; apatico nella sua fissità, grigio nella sua anaffettività (non ama, non odia, non gioisce, non soffre), rigido e tragico nella sua totale inespressività.   Alla ricerca di “un qualche tipo di fuga, un qualche tipo di pace”, ricatta l’amico con cui la moglie lo tradisce, gli estorce una grossa somma di danaro e poi lo ammazza, ma qualcosa va storto e gli eventi...

voto al film: omero sala assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era (2001)

1 commento
[utile per 6 utenti]

20 dicembre 2011 Opinione di KICKASS su "L'uomo che non c'era"
KICKASS

Dallo stesso regista dello stupendo Il grande Lebosky e con la protagonista del bellissimo Fargo un film magico che ti sa portare in quella dimensione bianco e nero, in quegli infiniti, ma significativi, silenzi del protagonista. Grottesco quanto basta, il filme che si conclude con la frase "non mi pento di niente; meglio di vivere come un barbiere". Consigliato ai barbieri e a tutti quelli che amano i Coen, il grottesco, il cinema nella sua imprevedibilità. Perfetto nel ruolo Bob Thorton....

voto al film: KICKASS assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era (2001)



10 dicembre 2011 Opinione di efexor30 su "L'uomo che non c'era"
efexor30

Negli anni ‘50, l’America gestiva il proprio mediocre isterismo con l’automazione del sistema. I fratelli Cohen hanno ripreso questa grinza storica, lo hanno fatto annerendo il bianco sullo schermo… questo “L’uomo che non c’era“, una parabola sui punti morti delle nostre vite. Ed Crane pensa per non parlare, preferisce così l’interiorità al senso comune del conformismo. È un genio della normalità dentro un ex valle verde, un paesaggio privato d’innocenza, dove tutto...

voto al film: efexor30 assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era (2001)

1 commento
[utile per 3 utenti]

22 settembre 2011 Opinione di LAMPUR su "L'uomo che non c'era"
LAMPUR

Ed Crane fa il suo lavoro con scrupolo. E’ un barbiere metodico e taciturno. La crescita dei capelli lo affascina e lo turba. Più della sua vita che scorre monotona tra una moglie che lo tradisce ed il capoccia che lo sfrutta. Un proto a Serious man in fine bianconero. L'uomo che non c'era dei Coen centellina la sua vita aspirandosela come il fumo dell'immancabile sigarette tra le sue labbra. Reale compagna di vita e consigliera di azzardi che sfuggiranno ad ogni calcolo...

voto al film: LAMPUR assegna il voto buono a L'uomo che non c'era (2001)

nessun commento
[utile per 9 utenti]


15 agosto 2011 Opinione di Paul Hackett su "L'uomo che non c'era"
Paul Hackett

Prendete "Lo straniero" di Albert Camus, trasportate di peso il suo protagonista Meursault, con il suo nichilismo indolente e la sua disperata indifferenza alla vita, negli Stati Uniti dell'epoca d'oro del noir, fategli indossare i panni dimessi di un taciturno barbiere di provincia, il cui unico apparente segno di vita è l'accensione di una sigaretta dopo l'altra, innescate un disastroso effetto domino dal suo goffo tentativo di dare una svolta alla propria esistenza ricattando...

voto al film: Paul Hackett assegna il voto buono a L'uomo che non c'era (2001)

nessun commento
[utile per 8 utenti]

14 agosto 2011 Opinione di emmepi8 su "L'uomo che non c'era"
emmepi8

I Coen sono i mostri famelici del cinema, nel senso che il loro amore per questa musa, che alle volte rischia di essere fanatismo cinefilo, li porta a ricomporre pezzi o film di  un cinema che ha vissuto i suoi grandi momenti  nelle epoche d’oro. Questo alle volte dà anche un senso mortuario, tanto è l’esattezza e l’asciuttezza dei generi riportati,  dando ragione a chi predica che il cinema è morto e quello che viene fuori oggi è...

voto al film: emmepi8 assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era (2001)

nessun commento
[utile per 3 utenti]


21 marzo 2011 Opinione di hank su "L'uomo che non c'era"
hank

lento,prolisso,noioso,pesante.coen ci ammorba cercando,vanamente, il lirismo e trovando solo l'artificioso.film falso e presuntuoso,a partire dal bianco e nero.attori monocordi e inespressivi.da dimenticare,altro che film d'autore!

voto al film: hank assegna il voto pessimo a L'uomo che non c'era (2001)


6 febbraio 2011 Opinione di petrolini84 su "L'uomo che non c'era"
petrolini84

Le 4,5 stelle non esistono, allora propendiamo per arrotondare per difetto: 4 invece che 5. Un film da 5 pieno è un capolavoro assoluto (il Grande Lebowski) che riguardi ogni anno. Il 4 è un ottimo film. E questo è un ottimo film, che in alcune cose tocca il capolavoro. Delicato e raffinato come le note di Beethoven disseminate nella pellicola. E' un film particolare, tutto in bianco e nero, che si svela nell'inutilità delle cose, dell'esistenza. Ha una...

voto al film: petrolini84 assegna il voto buono a L'uomo che non c'era (2001)



29 gennaio 2011 Opinione di MovieGoer su "L'uomo che non c'era"
MovieGoer

Uno dei migliori noir mai realizzati. I fratelli Coen cesellano l'ennesimo capolavoro di una fruttuosa, e ancora relativamente breve, carriera con un film che emoziona, diverte (amaramente) e commuove. Billy Bob Thornton è magistrale nei panni dell'asettico Ed, la sua (voluta) immobilità espressiva parla più di mille facce, e crea un personaggio indimenticabile che accetta in silenzio il suo destino. Frances McDormand non sorprende più da quant'è brava e i...

voto al film: MovieGoer assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era (2001)

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9 dicembre 2010 Opinione di Filmoski su "L'uomo che non c'era"
Filmoski

Un noir esistenzialista nello stile dei film degli anni quaranta con uno splendido bianco & nero che accentua luci ed ombre, l'esserci ed il non esserci. Ed Crane è un uomo comune, un uomo incapace di lasciare tracce evidenti del suo passaggio come milioni di altri uomini qualunque. La sua vita si svolge tra la bottega di barbiere e la sua dimora, condivisa con una moglie fedifraga e disinteressata a lui. Ma Ed Crane non accetta il suo destino, quando si presenta...

voto al film: Filmoski assegna il voto ottimo a L'uomo che non c'era (2001)

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