Opinioni del pubblico su L'uomo che non c'era
Con Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Scarlett Johansson
- negative [5]
- sufficienti [4]
- positive [56]
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L'opinione più votata dalla community su Opinioni del pubblico su L'uomo che non c'era (2001)
26 novembre 2010 Opinione di Peppe Comune su "L'uomo che non c'era"
Ed Crane (Billy Bob Thorton) fa il barbiere nel negozio di proprietà del cognato (Michael Badalucco), è un tipo taciturno e non ama troppo la compagnia di altre persone. Scopre che la moglie (Frances McDormand) ha una relazione col suo datore di lavoro (James Gandolfini), il ricco proprietario di un lussuoso negozio d'abbigliamento. Non ne fa una tragedia, anzi, questo fatto sembra agitare un pò la sonnacchiosa monotonia in cui da tempo è sprofondata la sua vita, così, quando un certo Craighton Tolliver (Jon Polito) si presenta accidentalmente al negozio...
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9 febbraio 2012 Opinione di omero sala su "L'uomo che non c'era"
Siamo nel 1949. Ed Crane fa il barbiere a Santa Rosa in California e conduce un esistenza amorfa, triste, rassegnata; apatico nella sua fissità, grigio nella sua anaffettività (non ama, non odia, non gioisce, non soffre), rigido e tragico nella sua totale inespressività. Alla ricerca di “un qualche tipo di fuga, un qualche tipo di pace”, ricatta l’amico con cui la moglie lo tradisce, gli estorce una grossa somma di danaro e poi lo ammazza, ma qualcosa va storto e gli eventi...
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20 dicembre 2011 Opinione di KICKASS su "L'uomo che non c'era"
Dallo stesso regista dello stupendo Il grande Lebosky e con la protagonista del bellissimo Fargo un film magico che ti sa portare in quella dimensione bianco e nero, in quegli infiniti, ma significativi, silenzi del protagonista. Grottesco quanto basta, il filme che si conclude con la frase "non mi pento di niente; meglio di vivere come un barbiere". Consigliato ai barbieri e a tutti quelli che amano i Coen, il grottesco, il cinema nella sua imprevedibilità. Perfetto nel ruolo Bob Thorton....
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10 dicembre 2011 Opinione di efexor30 su "L'uomo che non c'era"
Negli anni ‘50, l’America gestiva il proprio mediocre isterismo con l’automazione del sistema. I fratelli Cohen hanno ripreso questa grinza storica, lo hanno fatto annerendo il bianco sullo schermo… questo “L’uomo che non c’era“, una parabola sui punti morti delle nostre vite. Ed Crane pensa per non parlare, preferisce così l’interiorità al senso comune del conformismo. È un genio della normalità dentro un ex valle verde, un paesaggio privato d’innocenza, dove tutto...
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22 settembre 2011 Opinione di LAMPUR su "L'uomo che non c'era"
Ed Crane fa il suo lavoro con scrupolo. E’ un barbiere metodico e taciturno. La crescita dei capelli lo affascina e lo turba. Più della sua vita che scorre monotona tra una moglie che lo tradisce ed il capoccia che lo sfrutta. Un proto a Serious man in fine bianconero. L'uomo che non c'era dei Coen centellina la sua vita aspirandosela come il fumo dell'immancabile sigarette tra le sue labbra. Reale compagna di vita e consigliera di azzardi che sfuggiranno ad ogni calcolo...
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15 agosto 2011 Opinione di Paul Hackett su "L'uomo che non c'era"
Prendete "Lo straniero" di Albert Camus, trasportate di peso il suo protagonista Meursault, con il suo nichilismo indolente e la sua disperata indifferenza alla vita, negli Stati Uniti dell'epoca d'oro del noir, fategli indossare i panni dimessi di un taciturno barbiere di provincia, il cui unico apparente segno di vita è l'accensione di una sigaretta dopo l'altra, innescate un disastroso effetto domino dal suo goffo tentativo di dare una svolta alla propria esistenza ricattando...
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14 agosto 2011 Opinione di emmepi8 su "L'uomo che non c'era"
I Coen sono i mostri famelici del cinema, nel senso che il loro amore per questa musa, che alle volte rischia di essere fanatismo cinefilo, li porta a ricomporre pezzi o film di un cinema che ha vissuto i suoi grandi momenti nelle epoche d’oro. Questo alle volte dà anche un senso mortuario, tanto è l’esattezza e l’asciuttezza dei generi riportati, dando ragione a chi predica che il cinema è morto e quello che viene fuori oggi è...
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21 marzo 2011 Opinione di hank su "L'uomo che non c'era"
lento,prolisso,noioso,pesante.coen ci ammorba cercando,vanamente, il lirismo e trovando solo l'artificioso.film falso e presuntuoso,a partire dal bianco e nero.attori monocordi e inespressivi.da dimenticare,altro che film d'autore!
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6 febbraio 2011 Opinione di petrolini84 su "L'uomo che non c'era"
Le 4,5 stelle non esistono, allora propendiamo per arrotondare per difetto: 4 invece che 5. Un film da 5 pieno è un capolavoro assoluto (il Grande Lebowski) che riguardi ogni anno. Il 4 è un ottimo film. E questo è un ottimo film, che in alcune cose tocca il capolavoro. Delicato e raffinato come le note di Beethoven disseminate nella pellicola. E' un film particolare, tutto in bianco e nero, che si svela nell'inutilità delle cose, dell'esistenza. Ha una...
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29 gennaio 2011 Opinione di MovieGoer su "L'uomo che non c'era"
Uno dei migliori noir mai realizzati. I fratelli Coen cesellano l'ennesimo capolavoro di una fruttuosa, e ancora relativamente breve, carriera con un film che emoziona, diverte (amaramente) e commuove. Billy Bob Thornton è magistrale nei panni dell'asettico Ed, la sua (voluta) immobilità espressiva parla più di mille facce, e crea un personaggio indimenticabile che accetta in silenzio il suo destino. Frances McDormand non sorprende più da quant'è brava e i...
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9 dicembre 2010 Opinione di Filmoski su "L'uomo che non c'era"
Un noir esistenzialista nello stile dei film degli anni quaranta con uno splendido bianco & nero che accentua luci ed ombre, l'esserci ed il non esserci. Ed Crane è un uomo comune, un uomo incapace di lasciare tracce evidenti del suo passaggio come milioni di altri uomini qualunque. La sua vita si svolge tra la bottega di barbiere e la sua dimora, condivisa con una moglie fedifraga e disinteressata a lui. Ma Ed Crane non accetta il suo destino, quando si presenta...
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26 novembre 2010 Opinione di Peppe Comune su "L'uomo che non c'era"
Ed Crane (Billy Bob Thorton) fa il barbiere nel negozio di proprietà del cognato (Michael Badalucco), è un tipo taciturno e non ama troppo la compagnia di altre persone. Scopre che la moglie (Frances McDormand) ha una relazione col suo datore di lavoro (James Gandolfini), il ricco proprietario di un lussuoso negozio d'abbigliamento. Non ne fa una tragedia, anzi, questo fatto sembra agitare un pò la sonnacchiosa monotonia in cui da tempo è sprofondata la sua vita,...
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17 luglio 2010 Opinione di sasso67 su "L'uomo che non c'era"
Forse non è neppure il mito dei soldi a mettere in moto il mite barbiere Crane, verso un intrigo senza via d’uscita. Probabilmente è la noia, la voglia di condurre un’impresa in prima persona, il desiderio di rivalsa nei confronti della moglie, contabile di un’azienda di confezioni, e del titolare della stessa, sospettati di intrattenere una relazione, o forse è soltanto la necessità di sottrarsi alla logorrea del cognato, titolare della bottega...
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26 giugno 2010 Opinione di alfatocoferolo su "L'uomo che non c'era"
Storia affatto originale raccontata con maestria, per carità, ed interpretata da un Thornton in ottima forma. Però non riesco a cogliere la genialità del film, la sua originalità. I dialoghi hanno dei punti di forza innegabili ma più spesso sembrano solo un sottofondo inutile, la fotografia è innegabilmente ottima e non mancano citazioni che possono deliziare gli amanti del genere. E' forse un limite mio o un effetto collaterale della noia...
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13 maggio 2010 Opinione di aleagos su "L'uomo che non c'era"
si arriva mooolto penosamente alla fine
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6 aprile 2010 Opinione di Florian Klose su "L'uomo che non c'era"
9,5/10: Bellissimo; Thorton è straordinario, e il senso di scacco e di tristezza che questo film mi ha trasmesso è cosa invero indimenticabile. Merito anche del bianco e nero e dell'ambientazione suggestiva. Una scena che mi è rimasta impressa è quando il pianista dice a Thorton che la Johansson avrebbe potuto diventare un'ottima dattilografa e non un'artista. Lì penso che si sia spenta anche l'ultima delle sue proiezioni. Comunque credo che Crane in...
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24 marzo 2010 Opinione di marco l su "L'uomo che non c'era"
La normalità è mediocrità? Dipende, ci rispondono i Coen, attraverso una galleria di personaggi tirati fino alla macchietta, dove lo spettatore arriva solo all'orlo del sorriso, ma poi rinuncia. Dipende dalla percezione che sia ha di noi stessi e del nostro ruolo sociale, perchè tutti "ci infiliamo i pantaloni una gamba per volta", ma lo scenario sociale che ci vede agire può fare la differenza, sia un istituto finanziario per chi eroga, o l'aula di...
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21 marzo 2010 Opinione di wundt su "L'uomo che non c'era"
Uno dei più belli dei Coen: non temo smentite. Tra Lang e Coppola (vedi il matrimonio) la storia amara e tragica di un perdente che, della sua esistenza sulla Terra, non ha lasciato tracce. Un bianco e nero magnifico, e un Bill Bob Thornton che non sarà mai più così "profondo". Ricordo, quando lo vidi al cinema, (era l'ultimo dell'anno: spettacolo delle 17.30), di aver pensato tra me e me: "Tutto sommato, ho finito bene l'anno".
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7 marzo 2010 Opinione di Myau su "L'uomo che non c'era"
Mamma che filmone. Un noir dall'ambientazione prosaica (il protagonista fa il barbiere), niente loschi intrighi, ma solo qualche truffetta e tanta tanta casualità, di cui il protagonista è in completa balia, nel bene e nel male. La vita è un gigantesca beffa. Tutto eccelso: regia, fotografia, recitazione. Lo registro e me lo riguardo.
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11 agosto 2009 Opinione di almodovariana su "L'uomo che non c'era"
La voce fuori campo che esprime i pensieri del protagonista (il taciturno barbiere Ed Crane), il bianco e nero, le atmosfere hitchicockiane e lo scavo psicologico dei personaggi fanno di questo film dei Coen un piccolo gioiello di modernariato che si tinge d'inquietudine esistenziale.
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6 giugno 2009 Opinione di toni70 su "L'uomo che non c'era"
Voto: 8,5 - I fratelli Coen sfornano con l'uomo che non c'era una delle loro migliori opere, forse la migliore. Un nichilismo imperante, tanto pressante da arrivare a negare pure se stessi, tema portante della loro cinematografia, viene qui rappresentato attraverso la voce di un taciturno e introvarso barbiere di provincia che cerca la fortuna attraverso la via più facile; decide per un ricatto che sarà solo l'inizio di una serie di accadimenti di cui lui stesso rimarrà...
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