Il favoloso mondo di Amélie - La recensione di FilmTv
Con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau, Dominique Pinon, Serge Merlin, Jamel Debbouze, Clotilde Mollet, Claire Maurier, Urbain Cancelier, Maurice Bénichou
La recensione di FilmTv
Accattivante, leggero, nazionalpopolare?
O intelligente, divertente, davvero coinvolgente?
Di certo un film
che ha stregato
il pubblico, non solo quello francese.
Cinema-confetto
di ottimo livello
Se Ivan Graziani fosse ancora tra noi cambierebbe il nome della fanciulla della sua più celebre canzone. È Amélie, non Agnese, a sapere di cioccolata. E a sprizzare dolcezza e gioia ad ogni sorriso. Ha stregato Parigi, la Francia, il Mondo, questa ragazza di vent’anni che arriva da Montmartre e un giorno scopre di avere una missione, alleviare le pene degli altri. Anche dolori e frustrazioni minime: la solitudine della vicina di casa, lasciata dal compagno, o quella dell’anziano genitore che augura al nanetto del giardino lunghi viaggi in posti esotici, quelli che lui stesso ha sempre sognato. A un certo punto Amélie si innamora di uno come lei, un tizio caduto dalla Luna che colleziona frammenti di fototessere gettati via. Vivranno, il principe azzurro e la sua fatina, felici e contenti? Benvenuti nel “favoloso” mondo di Amélie Poulain, concepito da mastro Jeunet con le tonalità color pastello dei presepi di marzapane. Un film accattivante, edificante, nazionalpopolare, avvolgente, ruffiano. Ma anche intelligente, divertente, leggero, ben scritto, coinvolgente. Il cinema di intrattenimento di massa come dovrebbe essere. Al di là di qualche lungaggine (la fiaba e la simpatia della fanciulla hanno preso la mano anche agli autori) “Il favoloso mondo di Amélie” accompagna lo spettatore dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno, in un’immaginaria Montmartre vista come luogo fantastico lontanissimo dalla realtà ”a luci rosse” dei dintorni. Un altrove dove non si incontra Bob il giocatore ma personaggi eccentrici, figurine allo zucchero filato, comunità in cerca di speranza e contentezza. È vero che i conflitti sono irrealisticamente disciolti negli occhi cristallini di Amélie, ma è altrettanto vero che Jeunet non inganna sulla sua scelta di campo estetica. Chi non ama il cinema-confetto (che ha diritto di esistere), si astenga.
Commenti
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13 settembre 2008, 12:01 di luisasalvi
"Attenzione, sii educato": cercherò di esserlo, ma è difficile veder classificata fra "dolori e frustrazioni minime" la solitudine di chi ha perso un compagno o ne è stato abbandonato, o la mancanza di amore (dato e/o ricevuto), che è il tema del film, come di tante favole e di tanti film, geniali o banali. O forse anche il vangelo, la Divina Commedia o I promessi sposi sono "letteratura-confetto"? Dov'è la "immaginaria Montmartre vista come luogo fantastico lontanissimo dalla realtà ”a luci rosse” dei dintorni"? Amélie ci trova solitudini e angosce esistenziali, come capita in altri film e in molte favole, che forse Gervasini non ha mai letto o ha dimenticato. O forse disturba il fatto che manchi sesso e violenza? O che non sia prodotto dalle majors che sponsorizzano le critiche?
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