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Black Hawk Down - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

Ignorando il fisiologico tasso di retorica restano la guerra, il sangue, l’emozione. In una parola, il cinema

Il 3 ottobre del 1993, un gruppo di Rangers e di specialisti della Delta Force riceve l’ordine di catturare i luogotenenti del generale Aidid, riuniti nel cuore di Mogadiscio, all’interno dell’area ostile alle truppe americane di stanza in Somalia insieme alle forze di pace dell’Onu. La missione deve durare pochi minuti; invece si prolunga per diciotto ore di ferro e di fuoco. Due degli elicotteri Black Hawk vengono abbattuti e i superstiti vanno tratti in salvo. Non è la loro guerra (degli americani), ma si sa che, al cinema, la guerra è guerra, che si combatte soprattutto per lo spirito di corpo e che il codice dei Rangers impegna a non abbandonare mai un compagno nelle mani del nemico. Materiale scottante, questo episodio di storia recente; soprattutto affidato a un produttore come Jerry Bruckheimer, che non ha la mano leggera con la retorica militarista (e nemmeno con quella cinematografica). Ma il solido militarismo britannico di Ridley Scott e la sua grande energia spettacolare salvano “Black Hawk Down”. Elementare sul piano ideologico (ma spesso i film di guerra lo sono, o addirittura devono esserlo), ha il merito di concentrarsi per due ore piene e incessanti sull’azione militare, che è dura, frenetica, immersa nel sangue, nella polvere, nel pericolo, nelle esplosioni. Dopo una Pearl Harbor in chiave soap e le smandolinate alla Corelli, un film di guerra che non si concede respiro, né alibi.


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