Opinione di steno79 su La donna che visse due volte
Con James Stewart, Kim Novak, Barbara Bel Geddes, Henry Jones
- negative [7]
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Sul film
VOTO 10/10 Un film ormai entrato di diritto nell'Empireo dei più grandi capolavori cinematografici di tutti i tempi. Love-story all'insegna della vertigine, dell'inganno e della necrofilia, è infinitamente più di un semplice film di suspense, è una riflessione filosofica sull'ingannevolezza delle apparenze, sui labili confini tra la realtà vera e propria e un universo onirico e morboso, sull'ossessione che è alla base di molte azioni umane e sull'intercambiabilità dei destini umani. Tutto concorre a un perfetto risultato formale e sostanziale, con una regia che gioca in maniera raffinatissima sulla ripetizione di elementi ossessivi, grazie anche a una magnifica partitura di Bernard Herrmann. La messa in scena di Hitchcock è volutamente ambigua e manipolatrice, poichè il concetto di messa in scena è alla base del soggetto stesso (e dunque non mi lamenterei, come ha fatto qualcuno, della rivelazione dell'enigma da parte del regista a circa metà dell'opera). James Stewart dà qui una delle grandi interpretazioni della sua maturità, con un personaggio non troppo dissimile dai tanti eroi positivi interpretati in precedenza, anche se segnato da traumi e nevrosi che ne hanno messo alla prova la psiche; Kim Novak è l'incarnazione perfetta dell'archetipo della "bionda di ghiaccio" hitchcockiana e rende bene la sua metamorfosi nel personaggio di Judy, uno dei "fantasmi" più memorabili della storia (ed è un peccato che in seguito l'attrice non sia più riuscita a ripetersi a questi livelli). E' un'opera che ad ogni nuova visione regala emozioni inedite e ci svela sempre qualcosa che prima non eravamo riusciti a notare : la regia è ammirevole sia nello svolgimento della trama che nella scelta delle inquadrature e nel montaggio, con una sensibilità figurativa che, come dice il commento di Film tv. tocca le vette del sublime. All'epoca fu accolto senza grandi clamori e scandalosamente ignorato dall'Academy, ma col tempo è stato riconosciuto come uno dei più grandi classici del cinema.
Commenti
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16 dicembre 2009, 00:18 di Inside man
"è una riflessione filosofica sull'ingannevolezza delle apparenze, sui labili confini tra la realtà vera e propria e un universo onirico e morboso, sull'ossessione che è alla base di molte azioni umane e sull'intercambiabilità dei destini umani". Mirabile definizione Steno!
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