Il destino di una sala cinematografica si intreccia a storie di cuore.
Il cinema Eden di via Paradiso a Chieti sta per cadere a pezzi, e Francesco - che ne è titolare insieme al nonno Andrea - ha deciso di cederlo a una società americana. Il ménage familiare di Francesco non è un granché, e l'incontro con l'ex fiamma Giulia - sparita anni prima senza spiegazioni - rinfocola sopite passioni; in seguito però Francesco scopre non solo che Giulia è l'amante del capo del gruppo degli acquirenti, ma anche che sua moglie Anna non era stata estranea all'improvvisa partenza della donna da Chieti...
L'opinione più recente
Di LorCio scritta il 05/08/2008
Voto al film: 
A Chieti, effettivamente, c’è una Via Paradiso. Luciano Odorisio, abruzzese teatino, ci imbastisce una storia di passioni perdute, ponendo al centro della scena Francesco, gestore di un cinema che casca a pezzi, e Giulia, la vecchia fiamma di ritorno. Chi l’ha accreditato come un film che lamenta la morte del cinema in sala, sbaglia. Se non altro perché quello che in origine avrebbe dovuto essere l’elemento fondamentale del racconto (il cinema nelle sue forme) si perde per strada, limitandosi a rivestire solamente il ruolo di un luogo, vuoi anche dell’anima. Il punto però è che manca di anima. Quella sala del cinema Eden non fa pulsare come quella del “Nuovo cinema Paradiso” immaginata da Giuseppe Tornatore. Sta lì, ci gira sì intorno una storia (la vendita della sala ad un gruppo di magnati del multiplex americani), ma non regala emozioni. Paradossalmente, sarebbe potuta essere anche una libreria o un emporio, probabilmente non sarebbe cambiato nulla. Il fulcro dinamico del film sta nello sviluppo sentimentale dei due protagonisti: come nella già citata opera di Tornatore, è il tentativo di far rivivere un amore e, a differenza di Totò ed Elena, tutto risulta più linearmente realizzabile. Sembra così, ma le presunte sorprese sono in agguato. E poi non ci riflette più di tanto sul valore educativo e simbolico del cinema. No, “Via Paradiso” non scuote, è solamente un film che non centra nemmeno il bersaglio del sentimentalismo per sviare per le strade del romanticismo più mieloso. Tant’è, infatti, che Via Paradiso non è affatto il recapito del cinema Eden, bensì quello dell’abitazione di Giulia. Eppure la si poteva leggere a doppio senso, che so, la Via Paradiso come metafora di un percorso verso l’amore per il cinema. Odorisio non ha preferito questa via (appunto…) e ha battuto quelle più scontate e banali. La principale curiosità che mi spinge a parlare di “Via Paradiso” è il suo background. Si svolge a Chieti, a pochi passi da casa mia, che abito a Francavilla. C’è da dire che tra il mio centro e il capoluogo non scorre affatto buon sangue, anzi, se potessero francavillesi e teatini (con disprezzo, i miei compaesani li chiamerebbero “chietini”, che da noi, infatti, è una clamorosa offesa) si scannerebbero in piazza. Eppure, obiettivamente, va detto che Chieti è una elegante cittadina con non poche attrazioni culturali. Sentire citare certi luoghi (come il Teatro Marruccino, o la chiesa di Santa Chiara) è per me abbastanza straniante, dato che ho trascorso molti giorni della mia vita a zonzo per Chieti (ma si odono anche i nomi di Fara San Martino, Pescara, Guardiagrele… e perfino Francavilla, dove un amico di Francesco vorrebbe attraccare il proprio fantomatico yacht). E poi ascoltare un determinato modo di parlare, che solo i teatini sanno utilizzare, certe espressioni che sento da una vita (“porca madosca” tanto per cominciare), fa uno strano effetto. Promosso a pieni voti il chietino di Michele Placido, a cui dà le giuste sfumature e soprattutto l’adeguata cadenza strisciante. Peccato che lui vada per conto suo e il film da tutt’altra parte.