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Alì (2001)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Alì: minimo
Ritmo ritmo in Alì: forte
Impegno impegno in Alì: minimo
Tensione tensione in Alì: presente
Erotismo erotismo in Alì: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Alì

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Alì (voti: 90 media: 3,51) 90

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locandina di Alì

La trama

Dieci anni di vita di una leggenda del pugilato.

Cassius Marcellus non è uno studente modello e giovanissimo abbandona la scuola. La vita di strada è dura e il giovane Cassius se ne accorge subito. Sconvolto per aver subito il furto della bicicletta si rivolge a un poliziotto che, a tempo perso, fa l'allenatore di boxe. È sul quadrato che Cassius scopre di avere un talento naturale per combattere. Arriva il 1964. Cassius affronta da campione olimpico Sonny Liston e vince. Nel frattempo in America scoppiano le tensioni razziali e Cassius, affascinato dalle teorie di Malcolm X, abbraccia l'Islam cambia nome diventando Muhammad Alì.  

"Alì", che non è una cinebiografia come potrebbe apparire, pur mettendo in scena gli avvenimenti della storia di Muhammad Alì nella decade '64-'74 con adesione maniacale a fatti, persone e luoghi, sconvolge per la monumentalità dello sguardo e del respiro, tipicamente manniani. Dentro "Alì" c'è la paura dei cambiamenti in atto, rivoluzionari e mai finiti, del contesto e della personalità, come "Strade violente" fino a "The Insider". E Mann ce la fa vedere e sentire, quella paura, attaccandosi, come sempre, ai personaggi, ai loro volti, guardando nei loro occhi, con uno stile inconfondibile, unico, fatto di sfocature, angoli, ralenti. Ci sono momenti di inaudita forma cinematografica, pura perfezione linguistica: i dieci minuti iniziali, incredibili, con un medley di brani di Sam Cooke/David Elliott; il primo incontro sul ring con Liston; un paio di leggerissimi movimenti al ralenti nel "Rumble in the Jungle" finale con Foreman, che lasciano a bocca aperta.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Pier Maria Bocchi - FilmTV n. 100/2002

Non va visto come una biografia il film che Michael Mann ha dedicato al grande pugile. Ma come un’opera di grande respiro cinematografico. Da Oscar Will Smith e Jon Voight

C’È qualcosa dI cosÌ ampio, nel cinema di Michael Mann, che non si riesce a cogliere, perlomeno a una sola prima visione. Perché come tutti i suoi film, anche “Alì” deve essere visto più volte. Per comprendere che la visione che Mann dà del mondo ci tocca nel profondo più di quanto possano fare cento altri registi. Per accorgersi che la realtà, come dice lui stesso, è totalmente riproducibile, secondo la ricerca incredibile di un’autenticità che si traduce nella costruzione di un universo fondato su linee, piani, pezzi sfocati, illusori, riflettenti, veloci, dentro il quale l’uomo si perde, vivendo. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Snaporaz68 scritta il 08/01/2011 - utile per 11 utenti

Voto al film: voto sufficiente

 
QUANDO DIVENTIAMO RE
 
L’obiettivo di Mann era quello di raccontare la vicenda umana di Cassius Clay-Mohammed Ali’cercando di rendere il più realistico possibile lo sfondo nel quale si muovevano i protagonisti, il decennio 1964-1974 ricco di grandi trasformazioni e rivoluzioni nella società americana. Insomma fare un film “black” come lui stesso fosse un regista “black” , cercando di capire le ragioni di Malcom X, di Martin Luther King e di tutti gli attivisti neri di quel periodo che davano anima e corpo alla loro causa. L’idea era quella di mostrare in parallelo il percorso di emancipazione e liberazione di Cassius Clay con quello di una società nera non più disposta a farsi linciare o offendere dallo strapotere bianco. Che fosse la musica Jazz, lo sport oppure la politica ormai la voce degli afroamericani stava prendendo il sopravvento e la loro lotto per i diritti civili avrebbe comportato una svolta epocale. Ali’ incarna questa voglia di spezzare le catene e di liberarsi dalla schiavitù culturale dell’uomo bianco, diviene simbolo di una lotta senza quartiere contro un paese che lo vuole mandare in Vietnam perché sta diventando troppo scomodo e in un secondo momento lo accusa di renitenza alla leva e lo vuol sbattere in galera ritirandogli la licenza. Finchè Mann si muove nei sentieri della biografia di Ali’ riesce a rendere bene le contraddizione e le insicurezze del personaggio: in quel parlare a vanvera prima degli incontri, in quel balletto sul ring che sembra una danza rituale, in quella volubilità affettiva che gli fa continuamente cambiare oggetto del desiderio (e quindi compagna di vita) non possiamo non ravvisare una profonda insicurezza, una immaturità latente che lo fa impelagare in un pantano dal quale sembra non potersi più risollevare. I primi piani di Mann a scrutare gli occhi o parti di lato del protagonista sono un tentativo di carpire l’anima del personaggio, riportandolo ad una intimità che lo spettatore riesce a cogliere proprio perché portato a pochi centimetri . Dove invece Mann fallisce è nella commistione politico sociale della storia: i personaggi di Malcom X, della setta islamica che riesce a plagiare l’insicuro pugile, di Martin Luther King (troppo abbozzata la descrizione del suo assassinio) non riescono a prendere vita autonoma e sembrano solo esistere in funzione del personaggio principale. Will Smith è bravo ma si trova (come Tom Cruise in Collateral) in ruolo reso molto complesso dalla sceneggiatura e con qualche imbarazzo recitativo (nonostante sia ingrassato fino a 100 Kg per la parte, il suo faccino perbene non rende ben esattamente le follie e le turbolenze affettive del vero Cassius Clay). Bravissimo al contrario Jamie Foxx nella parte dell’allenatore perduto e ritrovato. Restano un po’ in disparte i personaggi femminili, al limite con l’inconsistenza, travolti dal ciclone megalomane di un pugile attore che non vuole avere rubata la scena nemmeno dalla propria compagna (e in questo si dimostra maschilista e anche un po’ delirante nella gelosia paranoica modello Toro Scatenato). ESPANDI +
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SI

Opinioni su Alì


12 gennaio 2012 Opinione di crocoriga su "Alì"
crocoriga

La biografia di Alì, pugile afroamericano, musulmano nero, vista sotto un'ottica da sogno americano. Un'operazione ben riuscita, che porta ad un lavoro altamente prescindibile, che dice poco dall'inizio al finale con bandieroni a stelle e strisce al termine della settima ripresa della "Rumble in the jungle".

voto al film: crocoriga assegna il voto mediocre a Alì (2001)


16 dicembre 2011 Opinione di giorgiobarbarotta su "Alì"
giorgiobarbarotta

"Bu-ma-yè, Alì! Bu-ma-yè, Alì!" Mohammed-Smith improvvisamente scarta di lato continuando correre in mezzo alle baracche delle periferie africane seguito da uno stuolo infinito di ragazzini che tengono il passo e lo incitano. "Uccidilo, Alì!" gli urla la gente incrociandolo; il popolo nero per il quale lui è divenuto simbolo di riscatto e speranza per il futuro. Le Radici (e la scelta del vocabolo e della maiuscola non sono a caso) del personaggio sono tutte lì, storiche e...

voto al film: giorgiobarbarotta assegna il voto buono a Alì (2001)

nessun commento
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21 settembre 2011 Opinione di emmepi8 su "Alì"
emmepi8

Una biografia, ma fortunatamente firmata da Michael  Mann, che ne fa una cosa ben diversa da quello che è il genere, non cascando mai nei luoghi comuni della ripresa di una storia vera. Il film vive di impulsi, di approfondimenti, che  raccontano la storia di Cassius Clay, Mohammed Alì, ma in maniera  assolutamente non convenzionale,  e proprio per questo più aderente alla personalità effervescente e ribelle del  grande pugile. Le riprese girano vorticosamente intorno al suo...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Alì (2001)

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8 gennaio 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Alì"
Snaporaz68

  QUANDO DIVENTIAMO RE   L’obiettivo di Mann era quello di raccontare la vicenda umana di Cassius Clay-Mohammed Ali’cercando di rendere il più realistico possibile lo sfondo nel quale si muovevano i protagonisti, il decennio 1964-1974 ricco di grandi trasformazioni e rivoluzioni nella società americana. Insomma fare un film “black” come lui stesso fosse un regista “black” , cercando di capire le ragioni di Malcom X, di Martin...

voto al film: Snaporaz68 assegna il voto sufficiente a Alì (2001)

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9 settembre 2010 Opinione di Florian Klose su "Alì"
Florian Klose

6/10: in genere apprezzo molto il cinema di Mann, ma qui direi che nella ricostruzione (senz'altro ambiziosa) di parte della carriera di Muhammad Alì proprio non ci siamo. E penso che la responsabilità non vada ascritta del tutto a Will Smith (fuori parte ma volonteroso) ma anche alla scarsamente efficace resa degli incontri e al tipo di narrazione biografica un po' raffazonata.

voto al film: Florian Klose assegna il voto sufficiente a Alì (2001)


13 novembre 2009 Opinione di menestrello su "Alì"
menestrello

Mi è piaciuto molto. Le prime scene spiegano in maniera sintetica l'epoca dello svolgimento, descrivono il contesto sociale del tempo, ci fanno ascoltare musica rhytm'n'blues e ci fanno vedere le prime "uscite" chiassose di un giovane pugile che diventerà un simbolo nella storia dello sport e non solo. Regia ineccepibile e attori credibili e ben diretti. Forse leggermente lungo.

voto al film: menestrello assegna il voto buono a Alì (2001)



9 novembre 2009 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Alì"
Utente rimosso (signor joshua)

Pura storia. Non ci sono abbellimenti, non c' è inutile sentimentalismo, non c' è retorica e soprattutto, non c' è lo spettacolo; l' unica cosa che c' è, è la verifica di una proporzione : è vero che Clay stava all' America come Alì stava all' Africa ? Mann ci risponde con un' altra proporzione, la cui verità viene giudicata solo da quelli che la storia l' hanno fatta con il loro sangue : Clay stava al pianeta Terra come Alì...

voto al film: Utente rimosso (signor joshua) assegna il voto buono a Alì (2001)


26 agosto 2009 Opinione di gene55 su "Alì"
gene55

"Più tu diventi reale,più il mondo intorno a te diventa irreale.." dice Alì ad una donna che poco dopo avrebbe portato a letto... Bè ed è così,infatti...Alì fa parte di quella schiera di campioni per cui ti appassioni e segui uno sport che magari,senza di essi, non avresti mai lontanamente pensato di seguire (vedi i vari Pantani,Schumacher o lo stesso Tyson,e i recentissimi Bolt e Pellegrini)e questo va al di là di tutto,dei...

voto al film: gene55 assegna il voto sufficiente a Alì (2001)



4 aprile 2009 Opinione di teaestefano su "Alì"
teaestefano

Mann è certamente un grande autore, ma il suo stile, ad essere sincero, non mi piace. Mi dà un po' fastidio quella macchina quasi sempre a mano - anche se non è questo in sé, ma il fatto che l'operatore pare avere la tremarella alle mani. Lo faceva anche il grande Pasolini, ma la sua mano era molto più ferma. Non mi piace neppure l'uso della colonna sonora, che trovo invadente e disturbante (oltre al fatto che le canzoni non mi piacciono). Lo stile nervoso e frammentario, come anche la...

voto al film: teaestefano assegna il voto sufficiente a Alì (2001)


14 febbraio 2009 Opinione di sasso67 su "Alì"
sasso67

Muhammad Ali è forse il simbolo della boxe moderna e sicuramente un grand'uomo - per le sue battaglie per i diritti civili - e meritava il miglior film di Mann, che, nonostante un certo qual abuso di musiche d'epoca e di immagini ad effetto, riesce ad essere meno retorico e trombone che nel resto della sua filmografia.

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Alì (2001)




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