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Opinione di Peppe Comune su Il Consiglio d'Egitto





Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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06/08/2010 voto al film: voto buono

Sul film

L'abate Vella, considerato un fine conoscitore della lingua araba, è impegnato nella traduzione a dir poco arbitraria di alcuni codici. Lui bleffa e la cosa gli riesce anche bene dato che nessun membro della nobilta' siciliana sa cosa sia l'arabo.Vella si domanda : "se i nobili mi rispettano perchè non dovrebbero anche temermi?" Ed ecco uscire dalla bizzarra penna dell'abate Il Consiglio d'Egitto, un codice portato a nuova luce che metterebbe in discussione antichi privilegi nobiliari. E' l'arte della menzogna che sa ragionevolmente prendere le fattezze della verità generalmente accettata. Questa è la tesi di fondo che è servita a Sciascia per  analizzare il mondo contemporaneo muovendo le mosse dagli ultimi decenni del settecento, parlarci della sempriterna tendenza dell'uomo a farsi trasportare passivamente dal ritmo lento del senso comune conclamato. Quando questo corrisponde in pieno alle sue esigenze più intime naturalmente. La regia di Greco tiene il gioco con la sua solita raffinatezza formale restituendoci bene l'ambivalenza temporale del testo scritto. E' la caratterizzazione dell'abate Vella (uno strepitoso Silvio Orlando) la chiave di volta della questione. In fondo Vella è una sorta Don Abbondio solo un po' piu' colto, a cui interessa solo vivacchire, accrescere la sua posizione sociale e cercare di trovarsi al posto giusto quale che sia l'esito della rivoluzione. Ma diventa suo malgrado lo strumento inconsapevole di una vendetta tanto beffarda quanto naturalmente iscritta nel corso della storia. In un tempo in cui gli echi lontani della Rivoluzione Francese cominciano a farsi sentire anche in Sicilia e l’alta aristocrazia continua a bruciare i libri per perpetuare quella mistificazione della realtà' che sempre è servita a garantirli la difesa dello status dominante, Il Consiglio d'Egitto di Vella diventa la parodia di un crimine che ha solo cambiato posizione agli attori, assurge a simbolo di un tempo in cui si intendono mutare ruoli sociali sacralizzati dalla storia. Ma questo Vella lo aveva considerato? “Il consiglio d’egitto” è un piccolo- grande film ed Emidio Greco è un autore la cui bravura è pari alla sua innata riservatezza. In Italia sono diversi i cineasti come Emidio Greco, autori soli con la propria arte di fare cinema e vittime di un sistema paese che li abbandona  all’indifferenza generalizzata,  talenti esautorati dalle esigenze del mercato e assassinati dalla mediocrazia che sta sommergendo tutto e tutti.   


SI

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