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Opinione di speedy34 su Il Consiglio d'Egitto





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25/10/2002 voto al film: voto buono

Sul film

Leonardo Sciascia, fine conoscitore della Terra di Sicilia ed acuto ed ispirato indagatore degli irriducibili misteri della sua isola, pubblica nel 1989, per Adelphi, il romanzo “Il consiglio d’Egitto”. Nell’intento di “dimostrare” come nella realtà, storica ed umana, la verità possa apparire confusa e la menzogna possa assumere le apparenze della verità, Leonardo Sciascia taglia ogni possibile legame e vincolo con il romanzo come invenzione e si fa romanziere storico. Nella sua ricostruzione e ricognizione del “vero” storico, inevitabilmente lascia che il suo tipico linguaggio, scarno ed essenziale, acquisti un sentore aulico di “cronaca settecentesca”. Ed infatti ciò che immediatamente colpisce della trasposizione cinematografica del romanzo di Sciascia per mano del regista Emidio Greco sono i fitti, lunghi, vivi ed intensi dialoghi che animano i protagonisti di questa storia di una magistrale impostura ai danni di una “verità storica” che diventa metafora del presente. Raramente capita al cinema di stare ad ascoltare con così vivo interesse le battute dei protagonisti trattandosi la maggior parte delle volte di parole vacue che cercano di nascondere dietro dialoghi finti e banali l’inconsistenza e la poca cura di una sceneggiatura che solo perché da trasporre sul grande schermo predilige la forza delle immagini piuttosto che del testo scritto. Ma ad Emidio Greco (già frequentatore della prosa di Sciascia nella trasposizione di un altro suo romanzo, “Una storia semplice”) riesce il miracolo di rendere prezioso materiale drammaturgico ed anche cinematografico una storia che al silenzio ed agli inutili balbettii preferisce la potente forza ed intelligenza di una prosa mai banale e sempre ricca di sfumature. La vera storia dell’artistico imbroglio, filologico – letterario, che nella Palermo del 1783 il fra cappellano maltese Don Giuseppe Vella arma a sostegno dei viceré riformatori contro il potere feudale dei baroni diventa nella scrittura di Sciascia e nella regia di Greco, e nella sua forte valenza allegorica, il racconto di un mondo presente, di una cultura, di una civiltà penetrati e trasfigurati dall’impostura, ma in cui la ragione, pur naufragando, tenta eroicamente e ostinatamente di difendere la dignità e la forza del pensiero dell’uomo. Ma di quale “grave” inganno è accusato l’innocuo e timido frate Vella? Di modeste condizioni economiche, tanto da essere costretto a fare lo “smorfiatore” dei sogni nei quartieri poveri della brulicante città, il Vella, che non conosce l’arabo ma si limita a pasticciare in un suo linguaggio mezzo siciliano e mezzo maltese, viene incaricato di tradurre un antico manoscritto arabo. Nella realtà il testo è uno dei tanti racconti sulla vita del profeta Maometto ma nell’imbroglio ordito dal frate, per cercare di migliorare le sue condizioni, diventa un fondamentale testo storico-politico: “Il Consiglio di Sicilia”. Così corrompe il manoscritto arabo e reinvesta di sana pianta la traduzione in italiano. Ben presto si aggiunge un’altra “arabica impostura” costruita dal nulla dal funambolico frate ossia scrive ex novo un falso codice storico: “Il Consiglio d’Egitto”. Vergato in caratteri che somigliano all’arabo, fa credere che il suo contenuto sia esplosivo per la società del Settecento: le notizie che riporta infatti permetterebbero l’abolizione di privilegi feudali dai quali discendono i titoli nobiliari ed i rapporti di potere in Sicilia. La grande impostura va a coincidere con la grande congiura in atto in quel periodo ossia la cospirazione illuminista alla cui guida c’è l’Avvocato Di Blasi ed il cui destino di sconfitta si intreccerà con quello del frate Vella: tutti e due vittime della loro impostura. Dell’impostura del loro tempo. Emidio Greco riesce a dispiegare in 135 minuti di serrato e mai noioso racconto la storia di questa grande impostura che ricorda da vicino le sublimi mistificazioni odierne. Grazie alla fotografia di Marco Sperduti ed alle scenografie di Andrea Crisanti ci viene restituita una Sicilia “d’epoca” autentica e viva ma è nella magistrale interpretazione di Silvio Orlando nel ruolo del frate Vella che ritroviamo, siciliani e non, la moderna e semplice ingenuità, l’ingegno spicciolo, l’arguta fantasia e la tenacia che ci contraddistingue nelle quotidiane battaglie contro le inevitabile imposture della nostra vita.


SI

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