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Parla con lei - La recensione di FilmTv

[Hable con ella, 2001, durata 112']   Regia di Pedro Almodóvar
Con Javier Cámara, Dario Grandinetti, Leonor Watling, Geraldine Chaplin



La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

La magnifica ossessione del folle Pedro ha il rosso colore del mélo, ma anche il bianco e nero del muto. Un film che grida e sussurra, inseguendo i tempi
del grande cinema

Tre grandi capitoli: “Lydia e Marco”, “Alicia e Benigno” e “Marco e Alicia” (una storia, quest’ultima, ancora tutta da raccontare). Capitoli, vite e sospensioni, pause misteriose nella terra del silenzio e dell’immobilità, che s’inseguono, si intrecciano, ritornano su stesse, si mescolano con balletti, film e romanzi. E corpi che nell’inerzia del coma continuano il loro muto percorso, maturano, si fecondano e acquistano un’espressività immediata e diafana, forse ascoltano, talvolta decidono di rivivere e tal’altra di morire. L’amore continua a farsi e disfarsi, nelle vite solitarie che piacciono a Pedro Almodóvar, che mai è stato tanto estremo, remoto e ostinato come in “Parla con lei”, un film che sfiora la follia narrativa del più folle dei Sirk (“Magnifica ossessione”): due uomini amano due donne sepolte nel coma e, per quanto possono, “vivono” con loro nell’ospedale, accompagnando il loro sonno con i gesti e le parole della vita quotidiana. Costruito secondo una struttura narrativa fascinosa e rischiosa (il tempo va e viene, i flashback si insinuano nei flashback, i balletti di Pina Bausch sono un eterno preludio al racconto), girato con un’aderenza raffinata e disarmante alla concretezza dei corpi (non solo nei letti d’ospedale, ma anche nelle corride combattute da Lydia e dai tori, nelle lacrime versate da Marco davanti alla bellezza, nel sangue mestruale e negli ovuli che accendono il pallore di Alicia), “Parla con lei” trova il suo filo conduttore nelle voci narranti. Quella di Benigno soprattutto, che mentre la massaggia, le taglia i capelli, la lava, le passa lo smalto sulle unghie, “conversa” con Alicia di tutto: attimi, emozioni, storie, l’intera, straordinaria sequenza del film muto “Amante menguante” (nitidezza di immagini alla Tod Browning per una storia alla Jack Arnold: si potrebbe intitolarlo “The Incredibile Shrinking Lover”), dove Almodóvar realizza la sua scena d’amore più tenera e assoluta. La parola tesse tutto, anche l’incapacità di Marco di parlare con l’immota Lydia, un flusso d’amore costante e interminabile, anche davanti a una tomba, anche in solitudine, che danza di pari passo all’onda amniotica delle immagini.


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