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Amen. - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

Costa-Gavras, forse per la gravità del tema trattato, cade in un impacciato didascalismo

Un tema onorevole non fa un bel film. Non bastano l’Olocausto e il silenzio connivente di tutte le potenze straniere (Vaticano compreso) per muovere gli animi e le coscienze degli spettatori; ci vuole anche la macchina da presa; ci vogliono il ritmo e la recitazione. E in “Amen.” purtroppo Costa-Gavras sembra aver perduto anche il controllo di quegli elementi spettacolari e viscerali che, comunque, nei suoi film precedenti riuscivano a trascinare l’emotività del pubblico. Ha sempre fatto un cinema “di pancia”, ma questa volta, forse per la gravità dell’argomento affrontato, si contiene; solo qualche ripresa dall’alto e qualche lunga carrellata che sottolineano soprattutto il maestoso ritualismo della Chiesa romana. Ma, contenendosi, precipita dalla retorica in quel didascalismo un po’ sentenzioso e verboso che caratterizza la maggioranza delle produzioni televisive attuali e parte di quell’impacciato cinema storico che Hollywood faceva negli anni ’60. “Amen.” (con quel punto fermo, il titolo è la cosa migliore del film) non arriva nemmeno alla distanza razionale e analitica, alla freddezza accusatoria, al dubbio, all’ansia. Resta formale e didattico come un libro di scuola e fa rimpiangere un’occasione sprecata.


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