Figlio di due madri (2000)
Con Isabelle Huppert, Nils Hugon, Jeanne Balibar, Charles Berling
La trama
Di punto in bianco, un bambino rivendica un altro nome e un'altra genitrice...
Mentre festeggia i suoi nove anni, Camille mostra ai genitori le immagini girate con la videocamera che lo zio Serge gli aveva regalato l'anno prima: un gatto, una finestra, alcune conchiglie, un viso femminile lievemente velato... Più tardi, al parco, sua madre Ariane lo trova stranamente turbato: ora dice di voler far ritorno alla sua "vera casa", dalla sua "vera mamma"...
Dopo essersi cimentato con Proust, Ruiz adatta (con François Dumas) un altro romanzo del primo Novecento, quello omonimo di Massimo Bontempelli: il tema, caro al regista cileno, dello sdoppiamento d'identità trova uno sviluppo affascinante, sorretto da un cast di gran classe.
L'opinione più recente
Di Charlus Jackson scritta il 22/08/2007
Voto al film: 
22 agosto 2007 Opinione di Charlus Jackson su "Figlio di due madri"
Un'altra perla da parte del grande Ruiz, per il suo abituale interrogativo sul "pilota del gioco", nel grande dubbio che unifica metafisico e quotidiano, qui più che mai. La stessa risoluzione del motivo (ideale per evitare un'ambiguità finale troppo "clichè") porta una chiarezza solo superficiale: e l'uso della telecamera - "l'occhio" - è un'altra trovata di genio. L'atmofera, di cui Ruiz è creatore sublime, riflette l'ambiguità generale tra un piano più borghese, come accomodarsi su...
voto al film: 
3 novembre 2004 Opinione di joe cavana su "Figlio di due madri"
Un film che come ogni film di Ruiz è raffinato, originale e impegnativo. Ma nonostante le 2 brave attrice e la tensione il film non coinvolge più di tanto e lascia abbastanza indifferenti. Bello il colpo di scena finale. Comunque un qualsiasi film con la sempre più grande Isabelle Huppert merita sempre di essere visto. Voto: 6.
voto al film: 
25 settembre 2004 Opinione di emmepi8 su "Figlio di due madri"
Lo sdoppiamento è acro a questo regista, che adopera atmosfere rarefatte ed intepretazioni scostanti incomunicabili, qui riesce a centrare meglio la sua teoria cinematografica, grazie anche agli interpreti con una sempre più speciale Huppert
voto al film: 
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