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Opinione di speedy34 su Human Nature





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23/10/2002 voto al film: voto sufficiente

Sul film

SI PUÒ ANCORA RACCONTARE UNA STORIA D’AMORE SENZA SCIVOLARE NEI BANALI cliché o in soluzioni narrative di scarsa originalità? Si può raccontare dell’uomo, del suo essere, della sua “natura” senza essere troppo pedanti o noiosamente filosofici, anzi al contrario divertendo e facendo sorridere? E soprattutto si può raccontare degli istinti e delle emozioni primordiali dell’uomo dotandoli di una loro pesante consistenza terrana piuttosto che relegandoli in un limbo etereo ed evanescente? L’impresa è riuscita all’originale sceneggiatore Charlie Kaufman (“Essere John Malkovich”) ed al regista pubblicitario e di video musicali Michel Gondry, al suo esordio al cinema proprio con una storia che ha tutte le caratteristiche sopra sospirate: “Human Nature”. Vi si racconta la storia di Lila (Patricia Arquette) che sin dalla pubertà è afflitta da un disordine ormonale che le provoca un abbondante crescita di peli su tutto il corpo e così, dopo aver vissuto per anni nella foresta, si appresta a ritornare nella “civiltà” piena d’incertezze e di paure per cercare un compagno. Conosce Nathan (Tim Robbins), un atipico scienziato comportamentista ossessionato dalle norme del galateo (conseguenza della rigida educazione impartitagli dai suoi genitori) che cerca a sua volta di insegnare ad una coppia di topi. Ma quando, durante una gita nei boschi, Nathan e Lila trovano un giovane selvaggio (Rhys Ifans), gli studi dello scienziato si spostano sulla “barbara” creatura che, catturato, incomincia ad essere istruito sulle più rudimentali e via via evolute norme di civilizzazione e di comportamento. Ma gli eventi precipitano rovinosamente: Nathan scopre Lila radersi di nascosto in bagno e così si rifugia tra le braccia della sua assistente Gabrielle (Miranda Otto). Lila si riappropria della sua “natura” e liberato il selvaggio scappa a vivere con lui nella foresta … e come se non bastasse a movimentare una sceneggiatura ricca di trovate e soluzioni inaspettate ci scappa pure il morto! Con un occhio alle atmosfere angoscianti dell’ Elephant Man lynchiano, un altro al magico mondo delle fiabe disneyane e poi con tutta la potente carica visiva propria di questo regista premiatissimo per i suoi spot e video, “Human nature” si segnala per la sua inedita capacità di riuscire a raccontare di noi uomini con quell’estro, originalità, spirito surreale e lucidità di sguardo che ci fanno sentire terribilmente fragili ed indifesi di fronte alla nostra sconosciuta “natura umana”.


SI

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