La trama
Giallo "polifonico" nel cuore della vecchia Roma.
Nel quartiere Testaccio Ottavio, anziano ex usuraio, possiede un intero palazzo. L'uomo, diventato cieco, viene aiutato dalle persone che occupano gli appartamenti. Spiando le sue mosse da una finestra l'architetto Alessandro Cortesi si accorge che l'anziano Ottavio possiede un'inestimabile collezione di disegni che ritraggono una Roma ormai scomparsa. L'architetto elabora un piano per venire in possesso delle preziose incisioni.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 26/2002
Giallo “polifonico” nel cuore del Testaccio
Arsenico e vecchi merletti in una casa del Testaccio. Carrellata su un gruppo di condòmini come nemmeno nel “pasticciaccio brutto”: un ambizioso poliziotto, l’indebitato e belloccio cameriere del bar, una nipote torinese misteriosa, un architetto truffaldino, tre simpatiche vecchiette e la vittima, un ricco signore tignoso e tirchio come Paperon De’ Paperoni. Gli ingredienti del giallo ci sono tutti (anche il movente, la preziosa “collezione invisibile”) e il regista-sceneggiatore Gianfranco Isernia ha l’ironia necessaria per trattare tutto con garbo, senza rendere il rompicapo presuntuoso.
ESPANDI +
Semmai sono le strizzatine d’occhio alla cinefilia dello spettatore a essere sopra le righe: bisognerebbe vietare per decreto ulteriori omaggi a Hitchcock. Molto felice la scelta del cast, e non solo per la presenza del grande Andreasi; Ana Valeria Dini, la nipote Clara, è una bella rivelazione.
L'opinione più recente
Di speedy34 scritta il 25/10/2002
Voto al film: 
Non solo Parigi ha la sua Montmartre dove si aggira la romantica Amélie ed un campionario umano di variegata e stramba natura! A Roma c’è il quartiere Testaccio con il suo mercato brulicante di vita, con il suo bar luogo di ritrovo degli abitanti del posto e con i suoi palazzi dove tutti si conoscono e dove tutti sanno degli “affari” degli altri. Ed è in questo “naturale” scenario che il regista esordiente Gianfranco Isernia (“e sottolineo regista e non autore” ha voluto precisare lo stesso) ha ambientato il suo giallo rompicapo “La collezione invisibile”.
In questo storico quartiere romano vive Ottavio Proietti (Felice Andreasi), anziano ex usuraio oramai cieco che possiede l’intero palazzo dove vive ed affitta alcuni appartamenti a persone che nella vita di tutti i giorni gli tornano utili come le due anziane sorelle indigenti Velia (Marisa Mantovani) e Adua (Zoe Incrocci) che gli preparano i pasti. O come l’attrice oramai in pensione Vittoria (Leila Durante) che gli legge romanzi e riviste; come l’Ispettore di Polizia Caruso (Biagio Pelligra) affinché vegli sulla sua sicurezza o come il figlio del suo avvocato, il giovane e viziato architetto Cortesi (Alessandro Zama) perché così in cambio delle parcelle riceve i soldi di un costoso affitto. Ed è proprio l’architetto che spiando da una finestra tutti i movimenti del vecchio si accorge che Ottavio custodisce nella cassaforte una preziosa collezione di disegni di valore inestimabile su cui tutti gli inquilini vogliono mettere le mani. Ma a complicare i progetti c’è l’arrivo della nipote di Ottavio, Clara (Ana Valeria Dini), mentre l’irruenza di Mario (Edoardo Leo), il barista squattrinato ed indebitato del bar sotto casa, non agevola di certo i piani dell’architetto che sul giovane aveva sperato di trovare un tranquillo, fidato ed innocuo complice.
Copiando appassionatamente Hitchcock e giocando abilmente con gli elementi classici della “commedia nera”, Gianfranco Isernia da vita ad un rocambolesco “giallo con morto” capace di farci sorridere e divertire con il tocco leggero e garbato di un “thriller di quartiere” ben scritto e ben fotografato. E se qualche volta il ritmo è discontinuo ed incerto, glielo si perdona volentieri ripagandoci con l’assoluto e genuino piacere di farci ritrovare sul grande schermo attori come la Incrocci, la Mantovani, Durante, Nello Mascia (il “buon” Commissario Vanzetta in un microcosmo di “vipere”), veri e propri pilastri del nostro amato cinema e teatro italiano.