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L'uomo senza passato - La recensione di FilmTv

[Mies vailla menneisyyttä, 2002, durata 97']   Regia di Aki Kaurismäki
Con Markku Peltola, Kati Outinen, Annikki Tähti, Juhani Niemelä



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La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

La condizione umana, l’amore e la solidarietà sono al centro dell’ultimo, bellissimo film di Kaurismäki. Tra malinconia e autoironia

«Il mio ultimo film - ha detto Aki Kaurismäki riferendosi a “Juha” (1998) - era muto e in bianco e nero, il che dimostra chiaramente che sono un uomo d’affari. Il passo successivo se volessi procedere su quella strada, però, richiederebbe l’eliminazione stessa del film. Pronto al compromesso, ho deciso di fare dietrofront e di realizzare ”L’uomo senza passato“, pieno di dialoghi e in più ricco di una varietà di colori, per non parlare di altri valori commerciali». Caustico e laconico come sempre. Colori: è vero, ci sono, i gialli e gli azzurri squillanti con cui è dipinta la baraccopoli sul porto, il blu e il grigio delle nuvole in viaggio in cielo, il blu della divisa dell’Esercito della salvezza. Come c’è una colonna sonora impeccabile, rock e blues soprattutto, molto amati dall’autore, che tenne a battesimo i Leningrad Cowboys. Dialoghi, invece, ridotti all’osso, per lo più battute folgoranti, pronunciate con un’impassibilità alla Keaton. Kaurismäki non ha bisogno di far parlare i suoi personaggi: i gesti, gli ambienti, gli abiti, parlano per loro, e la macchina da presa rivela la povertà della loro condizione, là su quel confine di una città industriale. Come dice il protagonista, un saldatore che appena arriva a Helsinki viene picchiato quasi a morte, perde la memoria e viene soccorso dai disoccupati che vivono nei container: «Sì, certo che posso parlare. Solo che prima non mi veniva in mente niente da dire». Kaurismäki ha moltissime cose da dirci, sulla condizione umana, sull’amore e la solidarietà, sulle condizioni sociali ed economiche di questo passaggio di secolo. Tra i grandi autori di oggi, non dimentica mai, nelle sue storie minimaliste, il tessuto sociale che le genera. Non crede però che occorrano molte parole per raccontarlo, ma piuttosto molta comprensione, molto dolore, molta pulizia e un filo di speranza. Più che minimalismo, la sua è parsimonia, pudore, di forma, mai di sentimento. Nei suoi lunghi silenzi, echeggiano improvvise frasi come «Piange una betulla se una foglia cade?», si accendono amori a prima vista, brilla la solidarietà tra poveracci. L’autoironia è la sua arma e il suo schermo, ma il suo cuore salta sempre fuori, nei cani che attraversano i suoi film (qui è il “feroce” Hannibal) e nelle foto di Matti Pellonpää che, da quando il suo amico e il suo attore preferito è morto, campeggiano sempre in un’inquadratura. “L’uomo senza passato” è uno dei film più divertenti e commoventi dell’anno.


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