Opinione di delste76 su Il pianista
Con Adrien Brody, Thomas Kretschmann, Emilia Fox, Ed Stoppard
- negative [8]
- sufficienti [6]
- positive [115]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Polanski firma una straordinaria testimonianza e ce la svela attraverso lo sguardo del musicista Wladislaw Szpilman. E' lui il pianista del titolo, colui che presta anima e corpo ai ricordi del regista, anche lui involontario spettatore degli scempi ad opera della seconda guerra mondiale in Polonia (nel ghetto di Cracovia e non di Varsavia, teatro invece della vicenda). Polanski sceglie di evitare lacrime a tutti i costi affidandoci alle vicende di Szpilman, proponendoci di conseguenza una narrazione indiretta delle proprie emozioni. Confeziona così un'opera che si divide tra una prima parte corale e una seconda decisamente individuale, dove il protagonista (un magnifico Brody) diventa un vero e proprio fantasma nella propria Varsavia, uomo in fuga che vive di silenzi e momenti di pura comicità involontaria, ricordandomi così il caro Keaton. Sta proprio in questo modo di proporci il dolore tutta la bellezza di questo film, Polanski insegna che non servono lacrime per raggiungere il cuore di chi guarda. La pellicola diventa un vero e proprio inno alla sopravvivenza scandito dalle note di Frédéric Chopin, testimonianza di come la musica sia capace di farci sperare in momenti migliori. Le note rivivono sui tasti di un pianoforte abbandonato, così come nella memoria di Szpilman: basterà sfiorare una tastiera per tornare a vivere.
Sulla regia di Roman Polanski
Primo tempo drammatico, cupo e senza respiro. Secodo tempo surreale, silenzioso e allo stesso tempo pieno di vita.
Sull'interpretazione di Adrien Brody
Il mio Oscar personale, quest'anno, và a lui. Interpretazione perfetta nè più nè meno. Indimenticabile inquilino di Varsavia.
Sulla colonna sonora
Anche se il protagonista del film è Frédéric Chopin, Kilar firma un buon accompagnamento a tratti silenzioso caratterizzato dal bel "Moving To The Ghetto Oct. 31, 1940" e dal suo dolcissimo assolo di clarinetto. Mentre su tutto spicca il bellissimo Notturno in Do# Minore, colpisce l'ascolto dell'interpretazione di Szpilman della Mazurka in La Minore, Op. 17, No. 4: la puntina corre sui solchi risvegliandoci alla luce del crepuscolo.
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