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Ararat - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Dalle rovine della memoria un film sulla diaspora degli armeni. Passionale ma anche discontinuo

Un anziano regista, Edward Saroyan, cerca di realizzare la sua personale Nascita di una nazione raccontando la tragedia degli armeni. Intorno al suo set si incrociano e convergono storie diverse, accomunate da una matrice etnica e culturale senza “identità”. C’è Raffi, un giovane bloccato alla dogana con materiale filmico “sospetto”, oppure Ali, l’attore chiamato per impersonare il turco “cattivo”... Una sceneggiatura incredibilmente complicata fa da sfondo al più personale film di Atom Egoyan (Il dolce domani, Il viaggio di Felicia). Un’impresa, la sua, da far tremare i polsi: riesumare dalle “rovine della memoria” il genocidio degli armeni e la loro diaspora. Un milione di morti sempre negati dal governo di Ankara; una tragedia ben presente negli occhi degli scampati e dei loro discendenti. Tra questi Eric Bogosian (che nel suo sito si definisce “underground armenian-american phenomenon”) oppure Charles Aznavour, all’anagrafe Chahnour Aznavourian. Un film di armeni con armeni sugli armeni. La passione per il soggetto trasuda da ogni immagine ma spesso la montagna (letteralmente) partorisce il topolino. Un maggiore distacco nei confronti della materia avrebbe giovato. Da vedere, ma più che altro per rispetto.


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