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Opinione di Snaporaz68 su Femme fatale

[Femme fatale, USA, Francia 2002, Thriller, durata 115']   Regia di Brian De Palma
Con Rebecca Romijn, Antonio Banderas, Peter Coyote




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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17/03/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Fenomenologia del deja vù 
 
“Basta con i sogni, puttana”
 
Accusato continuamente di popolare i suoi film di figure senza spessore e trame inconsistenti, Brian De Palma stavolta si incavola di brutto, e crea il suo film più sperimentale, destrutturando la narrazione con l’alibi del sogno. Prendendo come modello i salti mortali onirici di Lynch in Mulholland Drive, De Palma individua nel deja vù, una seconda possibilità da vivere che ha i suoi riflessi nella realtà del racconto. La sensuale ladra Laura Ash reagisce al lutto con una vita senza amore (e senza innamoramenti), cinica, disillusa, in cui la seduzione è l’arma della donna fatale, della fiamma del peccato che stordisce e rapisce in un vortice di perdizione. Ma la donna fatale è anche la donna del destino, che emerge dal liquido amniotico del sogno in vasca da bagno per mutare il corso degli avvenimenti, diventa il fottuto “angelo custode del cazzo”ed indica a sé stessa, si proprio a SE STESSA, una seconda possibilità, la strada della redenzione.
In un sogno è pleonastico spiegare tutto: perché si getti una donna dall’ultimo piano dello Sheraton, oppure sotto un camion o addirittura nella Senna senza ottenere alcuna informazione, perché sia facile sedurre Banderas in un gioco vojeuristico, perché un ambasciatore degli Stati Uniti si faccia prendere per il culo e si trovi di notte su un ponte senza scorta, perché uno smoking sia ancora macchiato di sangue dopo sette anni, perché nelle foto attaccate alla parete (come in Blow Up) possa essere nascosta tutta la verità. De Palma colpisce secco con immagini violente come colpi di rasoio: per esempio l’immagine di Rebecca completamente nuda sott’acqua in una sorta di crocefissione in apnea oppure la bottigliata in testa ad una onnipresente cameriera.
Tanti sono i punti di forza di questo film: la scena della seduzione lesbica iniziale con relativo furto di diamanti è condotta con la solita genialità registica ed ha come sfondo la Croisette del festival di Cannes (in rosso De Palmiano). Nel momento dell’arrivo dell’oscurità la soggettiva a infrarossi regala dei bellissimi momenti di cinema. Lo split screen che divide il fotografo dall’oggetto delle sue riprese (ma il funerale è il punto cruciale del deja vù) è ormai punto di forza dell’armamentario De Palliano e rimanda al gioco dell’osservatore osservato. Manca solo il piano sequenza. Altro momento notevole è lo spogliarello di Rebecca ad uso di Banderas che non si limita a guardare ma stavolta consuma (ma direi è consumato) richiama quello di Melanie Griffith in Omicidio a Luci Rosse. La scena dell’incidente in pieno centro a Parigi viene riproposta in due versioni: quella onirica e quella reale, con la differenza della zona d’ombra e del raggio di luce. Ma in realtà il deja vu sembra più una premonizione che una sensazione di avere già vissuto quel momento. Oppure il dejavù è una sensazione percettiva così forte da essere immagazzinata dal cervello come ricordo?
Si possono fare duemila congetture, il film ha dei punti che rimarranno comunque volutamente inspiegabili (la totale estraneità temporale delle due donne al tavolino, per esempio).
La battuta conclusiva di Rebecca alla domanda di Antonio Banderas “Ci siamo già visti?” è davvero geniale ed ha il solito retrogusto amaro e beffardo.
Finale alla Antonioni con un dettaglio nelle foto appese al muro che mostra quanto labile sia il confine tra sogno e realtà (modello Overlook Hotel di Shining).
Film seducente, sicuramente sopra le media, non di facile lettura, travestito da una superficiale patina di lusso che può ingannare. 


SI

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