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Quanto è bello lu morire acciso (1976)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Quanto è bello lu morire acciso: minimo
Ritmo ritmo in Quanto è bello lu morire acciso: presente
Impegno impegno in Quanto è bello lu morire acciso: presente
Tensione tensione in Quanto è bello lu morire acciso: presente
Erotismo erotismo in Quanto è bello lu morire acciso: assente

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FilmTV assegna il voto sufficiente a Quanto è bello lu morire acciso

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La trama

Le sfortunate gesta di Pisacane.

Partendo da Ponza con trecento uomini, Carlo Pisacane tentò di organizzare una rivoluzione contadina nel Meridione: a Sapri la sua impresa venne annegata nel sangue dall'esercito borbonico.  

Lo sviluppo narrativo del film, piuttosto episodico, non restituisce alla vicenda storica il giusto respiro. David di Donatello per il regista.

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L'opinione più votata

Di spopola scritta il 31/01/2011 - utile per 19 utenti

Voto al film: voto buono

Per la mia generazione che negli anni giovanili della formazione ha fatto spesso (anche a sproposito), un parallelo diretto fra l’esaltazione assoluta del “Risorgimento” e la “Resistenza”, la figura degli eroi romantici  è stata uno dei riferimenti più struggenti e partecipati. In particolare e fra tutte, proprio quella di Carlo Pisacane, sorretta e “idealizzata” dall’iconografia  poetica di  quella spedizione fortemente miticizzata, cantata da Luigi Mercantini con i toni epici e un po’ melodrammatici della “leggendarietà” nella sua celeberrima  poesia  La spigolatrice di Sapri.
Era secondario per noi che l’esito fosse stato nefasto e che i contadini che – anche nelle ambiziose ma poco realistiche intenzioni  repubblicane del pensiero mazziniano - avrebbero dovuto unirsi a lui per alimentare l’insurrezione popolare che doveva emulare  ciò che  Simon Bolivar era riuscito a fare nell’America Latina, fossero rimasti, più che indifferenti, “quasi contrariati” dall’incursione militare, contribuendo così  a quel “massacro definitivo e totale” che mise  fine nel sangue a una impossibile e prematura “rivolta”: contava per noi l’anima e il senso del “gesto”, l’importanza della dedizione estrema alla causa che ci faceva immedesimare con fortissima empatia fino ad “amarli” visceralmente proprio quegli uomini rievocati in quei commoventi versi (Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti…) invero anche un po’ retorici (Sceser con l’armi e a noi non fecer guerra, ma s’inchinaron per baciar la terra) che ogni antologia scolastica  riproponeva in assoluto primo piano  quando ancora si era soliti richiedere agli studenti l’acquisizione mnemonica delle liriche per poi recitarle in classe (e questa era certamente una del più gettonate insieme a L’ultima ora di Venezia… quella del  “sul ponte sventola bandiera bianca”, tanto per intenderci).
Per quel che mi riguarda, era proprio il 1952 quando a scuola e all’età di 10 anni,  imparai a memoria quelle accorate rime che contribuivano a farmi  condividere, “celebrandole” con orgogliosa ammirazione mista a compassione, le gesta del “martire/eroe” votato a un ideale a costo della vita (presentato proprio come “un santino” da venerare:
…Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
   un giovin camminava in mezzo a loro
e ancora:
… O mia sorella… vado a morir per la mia patria bella)
 e raccontavano già la piena consapevolezza  del personaggio, che si trasformava in “scelta obbligata”, della bella morte “necessaria” e (in)utile  (quella che esalta le coscienze e fa sperare nel “riconoscimento” estremo del “grande gesto” per cambiare l’andamento della storia), che avrebbe ispirato persino il grande schermo (proprio in quell’anno uscì infatti  - a completamento di un’opera al tempo stesso commemorativa e divulgativa di ampio respiro popolare - il film  Eran trecento diretto dal regista e sceneggiatore Gian Paolo Callegari che riproponeva con altrettanta enfasi oleografica  di fortissima compartecipazione emotiva e altrettanto scarso valore artistico, proprio quei “fatti” e quella storia in forte odore di “leggenda”). ESPANDI +
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Opinioni su Quanto è bello lu morire acciso


31 gennaio 2011 Opinione di spopola su "Quanto è bello lu morire acciso"
spopola

Per la mia generazione che negli anni giovanili della formazione ha fatto spesso (anche a sproposito), un parallelo diretto fra l’esaltazione assoluta del “Risorgimento” e la “Resistenza”, la figura degli eroi romantici  è stata uno dei riferimenti più struggenti e partecipati. In particolare e fra tutte, proprio quella di Carlo Pisacane, sorretta e “idealizzata” dall’iconografia  poetica di  quella spedizione...

voto al film: spopola assegna il voto buono a Quanto è bello lu morire acciso (1976)

3 commenti
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21 marzo 2010 Opinione di sasso67 su "Quanto è bello lu morire acciso"
sasso67

Non è un film sulla vita di Carlo Pisacane, come pure qualcuno ha incautamente scritto. Il racconto del povero Ennio Lorenzini (morto nel 1982 ad appena 48 anni) pone al centro gli ultimi giorni della progettazione e della tragica realizzazione della spedizione di Sapri, quella di «eran trecento, eran giovani e forti…». Pisacane non mirava soltanto alla sollevazione del Sud d’Italia contro il Borbone: voleva la rivoluzione. Riteneva che alle popolazioni...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Quanto è bello lu morire acciso (1976)

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