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Simon del deserto (1965)

[Simón del desierto, Messico 1965, Drammatico, durata 42', b/n]   Regia di Luis Buñuel
Con Claudio Brook, Silvia Pinal, Hortensia Santovena, Jésus Fernández



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Simon del deserto: presente
Ritmo ritmo in Simon del deserto: forte
Impegno impegno in Simon del deserto: molto forte
Tensione tensione in Simon del deserto: forte
Erotismo erotismo in Simon del deserto: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a Simon del deserto

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a Simon del deserto (voti: 37 media: 4,41) 37

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La trama

Il monaco Simone (Brook), dopo aver passato sei anni della sua vita a meditare in cima a una colonna nel deserto siriano, viene tentato dal Diavolo (Pinal) che alla fine lo trasporta nel xx secolo a bordo di un jet e lo abbandona in una discoteca di New York. Incompiuto a causa delle incomprensioni col produttore Gustavo Alatriste (che in seguito cercò inutilmente di farlo finire proponendo la cosa a registi quali Bellocchio, Rocha, Truffaut, Kubrick) un film blasfemo e profondamente religioso nel medesimo tempo. Bellissima la figura del diavolo in ambigui abiti femminili. Nonostante il finale incomprensibile a causa della difficile lavorazione vince il premio speciale della giuria a Venezia. 

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L'opinione più votata

Di spopola scritta il 21/11/2010 - utile per 24 utenti

Voto al film: voto ottimo

“Sono sempre stato ateo, grazie a Dio” (…)
“credo che  occorra cercare Dio nell’uomo, è un atteggiamento semplicissimo”. (Luis Buñuel)
 
Simon del deserto è del 1965: si pone dunque subito dopo Il diario di una cameriera e precede di due anni l’exploit internazionale di  Bella di giorno, rifiutato da Cannes per insufficienza artistica (quando si dice la miopia dei selezionatori!!!!), ma fortunatamente - e giustamente  - “recuperato” per la Mostra del Cinema di Venezia, dove si aggiudicò un meritatissimo Leone d’oro.
Mi sembra importante collocarlo proprio storicamente, perché è un’opera  certamente di “passaggio” (si concluderà infatti con questo titolo il  periodo “messicano”del regista) che prelude ai magnifici risultati della sua maturità artistica. Intendiamoci subito però: “passaggio” non significa assolutamente che ci troviamo di fronte a un’opera “minore”, tutt’altro! La trasparenza della forma, la limpidità dell’aneddoto, la densità dei temi trattati, sono tutti elementi che lo rendono uno dei traguardi più stimolanti, interessanti e problematici: grande è la  ricchezza fantastica e grottesca del suo incedere, così come la freschezza (anche innovativa) del suo linguaggio che non possono assolutamente alludere a una ipotetica “secondarietà”, in un carnet davvero stracolmo di indimenticabili capolavori. Di “passaggio” allora, semplicemente perchè  è quella che fa da “ponte” fra due periodi (e che nella sua secchezza, compendia  e sintetizza come meglio non sarebbe possibile,  le qualità  e i “modelli” creativi e ideologici del regista). L’opera quindi che conclude  un ciclo (che comprende titoli come Nazarin, L’angelo sterminatore e  Viridiana), ma che è anche una nuova, straordinaria conferma del prepotente  ritorno di Buñuel alle radici surrealiste della sua ispirazione, e che al contempo, preannuncia però anche l’ avvento di un nuovo “stimolante percorso creativo” (il film che racconta una ulteriore “variazione”  sulla  problematica dell’inutilità della fede gia presente in Nazarin, anticipa  alcune tematiche che ritroveremo, amplificate e “concretizzate”, ne La via lattea del 1968).
Una pellicola insomma ancora una volta perfettamente compiuta (nonostante tutto, come vedremo in seguito) nel suo essere tanto “ascetica”, quasi francescana nella forma, quanto sulfurea nei contenuti, come al solito attraversati da sotterranee “blasfemie” religiose che oltre a farne uno dei più corposi e inquietanti risultati in assoluto, è praticamente anche l’ultima fra quelle da lui girate  in gravissima penuria di finanziamenti (il produttore Gustavo Alatriste, reo di aver ritirato i capitali che impedirono di portare a termine la “esatta e completa” definizione dell’opera, si pentì poi amaramente, ma troppo tardi, della sua vista corta  e tentò in tutti i modi di “farla rigirare” nella sua completezza proponendola con singolarissimo e inutile  “azzardo” – perché tutti giustamente rifiutarono l’impresa e il cimento -  a registi del calibro di  Kawalerowicz, Rocha, Truffaut, Bellocchio e persino Kubrick). ESPANDI +
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SI

Opinioni su Simon del deserto


23 aprile 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Simon del deserto"
alfatocoferolo

Guardandolo così com'è, senza speculazioni su come avrebbe dovuto essere o come sarebbe stato, è senza dubbio un'opera altamente evocativa. Il finale, seppur raffazzonato e quasi sbrigativo, è straordinario. Tutta la pellicola si concentra sulla figura di Simon, ne esalta le virtù e mette in mostra le fragilità ma dipingendolo comunque come un santo in grado di far miracoli e scacciare il demonio che si mostra a lui sotto varie forme, la più comune delle quali è nemmeno a dirlo...

voto al film: alfatocoferolo assegna il voto ottimo a Simon del deserto (1965)

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3 novembre 2011 Opinione di Axeroth su "Simon del deserto"
Axeroth

Dal Vangelo Secondo Matteo: Tentazione di Gesù: 4,1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2 E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. 3 Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo,ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». 5 Allora il diavolo lo condusse con sé nella città...

voto al film: Axeroth assegna il voto ottimo a Simon del deserto (1965)

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9 luglio 2011 Opinione di emmepi8 su "Simon del deserto"
emmepi8

Bunuel e la religione, un discorso che ha fatto scorrere inchiostro e contestazioni da parte della chiesa, per questo film è tornato in Messico per avere una maggiore libertà di linguaggio e di espressione, ma non fu così infatti il film rimase non concluso. Questo film è una dura denuncia contro l’istituzione ecclesiastica a confronto con la purezza a cui un uomo potrebbe aspirare, per sua scelta. Gli esempi di miracoli che vengono elargiti da persone preganti e che una volta...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Simon del deserto (1965)

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16 aprile 2011 Opinione di Baliverna su "Simon del deserto"
Baliverna

CONTIENE ANTICIPAZIONI - Molto interessante questo film, che non definirei affatto blasfemo. Presenta al più qualche personaggio bizzarro e qualche situazione forse beffarda, ma non blasfema appunto. Mi riferisco qui al frate gaio e saltellante, al pastore nano, e al miracolato ingrato e cinico. Per il resto, è una rappresentazione molto riuscita e realistica delle lotte spirituali di un asceta (veramente esistito), con interessanti annotazioni spirituali. L'unico filo...

voto al film: Baliverna assegna il voto buono a Simon del deserto (1965)

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21 novembre 2010 Opinione di spopola su "Simon del deserto"
spopola

“Sono sempre stato ateo, grazie a Dio” (…) “credo che  occorra cercare Dio nell’uomo, è un atteggiamento semplicissimo”. (Luis Buñuel)   Simon del deserto è del 1965: si pone dunque subito dopo Il diario di una cameriera e precede di due anni l’exploit internazionale di  Bella di giorno, rifiutato da Cannes per insufficienza artistica (quando si dice la miopia dei selezionatori!!!!), ma fortunatamente - e...

voto al film: spopola assegna il voto ottimo a Simon del deserto (1965)

3 commenti
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18 agosto 2010 Opinione di OGM su "Simon del deserto"
OGM

I testi biblici sono ricchi di elementi poetici, onirici e visionari, e Luis Buñuel se ne serve a piene mani per comporre, in un quadro surreale, la (per lui, assurda) trascendenza del messaggio religioso. La vicinanza a Dio e l’avversione per il diavolo sono, per l’asceta Simon, un fatto puramente relativo, esclusivamente determinato dalla sua collocazione spaziale, sopra una colonna isolata nel deserto, oppure sulla terra, in mezzo alla gente comune. Il linguaggio...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a Simon del deserto (1965)

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21 gennaio 2010 Opinione di AIDES su "Simon del deserto"
AIDES

Tra visione e sogno (la fotografia di Figueroa accentua i contrasti e la nitidezza dei toni in una storia sospesa tra passato e presente, interrotta ma compiuta, breve ma densa di significato e ironia), Bunuel realizza uno dei suoi film messicani, un'opera, tuttavia, concretamente legata alla miseria reale del mondo. Simone lo stilita, figura di monaco penitente tra il serio e il grottesco ma sinceramente votata a Dio (vive su una colonna in mezzo al deserto tra digiuni e preghiera),...

voto al film: AIDES assegna il voto buono a Simon del deserto (1965)

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11 giugno 2009 Opinione di mm40 su "Simon del deserto"
mm40

"E' la vita, ubriacone: devi sopportarla. Devi sopportarla fino in fondo". Questa - la battuta finale - è la morale di un lavoro apertamente ed aspramente critico verso la cristianità, che mette in scena lo stolido ed ipocrita autoflagellarsi di Simon come risposta isterica all'impossibilità di dare un significato all'esistenza dell'uomo. Non è facile vivere come il protagonista, ma nemmeno necessario: è anzi preferibile mettersi in gioco, tanto l'estinzione (l'ecatombe nucleare?) è in...

voto al film: mm40 assegna il voto buono a Simon del deserto (1965)

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8 giugno 2009 Opinione di Dalton su "Simon del deserto"
Dalton

Stranamente film.tv.it parla di finale tronco, lasciando arguire che sia aborracciato: non discordo - anzi non mi meraviglio - del fatto che Luis Buñuel possa essersi imbattuto in (consuete) difficoltà produttive. Tuttavia, come per la vicenda wellesiana dell' Otello ambientato nella sauna, la fame ha aguzzato l'ingegno e il rischio della censura ha stimolato la creatività. 2000 anni di cristianesimo trovano un compendio blasfemo - anche se, leggendo bene le finalità dell'operazione, si...

voto al film: Dalton assegna il voto ottimo a Simon del deserto (1965)

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12 dicembre 2008 Opinione di jonas su "Simon del deserto"
jonas

Buñuel sa benissimo che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge: se lo fosse, non attirerebbe nessuno. Per questo Silvia Pinal assume le sembianze più accattivanti, fino all’ultima tentazione: trasportare l’eremita Simon nel mondo d’oggi, le cui lusinghe sono infinitamente più attraenti. Come sempre in bilico fra religiosità e iconoclastia, Buñuel attacca non la fede ma le sue sovrastrutture inerti, mostrandone la...

voto al film: jonas assegna il voto buono a Simon del deserto (1965)




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