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L'alibi era perfetto (1956)

[Beyond a Reasonable Doubt, USA 1956, Drammatico, durata 80', b/n]   Regia di Fritz Lang
Con Dana Andrews, Joan Fontaine, Barbara Nichols



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'alibi era perfetto: presente
Ritmo ritmo in L'alibi era perfetto: presente
Impegno impegno in L'alibi era perfetto: forte
Tensione tensione in L'alibi era perfetto: forte
Erotismo erotismo in L'alibi era perfetto: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a L'alibi era perfetto

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a L'alibi era perfetto (voti: 9 media: 4,33) 9

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La trama

Il proprietario di un giornale vuole fare una campagna contro la pena di morte. Per dimostrare l'ingiustizia e l'mmoralità della soluzione penale convince il futuro genero ad autoaccusarsi dell'omicidio di una ballerina rimasto senza colpevole, per dimostrare, portando prove dell'estraneità dello scrittore, la fallibilità del giudizio umano. Una volta in carcere il genero scrittore vi rimarrà perché chi lo doveva scagionare muore.

Parabola tesa e perfetta del maestro Lang all'ultima prova in terra d'America. Sottovalutato dalla critica del tempo scivola in un meccanismo perfetto che mette in crisi la sicurezza di chi crede nella esistenza di una sola verità.

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 2012-01-16 08:49:21 - utile per 9 utenti

Voto al film: voto buono

Intrigante Fritz Lang hitchcockiano, basato sulla provocatoria tesi secondo cui la menzogna costruita ad arte è più credibile della verità. Un film poco suggestivo e molto concettuale,  in cui il linguaggio è particolarmente asciutto, poco spazio è lasciato all’immaginazione, e la ragione è costretta a seguire il filo logico dell’ovvietà. Questo legal thriller gioca a carte scoperte, e il suo esito è scontato, mentre a creare la tensione è lo sviluppo di una singolare messinscena:  l’interrogativo, che si sviluppa nel corso della vicenda giudiziaria, riguarda il modo in cui l’immagine del protagonista, lo scrittore Tom Garrett, che vuole farsi passare per l’assassino della ballerina Patty Green, si modifica agli occhi degli altri personaggi. L’uomo semina, intorno a sé, prove su prove, aspettando il momento in cui su di lui cominceranno a formarsi i primi sospetti. La metamorfosi da persona integerrima a probabile omicida è un processo impercettibile, che pure va rapidamente a segno, producendo certezze fondate sul nulla, e senza passare attraverso l’anticamera del dubbio. La discontinuità tra le vecchie convinzioni e le nuove rivelazioni suscita sconcerto, soprattutto in Susan, la fidanzata di Tom, eppure il ribaltamento viene immediatamente accettato.  Ciò in cui si crede procede per salti, e poggia su un numero limitato di ipotesi predeterminate: nella mente degli investigatori e dei giurati, la congettura secondo Tom sarebbe il colpevole precede la considerazione degli indizi, che non vengono analizzati, con imparzialità, nella loro effettiva portata, perché di essi si valuta soltanto la compatibilità con l’impianto accusatorio, escludendo tutte le altre possibili implicazioni. Innumerevoli sono, ad esempio, i motivi per cui nel portaoggetti di un’auto si può trovare una calza da donna. La sua presenza può derivare da infinite situazioni, ma tra le tante concepibili, nell’aula di un tribunale, si tira in ballo solo quella che si intende provare: la supposizione preliminare dirige le indagini e la serie delle deduzioni, indirizzandole, in definitiva, verso se stessa. Secondo questo meccanismo, la conclusione coincide, in pratica, con la premessa che si è deciso di adottare.  Questo film può sembrare piatto, privo di sfumature, un giallo senza storia, per farla breve, in cui non c’è nulla da capire, perché tutto è assolutamente evidente. L’effetto, naturalmente, è intenzionale, perché è proprio il pensiero a senso unico l’argomento di cui il soggetto di Douglas Morrow ci vuole parlare: è il diffuso vizio intellettuale che predetermina le sorti dei processi, secondo una sorta di legge del più forte.  Ciò che, citando il titolo originale (è del tutto fuorviante quello italiano), si colloca al di là di ogni ragionevole dubbio è, infatti, soltanto ciò che qualcuno ha voluto abilmente presentare come il comune denominatore di un certo numero di fatti,  adeguatamente scelti all’interno dell’infinità di dati di cui si compone la realtà. Non si tratta soltanto di sostituire al rigore della deduzione (in cui due presupposti correlati in maniera esplicita ed inequivocabile generano una conseguenza) lo strumento imperfetto dell’abduzione (in cui il legame tra i due presupposti non è univoco, ed è solo presunto): in casi come questo, l’abduzione risulta artatamente pilotata verso un certo risultato, quello preferito dal pubblico ministero e dall’opinione pubblica, che è ben lungi dall’essere l’unico ammissibile. Il messaggio racchiuso in questa storia non sarebbe stato altrettanto incisivo se il contesto e il contenuto fossero stati più ambiziosi  e complessi. Povera è la trama, poveri gli spunti processuali, poveri i profili psicologici dei personaggi: questo ordinario microcosmo del banale è l’habitat naturale dei luoghi comuni, che solo in un ambiente così dimesso e disadorno possono regnare indisturbati, facendo,  pur insulsi come sono, il bello e il cattivo tempo. 
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SI

Opinioni su L'alibi era perfetto


2012-01-16 08:49:21 Opinione di OGM su "L'alibi era perfetto"
OGM

Intrigante Fritz Lang hitchcockiano, basato sulla provocatoria tesi secondo cui la menzogna costruita ad arte è più credibile della verità. Un film poco suggestivo e molto concettuale,  in cui il linguaggio è particolarmente asciutto, poco spazio è lasciato all’immaginazione, e la ragione è costretta a seguire il filo logico dell’ovvietà. Questo legal thriller gioca a carte scoperte, e il suo esito è scontato, mentre a creare la tensione è lo sviluppo di una singolare...

voto al film: OGM assegna il voto buono a L'alibi era perfetto (1956)

nessun commento
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2009-10-31 18:55:24 Opinione di jonas su "L'alibi era perfetto"
jonas

Il proprietario di un giornale, contrario alla pena di morte, convince il futuro genero a inscenare una macchinazione per farsi sospettare dell’omicidio di una ballerina: al momento giusto lui interverrà a mostrare le prove della sua innocenza (meccanismo simile a quello che poi sarà alla base di The life of David Gale). Poi le cose non vanno come previsto, e il processo vedrà una serie di colpi di scena. Lang, al suo ultimo film americano, riprende qualche...

voto al film: jonas assegna il voto buono a L'alibi era perfetto (1956)



2009-09-08 18:05:27 Opinione di spopola su "L'alibi era perfetto"
spopola

“L’alibi era perfetto”  è l’ultimo lavoro realizzato durante la prolungata trasferta americana di Fritz Lang dopo la sua “fuga” dal nazismo. Poco compreso alla sua uscita, è stato valutato a lungo da una considerevole fetta  della critica del tempo, come un’opera minore e un po’ stanca, abbastanza lontana dai vertici assoluti dei suoi capolavori, probabilmente per il solo fatto di appoggiarsi su una drammaturgia meno...

voto al film: spopola assegna il voto buono a L'alibi era perfetto (1956)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

2008-09-04 19:19:58 Opinione di sasso67 su "L'alibi era perfetto"
sasso67

Qui Lang batte Hitchcock sul suo stesso terreno, anche se l'elemento suspence è solo la superficie del suo discorso - più che sulla macchina della giustizia - sulle responsabilità individuali. Un gran bel film da tutti i punti di vista, in particolare quello dell'impegno civile e quello della tenuta spettacolare.

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a L'alibi era perfetto (1956)




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