Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Gli amorosi (1964)

[Älskande par, Svezia 1964, Drammatico, durata 108', b/n]   Regia di Mai Zetterling
Con Anita Bjoerk, Harriet Andersson, Gunnel Lindblom, Eva Dahlbeck



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Gli amorosi: assente
Ritmo ritmo in Gli amorosi: presente
Impegno impegno in Gli amorosi: presente
Tensione tensione in Gli amorosi: forte
Erotismo erotismo in Gli amorosi: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Gli amorosi

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Gli amorosi (voti: 2 media: 3,00) 2

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina di Gli amorosi

La trama

Tre donne in attesa di partorire condividono la stessa stanza e i racconti del loro passato in una anamnesi protofemminista.  

I racconti della scrittrice svedese Agnes von Krusentstierna fanno da musa all'esordio della Zetterling che per l'occasione richiama a corredo l'immaginario cinematografico del maestro Bergman.

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 09/08/2009 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Mai Zetterling, prima che una  dignitosa regista dallo spirito fortemente destabilizzante e antiborghese, è stata una delle “grandi attrici” del cinema svedese, indimenticabile interprete delle opere di Sjöberg, Molander, Dearden e…  soprattutto di Bergman, che rimane il “nume” tutelare che più ha influito e segnato (nel bene e nel male) la sua formazione artistica proprio nel passaggio “al di qua” della macchina da presa. E Bergman (ma anche la caustica irriverenza classista dello Strindberg della Signorina Giulia) è il nome che più frequentemente viene alla memoria dall’analisi di questa sua prima regia che ebbe il privilegio di essere presentata al Festival di Cannes del 1965, ma con un esito critico abbastanza deludente nonostante le attese.
Una pellicola “scandalosa” e in forte odore di peccato (“scabrosa”, così la definirono i nostri recensori che ebbero occasione di visionarla in terra di Francia, e non furono davvero molto “gentili” nel bollarla come fortemente licenziosa ma un po’ troppo velleitaria  e “irrisolta”), che in Italia pagò poi il fio del  consueto “massacro” censorio (ma sarebbe andata ancora peggio alla sua seconda fatica, quel Giochi di notte, pellicola scandalo della Mostra veneziana del 1966 dove per non turbare il comune senso del pudore dei normali spettatori in sala, venne proiettata a “porte chiuse” solo per giuria e giornalisti, e questo semplicemente- o a causa - di una scena di masturbazione che non sapremo mai, noi comuni mortali, come era davvero fatta, perché nella copia italiana, ridotta da 105’ a 96’, non ce né rimasta  traccia alcuna)  che ne alterò notevolmente la fisionomia e il senso (e purtroppo è proprio di questa edizione mutilata - con amputazioni che superano complessivamente i dieci minuti di durata - che sono costretto a parlare, poiché è l’unica che sono riuscito a recuperare in “prestito” da un amico collezionista).
Mai come in questo caso allora, prima di esprimere un giudizio, è necessario rapportare il film al periodo e al “clima” di quei tempi, poiché occorre sempre tener presente che il cinema (come ogni altra opera più o meno artistica, ma non solo) è il prodotto di una certa società e non lo si può mai giudicare in astratto, senza prima averne analizzato (valutato) le componenti economiche, politiche, industriali e sociali (Flavio Ruffatto) che lo hanno generato. E’ inevitabilmente necessario inoltre ricostruire e riconsiderare l’aria (in questa circostanza di ferreo bigottismo oscurantista) e i “movimenti” anche culturali che ci giravano intorno.
La derivazione Bergmaniana del lavoro della Zetterling,  individuabile gia nella situazione di partenza, molto vicina a quella di Alle soglie della vita, si ritrova in moltissime altre componenti, a partire dalla straordinaria fotografia, anche in questo caso opera del magnifico Sven Nykvist, oltre che nel folto gruppo di interpreti (praticamente tutti o quasi appartenenti a “quella” specifica scuola o “esperienza” che dir si voglia: immaginate riuniti insieme fra gli altri, Harriet Andersson, Gunnel Lindblom, Gunnar Björnstrand, Anita Björk e Eva Dahlbeck, solo per citare i più famosi e conosciuti, e comprenderete perfettamente di che cosa parlo) che ne riproducono “fedelmente”, ma anche con maggiore “immediatezza” e disponibilità creativa individuale, gli stilemi recitativi  (con una resa complessiva di altissima qualità, anche se meno “controllata” negli equilibri generali  di quanto non avveniva in genere nei “rapporti” formalmente ineccepibili  che riusciva a imporre e raggiungere la mano del Maestro). ESPANDI +
Commenta l'opinione
SI

Opinioni su Gli amorosi


9 agosto 2009 Opinione di spopola su "Gli amorosi"
spopola

Mai Zetterling, prima che una  dignitosa regista dallo spirito fortemente destabilizzante e antiborghese, è stata una delle “grandi attrici” del cinema svedese, indimenticabile interprete delle opere di Sjöberg, Molander, Dearden e…  soprattutto di Bergman, che rimane il “nume” tutelare che più ha influito e segnato (nel bene e nel male) la sua formazione artistica proprio nel passaggio “al di qua” della macchina da...

voto al film: spopola assegna il voto sufficiente a Gli amorosi (1964)

nessun commento
[utile per 2 utenti]


scrivi la tua opinione su Gli amorosi


Voti a Gli amorosi


login

hai dimenticato la password?