Il re dei giardini di Marvin (1972)
Con Jack Nicholson, Bruce Dern, Ellen Burstyn, Julia Anne Robinson
La trama
Due fratelli dal carattere diverso scivolano verso il baratro.
Jason Staebler, inaffidabile e sbruffone, convince il fratello David, serio e irreprensibile speaker di un programma radiofonico, a partecipare a un affare poco chiaro che riguarda una speculazione edilizia. Le cose finiranno molto male...
Dinamiche familiari angoscianti e due visioni del mondo a confronto. Rafelson, qui alla terza prova da regista, continua il percorso cominciato due anni prima con _Cinque pezzi facili_: montaggio nervoso, narrazione spezzata, sensibilità per il paesaggio (la decadente Atlantic City). Il titolo fa riferimento a una casella del Monopoli americano. Uno dei manifesti dell'allora New Hollywood, tra i pochi non datati.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 26/10/2010 - utile per 15 utenti
Voto al film: 
[Estratto da uno dei monologhi di Jack Nicholson, registrato su nastro, in bagno...]
David Staebler (Jack Nicholson) lavora come speaker in una trasmissione radiofonica notturna: è un artista della "spoken word" (perchè la parola scritta è morta...), forma di comunicazione utilizzata per presentare al proprio pubblico di ascoltatori la sua vita "non perchè sia particolarmente degna, ma perchè è comicamente indegna". Si reca dalla sua Filadelfia ad Atlantic City per accorrere in soccorso del fratello Jason (Bruce Dern), spiantato intrallazzatore (figlio degenere di quel "sogno" a stelle e strisce per cui soltanto il denaro e il successo possono condurre alla realizzazione individuale) momentaneamente rinchiuso in prigione ("Anche la vita è come il gioco del Monòpoli: tutto si compra e si vende": i "Marvin Gardens" sono, infatti, la casella più costosa della versione americana del popolare gioco): uscito su cauzione dal carcere, Jason illustra al fratello, sperando di coinvolgerlo, il suo ambizioso progetto di aprire un casinò a Tiki, un isolotto delle Hawaii. Jason, che vive insieme alla compagna Sally (Ellen Burstyn) e alla figliastra Jessica (Julia Anne Robinson) in un ambiguo triangolo sentimentale, tenta di convincere il pragmatico (e filosofo: non a caso il titolo di lavorazione del film era The Philosopher King) David della bontà delle proprie intenzioni, ma i suoi sogni di gloria ed il suo inesauribile entusiamo si scontreranno ben presto con un'amara ed imprevedibile eventualità: il fallimento. Scritto dall'esordiente Jacob Brackman, ex-critico cinematografico di Esquire e del New York Times, Il re dei giardini di Marvin, folgorante monumento della new wave hollywoodiana degli anni Settanta (all'epoca nel pieno del suo splendore) e terza regia di Rafelson a due anni di distanza dallo splendido Cinque pezzi facili, è una gelida, raffinata e lucidissima disamina della caducità del mito del successo, trasfigurata in una vicenda di ordinaria alienazione individuale, immersa a sua volta in un tessuto sociale cristallizzato nelle sue simboliche forme umane a rileggere allegoricamente l'eterna dannazione del "perdente", qui incarnato in due diverse tipologie di losers (l'entusiasmo del "sognatore" e la depressione del "filosofo"). La loro caduta agli inferi sarà lenta e graduale, ma inesorabile, perchè "nella vita quasi tutto è follia", come sottolinea Nicholson: "In questo manicomio che cosa ne sai di chi è pazzo veramente?". Sorretto da un cast magnifico (su cui svettano le straordinarie interpretazioni di Bruce Dern ed Ellen Burstyn), scandito dall'incedere dimesso e straniante della narrazione e dall'acutezza dell'analisi psicologica, Il re dei giardini di Marvin si snoda con grazia ed eleganza tra le pieghe dell'Utopia per eccellenza (la corsa al successo) per rivoltarne le viscere e metterne a nudo i fallimenti. Rafelson gioca con le proprie esperienze personali (fu studente di filosofia al college e deejay in Giappone durante la guerra) per raccontare malinconicamente la morte del sogno e l'inattuabilità di ogni cambiamento in una società castrante, famelica e desolata (rappresentata emblematicamente dai suggestivi paesaggi invernali, dal grigiore e dalla decadenza dell'Atlantic City in cui è ambientato il film, meravigliosamente ritratta dalla fotografia di Làszlò Kovàcs), dove l'uomo vive intrappolato nei perversi meccanismi che ne governano l'esistenza e da cui può soltanto tentare, in sublime assonanza con il precedente Cinque pezzi facili, un'illusoria fuga (ed infatti, sempre non a caso, Rafelson fu anche il produttore di Easy Rider). Finendo, poi, per arrendersi di fronte ad una realtà tragica e spietata. Capolavoro, naturalmente incompreso in patria, ma fondamentale per comprendere dove terminerà quella fuga: nel baratro (gli anni Ottanta)...
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27 gennaio 2012 Opinione di Tex Murphy su "Il re dei giardini di Marvin"
Premessa, in questo film ci sono ben tre miti del (mio) cinema: Nicholson, Dern e Rafelson e nonostante tutto non riesco a dargli più di tre stellette. Qualcosa non funziona e questo qualcosa credo sia in primis la sceneggiatura e di riflesso anche l'interpretazione di Nicholson, estraneo al contesto, mai veramente in parte (ne convinto ne convincente). Molto belle le scenografie e la fotografia con inquadrature che ricordano molto il cinema di Kubrick.
voto al film: 
7 dicembre 2010 Opinione di jonas su "Il re dei giardini di Marvin"
Nicholson si volta, guarda in macchina e spiega allo spettatore perché non mangia mai il pesce; solo pochi minuti dopo, capiamo che ha raccontato un mucchio di balle: basterebbe l’inizio per amare questo film. Seguono, nell’ordine: un’altra impossibile riunificazione familiare nel solco del precedente Cinque pezzi facili, un’improbabile speculazione immobiliare che comincia nella decadente Atlantic City e dovrebbe finire in un’isola tropicale,...
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26 ottobre 2010 Opinione di FABIO1971 su "Il re dei giardini di Marvin"
"Nessuno legge più. Sono stato privato dei miei diritti letterari e bramo un pubblico. La forma dell'autobiografia tragica è morta, o morirà presto, insieme alla maggior parte dei suoi autori. Addio, parola scritta". [Estratto da uno dei monologhi di Jack Nicholson, registrato su nastro, in bagno...] David Staebler (Jack Nicholson) lavora come speaker in una trasmissione radiofonica notturna: è un artista della "spoken word" (perchè la parola...
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18 ottobre 2010 Opinione di wang yu su "Il re dei giardini di Marvin"
Film disarticolato, confuso, poco chiaro e, beh, solo triste. La parte migliore è stata monologo di Nicholson all'inizio.Film sulla scia di (Cinque pezzi facili)..e quindi voto negativo.
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18 ottobre 2010 Opinione di chribio1 su "Il re dei giardini di Marvin"
film un po' triste,un po' lento e noioso,non convince in molte sue parti.voto.4.
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9 ottobre 2010 Opinione di Simon Hackman su "Il re dei giardini di Marvin"
Questo film di Bob Rafelson che come non convinse l'anno in cui uscì critica e pubblico non ha mai convinto neanche me e per questo non posso dargli la sufficenza come almeno avevo fatto con il suo precedente film "Cinque Pezzi Facili"! Apparte una buona regia del regista tutto il resto funziona poco sopprattutto la trama che è troppo pesante e noioso, aggiungerei anche insopportabile, che per tutto il tempo non migliora ne anche un pò! Gli...
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24 luglio 2010 Opinione di michel su "Il re dei giardini di Marvin"
LES JEUX SONT FAIT Il primo si è scavato un piccolo posto tranquillo; niente emozioni, niente ambizioni. Suo fratello volteggia ad Atlantic City al soffio di sogni irrealizzabili. Ovviamente è sempre nei guai ma di certo non si annoia. Le cose andranno come è normale che vadano ma resta la domanda di fondo; qualcuno aveva torto, qualcuno aveva ragione? Il film non è sempre stringente (poteva essere più lungo o più breve senza che la sostanza...
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19 maggio 2010 Opinione di ed wood su "Il re dei giardini di Marvin"
Il problema di questo film è una sceneggiatura senza capo nè coda. E di per sè non sarebbe neanche un grosso problema. Se non fosse per il fatto che la regia di Rafelson (talento "bruciato" della New Hollywood, come Bogdanovich, Hellman, Milius, Cimino...tutta gente, tranne gli ultimi due, che aveva un sogno: quello di "guardare" alla propria nazione, gli States di Nixon, con occhio "europeo"...ci riuscirono in sporadiche occasioni, poi furono tagliati dalla...
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26 aprile 2010 Opinione di OGM su "Il re dei giardini di Marvin"
Il sogno, a volte, è solo una disordinata esplosione di pensieri, che assomiglia più a un fantoccio sfilacciato che non ad un’immagine ideale. Tale è, infatti, il miserando risultato che si produce quando l’ambizione si innesta sulla mediocrità e sulla frivolezza: un fuoco d’artificio che impiastriccia di colori il basso cielo. Rafelson pratica mirabilmente la difficile arte del grottesco involontario; il suo realismo si esprime tramite...
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5 aprile 2010 Opinione di luisasalvi su "Il re dei giardini di Marvin"
Artificioso e pretenzioso; non mi pare che il senso sia quello proposto da Mereghetti, né quello di Morandini. Giocato sulla rilettura del reale, che David deforma nei suoi racconti radiofonici, fra paradossi, scene madri, giochi di bravura di attori e attrici, tutto piuttosto gratuito. Non credo meriti di parlarne oltre, o comunque io rinuncio a esaminarlo meglio perché non vi ho trovato motivi di autentico interesse.
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