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Il segno (1986)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il segno: assente
Ritmo ritmo in Il segno: minimo
Impegno impegno in Il segno: molto forte
Tensione tensione in Il segno: forte
Erotismo erotismo in Il segno: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Il segno (voti: 4 media: 3,25) 4

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La trama

Un uomo e una donna si incontrano in chiesa, e scoprono di avere le stesse esperienze esistenziali segnate dalla faticosa ricerca di Dio. Finiscono per sposarsi, ma ben presto il loro matrimonio degenere in un inferno di dubbi e sospetti: la gelosia ossessiva di lei ­ aggravata da turbe psichiche allucinatorie ­ spingono il marito a gesti sempre più estremi.  

Compendio dei temi e delle passate esperienze del regista. La summa della poetica bergmaniana, arrivata a conclusioni radicali. Secondo film di Bergman diretto per la televisione, tratto da un romanzo di Ulla Isaksson, girato per la televisione e coprodotto da Raidue.

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L'opinione più votata

Di mm40 scritta il 08/11/2010 - utile per 3 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Se si esclude Fanny e Alexander (1982), che uscì in doppia versione - televisiva e cinematografica - questo Segno risulta essere il secondo lavoro espressamente creato per la tv da Bergman. Anche se, va specificato, Dopo la prova (1984), il suo primo lavoro televisivo, venne sfruttato dalla produzione creandone una versione dilatata da immettere nel circuito cinematografico. Per Il segno invece il regista si impose sull'esclusività della destinazione del suo lavoro. E si capisce perchè: come in Dopo la prova, infatti, il Maestro gioca con la macchina da presa in ambienti ristretti e con un numero molto limitato di personaggi (quasi un kammerspiel, tanto amato da Bergman, non fosse per qualche esterno di tanto in tanto), con luci alte e innaturali (televisive, appunto) e ripetuti primi piani, preoccupandosi molto di più dei contenuti dei dialoghi che della resa effettiva delle immagini. Se occorresse valutare solamente l'impatto visivo, questo sarebbe senz'altro un brutto film; ma il vero riscatto dell'opera sta nei contenuti; andando infatti a rovistare fra le tante idee sparse lungo gli 80 minuti di pellicola ci si accorge che Bergman ha ancora tantissimo da dire e che ha scelto di rappresentare questo testo di Ulla Isaksson proprio perchè in perfetta sintonia con il suo cinema. Si comincia sulla questione di dio, eterno cruccio del Maestro svedese, ed immediatamente dopo viene introdotto il concetto di amore: i personaggi sono da subito fortemente scettici ed entro la fine della storia dimostreranno di avere ragione, poichè la loro idea di amore è piuttosto simile a quella di una malattia contagiosa. Se non c'è dio non c'è amore e se non c'è amore non vale la pena vivere: stop. Come morale è altrettanto semplice ed angosciante, ma certo Bergman non ha mai risparmiato al suo pubblico morali ansiogene, misantropiche, nichiliste. Ciò che invece pare più interessante in questo lavoro è la figura dell'occhio, chiamata spesse volte in causa con un utilizzo della simbologia (e di una sottile psicanalisi dei personaggi) propriamente bergmaniano; l'occhio malato della protagonista si accosta all'occhio figurato di dio nel cielo, una presenza incombente, inquietante, che scruta e giudica. Da qui al concetto di peccato e di senso di colpa è un passo solo; il senso di colpa schiacciante viene vinto solo attraverso gli occhiali, schermo/riparo (per gli occhi) dalla vista del mondo, esattamente come la religione si presenta come fasullo riparo dalle fobie dell'esistenza (in primis la morte); ancora l'occhio sarà lo strumento che Sune userà - ferendosene uno - per ricongiungersi definitivamente con Viveka. E cos'è in fondo la macchina da presa, se non l'occhio del regista (e cos'è in fondo il regista, se non l'occhio attraverso cui lo spettatore vede la storia)? Densissima rappresentazione nella sostanza, ma scialba nella forma, con una Andersson (Harriet) sempre brava affiancata da Per Myrberg, volto nuovo (ed efficace) per il cinema di Bergman. 6/10.
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SI

Opinioni su Il segno


8 novembre 2010 Opinione di mm40 su "Il segno"
mm40

Se si esclude Fanny e Alexander (1982), che uscì in doppia versione - televisiva e cinematografica - questo Segno risulta essere il secondo lavoro espressamente creato per la tv da Bergman. Anche se, va specificato, Dopo la prova (1984), il suo primo lavoro televisivo, venne sfruttato dalla produzione creandone una versione dilatata da immettere nel circuito cinematografico. Per Il segno invece il regista si impose sull'esclusività della destinazione del suo lavoro. E si...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Il segno (1986)

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