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Il servo di scena (1983)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il servo di scena: minimo
Ritmo ritmo in Il servo di scena: presente
Impegno impegno in Il servo di scena: minimo
Tensione tensione in Il servo di scena: minimo
Erotismo erotismo in Il servo di scena: assente

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FilmTV assegna il voto sufficiente a Il servo di scena

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Il servo di scena (voti: 10 media: 3,80) 10

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locandina di Il servo di scena

19/05/2011

Il vocabolario dei sentimenti - Dedizione (6)

 Norman era chiuso nel camerino con il grande Sir che fu l'attore scespiriano più richiesto per tanti anni, ma ormai era sulla via di un declino inarrestabile . Per fortuna...

di panflo

La trama

Una vecchia stella del teatro si affida alle cure del suo assistente.

Inghilterra, anni '40. Una compagnia sta provando la duecentoventisettesima replica di "Re Lear": Sir, un attore sul viale del tramonto, dipende ormai quasi completamente dal fedele "dresser" omosessuale Norman, da sempre abituato a vivere la propria esistenza all'ombra dei successi dello scorbutico mattatore.  

Tratta da una pièce di Ronald Harwood e modellata sulla biografia dell'attore Donald Wolfit, l'ennesima digressione sul rapporto reciproco e simbiotico fra arte e vita. Confezione canonicamente e impeccabilmente "britannica" e grande prova del duo Finney-Courtenay, attori-simbolo (qui ben diretti da Yates) del Free Cinema anni '60.

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L'opinione più votata

Di degoffro scritta il 20/01/2011 - utile per 14 utenti

Voto al film: voto buono

"Dove? Dov'era la tempesta? Io vi chiedo tuoni, pioggia, un uragano e voi mi date sgocciolii e sibili. Io vi domando fulmini che stronchino le querce e voi mi rispondente con ridicole scorregge di bosco! Io sono la tempesta, io sono il vento e lo scroscio, il fuoco e il fulmine, e tutto quello che ottengo sono vecchi tamburi da funerale. Io voglio una tempesta non una pioggerella!"

Vivere completamente all'ombra di qualcuno per servirlo, aiutarlo, compiacerlo, fargli da suggeritore, persino lavarlo. Il tutto fino ad annullarsi, a perdere coscienza di se stesso, della propria identità, della propria esistenza. E' forse questo l'aspetto più riuscito, appassionante ed originale del film, splendidamente esemplificato nello struggente e doloroso finale, in cui il servo di scena Norman scopre malinconicamente che l'uomo per il quale ha fatto da fedele e generoso factotum per tutta la vita, nella sua autobiografia, ha ringraziato tutti, compresi falegnami, elettricisti e guardarobieri, dimenticandosi proprio di lui. "Dove vado io adesso, dove? Non posso vivere fuori dal mio elemento. Che succederà di me? Cosa posso fare io adesso? A me chi ci pensa?" Norman, ubriaco e fuori di senno, è smarrito e deluso. Ha sacrificato tutto, ha rinunciato a sentimenti ed affetti pur di rendere grande il suo attore che, peraltro, è un uomo dominatore (all'inizio lo vediamo ordinare imperioso ad un treno che sta già partendo di fermarsi ed il treno si ferma), irascibile, scostante, aggressivo, vanitoso, spesso spietato, specialmente nei suoi confronti, quasi mai riconoscente, se non nei momenti di disperazione, sconforto e di totale abbandono e rassegnazione: "Tu non sarai mai pagato per quello che vali. In pectore io ti nomino mio amico. Ti sono tanto debitore." Norman con Sir ha finito con il costituire un tutt'uno indissolubile: i successi di Sir sono i suoi, l'uscita di scena di Sir coinciderebbe con la sua. E' commovente vedere come Norman si preoccupa e si agita nel vedere il suo attore confuso e disorientato, mentre si trucca da Otello quando in realtà deve recitare Re Lear; o quando con pazienza certosina gli ricorda ripetutamente le battute iniziali della tragedia, più volte dimenticate dall'attore; o quando, con fare materno, lo lava nella vasca o lo copre con una giacca mentre sta fuori dal teatro, in camicia, da solo nel bel mezzo di un gelido inverno inglese; o ancora quando, tutto esaltato ed eccitato, come un bambino di fronte ad un giocattolo nuovo, comunica agli altri attori che Sir sarà in scena più in forma che mai, perché "Re Riccardo è di nuovo se stesso"; o infine quando supplica, quasi disperato e piangente, Sir di fare il suo ingresso sul palco, perché il pubblico aspetta solo lui, per tributargli il giusto e dovuto onore. Norman, con la sua inseparabile bottiglietta di brandy e i curiosi ma efficaci aneddoti sui suoi amici, conforta e sostiene il suo attore quando si sta lasciando andare, accetta e subisce i suoi ingenerosi e a volte violenti scatti di rabbia, lo protegge e lo tutela nei molteplici momenti di smarrimento e follia, sa come ravviare ed esaltare il suo ego ("Siete di nuovo in teatro. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Il servo di scena


6 febbraio 2012 Opinione di millertropico su "Il servo di scena"
millertropico

Tratto dall'omonima commedia di Ronald Harwood vero campo  di battaglia per due mattatori che molto successo ha riscosso anche in Italia (la versione migliore passata agli annali della storia rimane comunque quella a suo tempo interpretata sui palcoscenici nostrani da Gianni Santuccio e Umberto Orsini) il film di Yates è una discreta e intensa "rilettura" in immagini decisamente fedele al testo e come tale, di evidente (ma non disturbante) impianto teatrale. Ambientata in Inghilterra...

voto al film: millertropico assegna il voto buono a Il servo di scena (1983)

nessun commento
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25 gennaio 2012 Opinione di LorCio su "Il servo di scena"
LorCio

Celebrazione tutt’altro che retorica  e per niente assolutoria del mestiere dell’attore, Servo di scena è uno di quei film di cui non riesci a parlar male, vuoi perché (e questo è il più bello dei luoghi comuni) gli inglesi raramente sbagliano un colpo quando si parla di Shakespeare, vuoi perché Peter Yates realizza il tutto con dovizia e cura, perizia ed abilità, senza mai cadere nella maniera (altro luogo comune: quanto sanno essere manieristi gli inglesi, dio solo sa) o nella...

voto al film: LorCio assegna il voto buono a Il servo di scena (1983)

1 commento
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20 gennaio 2011 Opinione di degoffro su "Il servo di scena"
degoffro

"Dove? Dov'era la tempesta? Io vi chiedo tuoni, pioggia, un uragano e voi mi date sgocciolii e sibili. Io vi domando fulmini che stronchino le querce e voi mi rispondente con ridicole scorregge di bosco! Io sono la tempesta, io sono il vento e lo scroscio, il fuoco e il fulmine, e tutto quello che ottengo sono vecchi tamburi da funerale. Io voglio una tempesta non una pioggerella!" Vivere completamente all'ombra di qualcuno per servirlo, aiutarlo, compiacerlo, fargli da suggeritore, persino...

voto al film: degoffro assegna il voto buono a Il servo di scena (1983)

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8 gennaio 2011 Opinione di ethan su "Il servo di scena"
ethan

In puro stile British, il film di Yates merita la visione per la grande prova attoriale di Albert Finney, nel ruolo dell'attore principale della compagnia e dell'altrettanto bravo Tom Courtenay, in quello del suo fido servo. Entrambi sono stati candidati all'Oscar ma sconfitti da Robert Duvall. Un altro merito del film è quello di dare risalto a tutto quello che sta dietro la preparazione di un testo teatrale, dal trucco, alla concitazione che precede l'inizio alle tensioni tra gli...

voto al film: ethan assegna il voto buono a Il servo di scena (1983)

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22 maggio 2009 Opinione di jonas su "Il servo di scena"
jonas

Un anziano attore prepara la sua ennesima interpretazione di re Lear con l’aiuto del fedele assistente omosessuale, che è la sua ombra e ormai vive in funzione di lui, anche cercando di tenere lontani gli altri; battibecchi e piccoli litigi fanno parte della loro routine quotidiana, che per vari aspetti somiglia a quella matrimoniale. Poi l’attore muore durante la rappresentazione, senza avere una parola per il suo servo di scena. Dramma intimista molto britannico, con cui il regista...

voto al film: jonas assegna il voto buono a Il servo di scena (1983)

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