Opinione di Aguirre su Roberto Succo
Con Isild Le Besco, Stefano Cassetti, Patrick Dell'Isola, Vincent Dénériaz, Aymeric Chauffert
- negative [9]
- sufficienti [5]
- positive [11]
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Sul film
Il film è tratto da una serie di sanguinosi fatti di cronaca accaduti tra l’Italia e la Francia negli anni ’80. Roberto Succo uccise i suoi genitori a Mestre nel 1981, quando ha 19 anni, e da quel momento si lascia dietro una lunga scia di sangue, specialmente nella Francia del sud, dove scappa per evitare il carcere italiano. Qui tenta di costruirsi una nuova vita: conosce una ragazza francese, con la quale inizia una storia, ma il richiamo della violenza è più forte di lui e comincia a eliminare fisicamente chiunque non gli stia a genio, senza un particolare nesso logico tra le vittime. Alla fine la ragazza, che non sospetta nulla, lo lascia, mentre la polizia comincia a scovare le tracce che Roberto Succo dissemina ad ogni omicidio, fino alla cattura in Italia. Confesso che mi aspettavo un film diverso, soprattutto per quanto riguarda la prima metà. Forse ero rimasto colpito dai trailer, che presentavano il film in questione come un action-thriller in perfetto stile americano, invece niente di più falso. Nella prima metà, appunto, la recitazione degli attori (per il vero non impeccabile, a causa della scelta di interpreti alle prime armi) lascia ampi spazi a silenzi prolungati, con la telecamera che indugia lungamente su interni squallidi o su paesaggi spogli, in perfetto stile francese. La seconda parte, invece, complice il necessario precipitare degli eventi, vira più decisamente verso l’action, con inseguimenti lungo le strade francesi e svizzere, con un sempre maggiore coinvolgimento della polizia. Secondo il mio modesto parere, sono proprio le caratteristiche “europee” della prima parte del film (pochi dialoghi, scene troppo lunghe, poco pathos) che in parte lo snaturano: in questo modo, pare quasi che il regista Cedric Khan abbia voluto dare al personaggio una connotazione intimista e girare quasi un film sociologico, piuttosto che un thriller con un feroce serial killer come protagonista. A leggere le recensioni sui giornali, poi, si è avuta l’impressione che la scelta caduta sullo sconosciuto Stefano Cassetti fosse stata vincente: francamente non sono del medesimo avviso. Naturalmente non so come si comportasse né come parlasse il vero Roberto Succo, ma la recitazione di Cassetti mi è parsa troppo finta, un po’ come se uno di noi recitasse per caso al posto di un attore professionista. Un altro elemento da non sottovalutare è la quasi totale assenza di colonna sonora. Probabilmente questa scelta iper-realista vorrebbe mettere in risalto la credibilità delle vicende narrate (nella vita di tutti i giorni non c’è la musica a sottolineare tutte le nostre azioni), ma è pur sempre una scelta discutibile se applicata a una forma d’intrattenimento come il cinema. In altre parole, una delusione: sostanzialmente un’occasione mancata per il cinema europeo.
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