L'uomo del treno (2002)
Con Jean Rochefort, Johnny Hallyday, Edith Scob, Jean-François Stévenin
La trama
Due uomini giunti al "traguardo" vorrebbero scambiarsi le vite. Ci riusciranno?
In un paesino del dipartimento dell'Ardèche, nella Francia meridionale, arriva uno sconosciuto. Col tempo, lo straniero fa amicizia con un abitante del luogo: in realtà il primo è un bandito che sta per rapinare una banca, il secondo un anziano professore che deve affrontare un intervento chirurgico. Giorno dopo giorno, il loro rapporto diventa sempre più stretto...
Leconte e lo scrittore e sceneggiatore Patrick Cauvin utilizzano un canovaccio tipico del "polar" (un dramma di genere con psicologie allo stato brado) per imbastire una storia esemplare, pretesto per una riflessione appassionata sulla vecchiaia di cui si ribalta l'assunto comune: non è la stagione della vita su cui cala la notte, ma quella che segna l'alba di un nuovo giorno. Leconte firma il suo lavoro migliore, scegliendo la rischiosa strada di una messa in scena "sperimentale" (digitale riversato) per rendere ancora più evidente come l'unica cosa che conti sia l'anima, non la forma. Dietro ogni dialogo, un mondo; dietro ogni "maschera", una verità. Ma il film non sarebbe così bello senza i suoi due protagonisti. Jean Rochefort, il professore in pensione, gioca sul registro dell'(auto)ironia; Johnny Hallyday, rockstar noir, su quello della demistificazione ("Hai letto troppi polar", dice all'amico). E non sarebbe così bello se Leconte non avesse scelto di calare il rarefatto contesto tra echi e reminiscenze dei vecchi noir con Serge Reggiani e Lino Ventura o dei vecchi western con Gary Cooper e Henry Fonda.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 48/2002
Due uomini giunti al traguardo vorrebbero scambiarsi le vite. Ci riusciranno? Bravissimi gli interpreti: Hallyday e Rochefort. Esemplare la regia di Leconte che, sul canovaccio di un polar, costruisce una riflessione appassionata sulla vecchiaia
L'opinione più votata
Di stanley kubrick scritta il 2011-12-02 16:07:12 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
"Il destino è un'invenzione della gente fiacca e rassegnata." Ignazio Silone
I sogni sono interpretati cinematograficamente in maniera candida, basti pensare ai film di Michel Gondry, specialmente a L'Arte Del Sogno, a quanto era oniricio tutto ciò eppure terribilmente bello. Patrice Leconte mette all'interno della sua pellicola anche il polar francese divenuto famoso in tutto il mondo, oltre che ai sogni e al futuro di chi li fa. In questo caso sono due uomini, il primo è un professore anziano in pensione che, stanco della tranquillità del proprio paesino vorrebbe un pò di azione, il secondo è un ladro che arriva nella cittadina per tentare un colpo alla banca. Il tema degli universi paralleli si prende gioco dei personaggi, li comanda e li fa inevitabilmente partecipare alla sua recita finale. Per tutti i novanta minuti che caratterizzano il film Leconte filma l'infilmabile, basti vedere i monologhi dei due protagonisti quando sono soli, che risultano sempre contrariati. L'Uomo Del Treno è quello che arriva in paese per sconvolgerlo, per creare eventi che la popolazione in futuro subirà. Il finale sconvolge l'idea dello spettatore anche grazie al montaggio perfetto, che risalta perfettamente tutto quello che Leconte gira da bravo regista.
I paesaggi sono desolati, anche per colpa della macchina da presa usata. E' sempre distante dall'aria aperta, il suo unico rifugio sono le stanze deserte di uomini ma affollatissime di fantasmi dell'incoscio che caratterizzano la villa dove il tutto si svolgerà. Sarebbe bello assaporare il profumo delle rose in mezzo ai prati subito fuori dalla cittadina, dato che Leconte ce li mostra nell'incipit movimentato di macchina ma calmo di contenuti mentre il ladro li osserva, ma bisogna rassegnarci al giardino subito sotto casa, un compendio di fiori, l'unico modo per vedere il verde della natura. La cittadina viene indagata poco e nulla, Leconte da un limite, facendoci osservare panifici, bar, farmacie e via dicendo, tutte cose che in un moderno paese si possono tranquillamente trovare. La cittadina che fa da sfondo al film è tranquilla come i suoi abitanti, vive di turismo anche se nel periodo del film l'albergo è chiuso causa pochi turisti. Più è piccolo un paese più c'è confidenza tra la gente del posto, è bellissimo per lo spettatore vedere il vecchio e logoro ex professore ora in pensione aggirarsi per andare a pranzo con l'amico appena conosciuto sallutando tutti, oppure la vicissitudine raccontata al ladro riguardo al panificio e la sua commessa. Tutti momenti esilaranti che tengono chi guarda la pellicola in uno stato di risallamento completo.
Con Donnie Darko, Richard Kelly si era spinto oltre alle barriere metacinematografiche, prendendo sbalzi temporali, wormhole, universi paralleli e anche buchi neri quasi a confondere lo spettatore, mischiando il tutto con allucinazioni pre-morte. Leconte utilizza questa tecnica solo nel teso finale, però lo fa in maniera perfetta. ESPANDI +
- negative [8]
- sufficienti [8]
- positive [43]
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2011-12-02 16:07:12 Opinione di stanley kubrick su "L'uomo del treno"
STRADE PERDUTE "Il destino è un'invenzione della gente fiacca e rassegnata." Ignazio Silone I sogni sono interpretati cinematograficamente in maniera candida, basti pensare ai film di Michel Gondry, specialmente a L'Arte Del Sogno, a quanto era oniricio tutto ciò eppure terribilmente bello. Patrice Leconte mette all'interno della sua pellicola anche il polar francese divenuto famoso in tutto il mondo, oltre che ai sogni e al futuro di chi li fa. In questo caso sono due...
voto al film: 
2010-10-26 10:20:13 Opinione di barabbovich su "L'uomo del treno"
Il treno. Allegoria per un viaggio interiore. Un viaggio che porta un anziano professore in pensione della provincia francese (Rochefort) a fantasticare sulla possibilità di vivere una vita non sua, quella di un forestiero capitato in città per una rapina in banca (Hallyday), stanco di avventure, uno che non ha mai infilato un paio di pantofole in vita sua. Il film è tutto qui. Leconte dirige tutto per sottrazione, contrapponendo l'inesauribile logorrea del professore...
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2010-02-28 16:53:51 Opinione di PP su "L'uomo del treno"
Voto 5. Nonostante due ottimi attori – eccellente, in particolare, la prova di Jean Rochefort – il film cerca ispirazioni Kieslowskiane sul tema del doppio ma – ahimè – fallisce miseramente, senza riuscire a riproporre neppure alla lontana le atmosfere magiche dei capolavori del regista polacco. Alla lunga risulta statico e noioso. [20.02.2010]
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2010-02-02 14:19:01 Opinione di ico su "L'uomo del treno"
Compiacersi della propria intelligenza è un sentimento che riesce ad andare addirittura al di là della presunzione. Il caso de L' UOMO DEL TRENO è lampante: finalmente un' analisi personale della vecchiaia, intesa come nuova vita o momento unico e irripetibile per cancellare il passato e vivere il futuro tanto agognato; giungere al momento decisivo avendo percorso gli ultimi metri assaporando o una realtà fatta di pantofole, poesia, quiete immota, o assaporando...
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2010-01-14 19:52:38 Opinione di ed wood su "L'uomo del treno"
Dialoghi brillanti, un memorabile Rochefort, sceneggiatura ispirata e regia equilibrata; un po' sacrificate le figure femminili; tra humour e malinconia, commedia e noir, Leconte racconta una storia di insoddisfazioni, di sogni frustrati, di amarezze senili, che commuove in un finale capace di sfociare credibilmente nel visionario, grazie ad un montaggio in stato di grazia: si dice che un attimo prima di morire, ti passi davanti l'intera vita passata; al professore e al ladro passa...
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2009-12-20 12:44:15 Opinione di Baliverna su "L'uomo del treno"
Ricordate che ruolo interpretava Jean Rochefort in "Il fantasma della libertà" di Bunuel? Il malato di tumore, in una fase prossima alla morte. E qui? Praticamente lo stesso. Curiosa coincidenza, evidentemente il suo volto magro e incavato si presta a quello del malato. Curiosità a parte, il film è bello, anche per l'assenza di cinismo e violenza compiaciuta, assenza che mi pare di capire abbia deluso più di qualcuno. Per me invece questo è un pregio. Mi...
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2009-12-18 17:50:43 Opinione di jaguar su "L'uomo del treno"
Film superlativo, geniale, perchè in grado di renderci partecipi di due psicologie contrastanti solo attraverso a, gesti e atmosfere, silenzi e ironia. Non ci sono dialoghi ridondanti e forzati ma frammenti coordinati e armonici di poche parole, pesanti come macigni nell'esistenza dei protagonisti. E' chiaro che di Noir si tratta, ma il cinema francese scarta questa volta il mito dell'autocelebrazione, coinvolgendo più da vicino un pubblico che cerca la storia dietro l'angolo...
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2009-12-18 11:56:32 Opinione di dedo su "L'uomo del treno"
In una sonnacchiosa cittadina della provincia francese, ove ancora gli abitanti sono fiduciosi (cancello e porta di casa aperti, ospitalità completa ad uno sconosciuto, macchina senza chiusura) arriva un uomo, dal volto segnato da un passato difficile, poco loquace che casualmente incontra un vecchio professore di letteratura, gentile, sognatore, logorroico. I due personaggi apparentemente agli antipodi, piano piano fanno amicizia, si completano a vicenda, uno invidia la vita...
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2009-12-13 16:05:08 Opinione di sillaba su "L'uomo del treno"
Poco interessante, non noto niente di particolare se non una normale storia. Probabilmente un po' sopravvalutato.
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2009-12-11 23:11:51 Opinione di danandre67 su "L'uomo del treno"
un vero mattone palloso
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- sufficienti [8]
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