About a Boy. Un ragazzo - La recensione di FilmTv
Con Hugh Grant, Nicholas Hoult, Sharon Small, Toni Collette, Madison Cook
La recensione di FilmTv
Tra malinconia e autoironia due solitudini si incontrano. Bravo e disincantato Hugh Grant
«Ogni uomo è un’isola. E per di più questo è il momento giusto per esserlo», e parte la lista delle cose (satellite, dvd, internet, carta di credito…) che permettono a un single quarantenne, ben vestito e di bell’aspetto, che campa di rendita con i diritti dell’unica canzone di successo che suo padre scrisse negli anni ’50 (la sdolcinata natalizia “Santa’s Super Sleigh”, riecheggiante ogni anno all’approssimarsi delle feste), di vivere felice perfettamente solo, a parte le numerose, transitorie conquiste femminili, e soprattutto senza nessun coinvolgimento. Finché non arriva un ragazzino di 12 anni perfettamente estraneo e completamente infelice a esigere il suo aiuto. «E dire che non voglio neppure portarmi a letto sua madre!», sbotta Will, il protagonista di “Un ragazzo”, tratto dal romanzo di Nick Hornby. Il libro di Hornby è acuto, disincantato, capace di trasmettere quel senso di affettuosa complicità che, quasi per caso, lega tra loro le solitudini e le crisi diverse di alcuni umani sparsi e di varia età, rappresentativi delle monadi metropolitane. Come dice Marcus, il ragazzino che vive solo con una madre separata proto-hippie e spaesata, «Due non è un buon numero». Ce ne vogliono di più per superare le crisi. E il film dei fratelli Weitz (sì, proprio quelli di “American Pie”) restituisce con buon mestiere ambienti, caratteri, manie, con un sottofondo talvolta percettibile di complessi edipici sommersi che mettono in comunicazione i personaggi. Costretti a tagliare, la riduzione più drastica è toccata ad Allie, l’amica dark di Marcus fanatica di Kurt Cobain, alla quale la seconda parte del libro riserva i momenti migliori. Ma questo film è soprattutto di Hugh Grant, che pare nato per la parte di Will, molto più adatto a questo single stropicciato e minimalista nel cuore che al libraio di “Notting Hill”. Cirdondato da un buon cast e dal fascino di una Londra riconoscibile ma non turistica, ci fa arrivare in fondo alla storia con il tempo della sua autoironica malinconia.
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