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Opinione di Il Critico su M'ama non m'ama





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09/03/2003 voto al film: voto buono

Sul film

Angélique, una giovane e promettente artista, è follemente innamorata di Loïc, stimato cardiologo parigino. Le cose sembrano andare per il meglio tra i due e, nonostante egli sia sposato e addirittura in attesa di un figlio, la ragazza vive con la speranza che l’uomo lasci la moglie per stare unicamente insieme a lei. Scoprirà presto, però, che egli in realtà continua la solita vita coniugale, allontanandosi da lei ogni giorno di più. Angélique allora tenterà il suicidio, ma… La prima opera della regista Laëtitia Colombani comincia come milioni d’altri film d’amore: carica di stereotipi, luoghi comuni e un’accozzaglia di frasi fatte che si ripetono per buona parte dei tre quarti d’ora iniziali. Si ha quasi l’impressione – anzi la certezza – di stare assistendo ad una delle tante commedie smielate che il mercato attuale sforna ogni giorno sempre più indotto dal successo di pubblico; e ci si chiede pure perché dover pagare il biglietto per qualcosa che, per quanto “carina”, si è già vista in troppi altri film tutti uguali. E proprio quando si crede che la cosa debba continuare in questo modo per l’intera durata della pellicola, inaspettatamente, la storia si ferma, torna indietro e ricomincia dall’inizio. Ogni cosa riprende uguale a prima, identica, senza alcun cambio nei dialoghi o nelle scene; ma, invece di rivivere il tutto nuovamente tramite gli occhi della “povera” Angélique, scopriamo la vera faccia di tale intreccio amoroso e la scopriamo attraverso la diversa esperienza del cardiologo Loïc, a primo avviso, ritenuto un doppiogiochista. Non passerà molto, quindi, per capire di trovarsi davanti ad un ottimo ed astuto film, un intelligente studio su quanto le apparenze possano davvero ingannare e su cosa, in verità, si nasconda dietro una debole facciata costruita da soggettive e personali “versioni dei fatti”. E tale critica è raggiunta, appunto, banalizzando tutti quei cliché cui la prima parte è ricca. A costruire il tutto troviamo un’abile Audrey Tautou (ormai celebre per il ruolo di Amélie Poulain ne Il fantastico mondo di Amélie) e un bravissimo Samuel le Bihan, perfetto sia nel ruolo del “cattivo” sia in quello della vittima. La regia non porta certo particolari innovazioni al genere, ma riesce egregiamente a sostenere i due livelli di narrazione che, grazie ad un’originale e ben costruita sceneggiatura (sempre della stessa regista), si legano tra loro con linearità ed estrema chiarezza. Il titolo francese richiama il gioco della margherita “M’ama, non m’ama”, che in Francia racchiude diverse sfumature ad ogni singolo petalo: “Ti amo, un po’, molto, appassionatamente, alla follia, niente affatto”. Da queste due ultime espressioni, quindi, il titolo del film: À la folie, pas du tout.


SI

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