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A cavallo della tigre - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Enrico Magrelli

Il desiderio di un’altra vita in un film a corrente alternata. Bravissimo Bentivoglio

Carlo Mazzacurati è un finissimo osservatore dei cuori semplici e delle teste frastornate dai ritmi, dalle mitologie, dai disvalori del presente. Con il cosceneggiatore Franco Bernini ha guardato a una commedia agra, anomala e originale degli anni Sessanta diretta da Luigi Comencini (che porta lo stesso titolo) e l’ha adattata, l’ha passata al setaccio della sua sensibilità, della sua vocazione ad esplorare il desiderio, non programmato, accidentale, confuso per “un’altra vita”, e della sua attenzione per i paesaggi interiori ed esterni dei personaggi. Come ne “La lingua del Santo”, il furto è il mezzo che giustifica l'uscita dalle disgrazie. Fabrizio Bentivoglio (in una delle migliori interpretazioni della sua carriera) è Guido, un uomo dai troppi debiti e dalle mani bucate sicuro, grazie al calcolo delle probabilità, di dimostrare ad Antonella (Paola Cortellesi) che, senza sapere come e quando, tutto cambierà. Una rapina fallita lo porterà in carcere e poi in fuga, nei giorni e nelle notti italiane, con un vecchio turco per campagne e città. Verso un altrove e un nuovo inizio. Visivamente ricco di suggestioni, il film è meno compatto e armonico di altri film del regista. Scossi da correnti alternate il copione e la messa in scena patiscono alcuni personaggi non modellati bene e alcuni nessi poco funzionali.


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