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Opinione di speedy34 su Il popolo migratore

[Le peuple migrateur, Francia, Italia, Germania, Spagna, Svizzera 2001, Documentario, durata 98']   Regia di Jacques Perrin




Attenzione! quando vedi questo simbolo spoiler significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film

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12/11/2002 voto al film: voto buono

Sul film

A bordo di barche sempre più veloci su laghi, fiumi, paludi e mari; su camera-car che filano sulle strade del grande West americano o sulle spiagge del Senegal e poi soprattutto nel cielo seduti davanti ad un aliante (meraviglioso tappeto magico ed uccello con gli uccelli), l’uomo , che sogna di poter volare dalla notte dei tempi, ha così realizzato il suo più profondo ed antico desiderio. L’impresa è riuscita al regista Jacques Perrin (anche produttore e attore in numerose pellicole), "Icaro" coraggioso e moderno, che nel raccontare ne Il Popolo Migratore i viaggi chilometrici di diverse specie di uccelli da un continente all’altro ci fa toccare con mano l’ebbrezza ed incredibilie libertà di un volo senza spazio e confini. La storia degli uccelli migratori è quella di una promessa: quella di tornare. Se intraprendono dei viaggi pieni di pericoli, superano le più alte montagne, le distese oceaniche, i deserti infuocati, affrontano le intemperie è per soddisfare la stessa unica necessità: sopravvivere. Così obbedendo a leggi naturali di incredibile rigore, come quelle che regolano le rotte di questi uccelli che volando su terre e paesaggi di ogni latitudine (Islanda, Normandia, Alaska, Terre Australi francesi, Kenya, Nuova Zelanda, Senegal… sono solo alcune delle meravigliose tappe del loro viaggio.)ci restituiscono appieno l’incanto del nostro Pianeta. Oche delle nevi, pellicani, albatros e pinguini, cicogne, gru cenerine, ibis dalla testa nera, passeri canterini sono solo alcuni dei protagonisti principali del film (alcuni curiosi , altri eleganti ma tutti seguiti così da vicino da poter sentire, seduti in platea, il suono e respiro del vento, loro fedele compagno di viaggio) che nella loro unicità ci fanno riscoprire, senza retorica o banalizzazioni, la bellezza e perfezione della Natura. Ed anche in questa storia il ruolo del cattivo spetta all’uomo, ingranaggio "sporco" di un ecosistema semplice pur nelle sue ferree regole, che ci lascia addosso il pesante fardello e responsabilità di una strage ambientale senza fine. Così, senza la necessità di scene ad effetto, è sufficiente sentire il rumore di uno sparo, lasciare la macchina da presa puntata su uno stormo in volo e vedere come si accascia al suolo un uccello colpito perché l’ambigua Natura Umana possa alimentare quell’innato senso di colpa che ci accompagna inesorabilmente.


SI

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