Perdizione (1987)
Con Miklos B. Szekely, Gyula Pauer, György Cserhalmi, Hédi Temessy
La trama
Il cupo ritratto di una dannazione tutta terrena.
Le giornate di Karrer si snodano tutte uguali, in un errare scandito dal rumore di una teleferica o dal battere della pioggia. Il tentativo di coinvolgere altre persone nella propria esistenza sarà fallimentare, e a Karrer non resterà altro che odio e solitudine...
Un'altra esemplare e inesorabile parabola dal grande autore magiaro.
L'opinione più votata
Di Peppe Comune scritta il 01/06/2011 - utile per 19 utenti
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30 gennaio 2012 Opinione di Kurtisonic su "Perdizione"
Il lungo piano sequenza iniziale è probabilmente un piccolo manifesto ideologico della visione cinematografica secondo Bela Tarr, spostando quasi impercettibilmente il punto di vista e allargandone l'orizzonte temporale, lo scenario della vita può cambiare in modo determinante, è la vita che si trasforma in arte. Il protagonista, Karrer, vive di espedienti, in una condizione esistenziale di abbandono, solitudine e degrado sociale. La realtà è allo sfacelo, in un contesto assoluto di...
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1 giugno 2011 Opinione di Peppe Comune su "Perdizione"
Karrer (Miklos B.Szekely) quando non è intento a fissare dalla finestra della sua abitazione i carrelli sospesi sulla teleferica che trasportano il carbone, passa il suo tempo al bar Titanik. Qui lavora la cantante (Vali Kerekes) di cui è innamorato, l'unico spiraglio di luce in mezzo a tanto buio. Vive di espedienti Karrer, aiutandosi anche con affari poco leciti. Ne ha uno per le mani commissionatogli dall'amico e padrone del Titanik Willarsky (Gyula Pauer) e lui propone a...
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6 dicembre 2010 Opinione di OGM su "Perdizione"
Una limpida panoramica su un mondo svuotato dall’attesa di un giudizio universale, di cui la solitudine e l’impotenza sembrano voler essere un’anticipazione. L’obiettivo non segue l’azione, bensì asseconda, lenta, il percorso dello sguardo che si posa stanco sulle persone e sulle cose in abbandono, in un deserto cittadino interrotto solo dal passaggio di cani randagi, e in un silenzio infranto unicamente dallo scarrucolio di una teleferica per il carbone....
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21 agosto 2010 Opinione di ethan su "Perdizione"
Non siamo ai livelli del successivo 'Le armonie di Werckmeister', a mio avviso più compatto, ma il cinema di Bela Tarr è sempre qualcosa di diverso da qualunque altro. Anche se la durata è inferiore alle due ore, a volte la pellicola ruota troppo su se stessa e la narrazione ne risente. Le lunghe sequenze sono comunque sempre di un rigore fuori dal comune. Come suo solito, anche questa opera è ambientata in un paese di minatori dell'Ungheria in un periodo...
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17 ottobre 2003 Opinione di Sourire su "Perdizione"
Una serie di bellissimi quadri che si susseguono; immagini deliziose e terribili composte in geometrie che danno i brividi, e tutto il tempo, alla fine di ogni inquadratura, per gustare ogni particolare del quadro. Il film non è molto di più, qualcuno direbbe che il cinema non è molto di più. Io no: sono bellissime le immagini che Béla Tarr propone, di una fredda bellezza difficile da spiegare, e geniali sono alcune scene, alcuni dialoghi, alcuni squrci di poesia; eppure lo...
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31 dicembre 2002 Opinione di strangelove su "Perdizione"
Già il titolo,"Perdizione" (o "Dannazione") riassume abbastanza bene il senso del film.L'ungherese Bela Tarr,nell'87' aveva già uno stile inconfondibile.Questo film ossessivo,pedante,a tratti tedioso,pesante (un po' in tutti i sensi) ed esistenzialista,è ambientato in un' atmosfera che potrebbe essere quella di fine del mondo.O meglio:è il mondo in cui viviamo,che ha,in modo naturale,fatto crollare (anche per volere forse?) oltre i propri ideali,anche le uniche ancore di salvezza che...
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