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Perdizione (1987)

[Kárhozat, Ungheria 1987, Drammatico, durata 115', b/n]   Regia di Béla Tarr
Con Miklos B. Szekely, Gyula Pauer, György Cserhalmi, Hédi Temessy



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Perdizione: assente
Ritmo ritmo in Perdizione: minimo
Impegno impegno in Perdizione: molto forte
Tensione tensione in Perdizione: minimo
Erotismo erotismo in Perdizione: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Perdizione

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Perdizione (voti: 11 media: 3,82) 11

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La trama

Il cupo ritratto di una dannazione tutta terrena.

Le giornate di Karrer si snodano tutte uguali, in un errare scandito dal rumore di una teleferica o dal battere della pioggia. Il tentativo di coinvolgere altre persone nella propria esistenza sarà fallimentare, e a Karrer non resterà altro che odio e solitudine...  

Un'altra esemplare e inesorabile parabola dal grande autore magiaro.

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 01/06/2011 - utile per 19 utenti

Voto al film: voto buono

Karrer (Miklos B.Szekely) quando non è intento a fissare dalla finestra della sua abitazione i carrelli sospesi sulla teleferica che trasportano il carbone, passa il suo tempo al bar Titanik. Qui lavora la cantante (Vali Kerekes) di cui è innamorato, l'unico spiraglio di luce in mezzo a tanto buio. Vive di espedienti Karrer, aiutandosi anche con affari poco leciti. Ne ha uno per le mani commissionatogli dall'amico e padrone del Titanik Willarsky (Gyula Pauer) e lui propone a Sebastien (Gyorgy Cserhalmi), il marito della cantante, di entrare nell'affare contando sulla sua necessità di reperire denaro per coprire gli ingenti debiti che lo affliggono. Il suo scopo è quello di allontanarlo per restare da solo con la donna amata. Lei cose però non vanno come lui vorrebbe, come sempre, e non gli resta che la più profonda solitudine come miglior compagna di una vita. "Karhozat" dell'autore ungherese Bela Tarr è un opera dal fascino conturbante, ipnotica direi, con un bianco e nero “acquitrinoso” che non allenta un attimo la presa. I lunghi piani sequenza e la lentezza con cui scorrono le immagini offrono un impatto visivo di originale riconoscibilità stilistica, frutto di un modo del tutto particolare di posizionare la macchina da presa che sembra volersi nascondere, muoversi furtiva tra l’(in)azione di Karrer, lo scroscio di acqua piovana e gli intertizi delle pareti per catturare gli ultimi vagiti di un mondo in stato di sfratto. Come se stesse rubando momenti di ordinario abbandono piuttosto che preoccuparsi di descriverne l'essenza, guardando di sottecchi la vita immobile di un acquario a cielo aperto. Un film sull'attesa, che il peggio accada o che intervenga qualcosa di risolutivo fa lo stesso, tanto la pioggia che scende a fiumi travolgerà tutto e tutti, inevitabilmente, bagnando ogni lembo di esistenza di questo mondo martoriato dall'egoismo e dal disincanto, non risparmiando proprio nessuno, neanche i "naufraghi" assiepati in quell'ultima oasi di perdizione che è il Titanik (nome banalmente emblematico, diciamolo pure). La trama "finto noir" è solo un pretesto per dare un minimo di senso all'insensata rappresentazione di una soluzione finale, per immergerci in un universo molto prossimo alla fine dei suoi giorni, dove un umanità sospesa in una condizione purgatoriale è in attesa del giudizio risolutivo e intanto che aspetta si concede gli ultimi scampoli di gratuità serenità lasciandosi trasportare dal "vortice colorato del divertimento", come dice la donna che lavora al Titanik (Hedy Tèmessy)."Il ballo ! L'insieme d'armonia di mani, gambe, fianchi e spalle che parlano senza parole. Movimenti. Sguardi. Sollevano chi balla al di sopra delle preoccupazioni terrene". Di questa umanità Karrer è il simbolo paradigmatico, l’emblema dell’uomo avvinto dalla forza dirompete della storia, costretto a vagare in cerca di un appiglio sicuro, forte, che lo sottraga dalla necessità di essere abbandonato a se stesso. "Si abbottoni, gli dice ancora la signora del Titanik, una sorta di angelo consigliore, non si può mai sapere con un tempo così umido e piovoso. La nebbia si infila negli angoli e nei polmoni. Si insidia nell'anima". Una frase che dice tutto (in un film peraltro parco di parole), sulla possibilità di convivere con gli eventi che seguono il proprio corso e sulla difficoltà di sfuggire alla loro natura prevaricatrice. Karrer è ormai insediato da una vita che lo ha ridotto alla solitudine, non gli resta che cullare gli ultimi rantoli di un amore ancora vivo e aspettare di ritornare alla terra che si è fatta fango.  
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SI

Opinioni su Perdizione


30 gennaio 2012 Opinione di Kurtisonic su "Perdizione"
Kurtisonic

 Il lungo piano sequenza iniziale è probabilmente un piccolo manifesto ideologico della visione cinematografica secondo Bela Tarr, spostando quasi impercettibilmente il punto di vista e allargandone l'orizzonte temporale, lo scenario della vita può cambiare in modo determinante, è la vita che si trasforma in arte. Il protagonista, Karrer, vive di espedienti, in una condizione esistenziale di abbandono, solitudine e degrado sociale. La realtà è allo sfacelo, in un contesto assoluto di...

voto al film: Kurtisonic assegna il voto sufficiente a Perdizione (1987)

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1 giugno 2011 Opinione di Peppe Comune su "Perdizione"
Peppe Comune

Karrer (Miklos B.Szekely) quando non è intento a fissare dalla finestra della sua abitazione i carrelli sospesi sulla teleferica che trasportano il carbone, passa il suo tempo al bar Titanik. Qui lavora la cantante (Vali Kerekes) di cui è innamorato, l'unico spiraglio di luce in mezzo a tanto buio. Vive di espedienti Karrer, aiutandosi anche con affari poco leciti. Ne ha uno per le mani commissionatogli dall'amico e padrone del Titanik Willarsky (Gyula Pauer) e lui propone a...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Perdizione (1987)

2 commenti
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6 dicembre 2010 Opinione di OGM su "Perdizione"
OGM

Una limpida panoramica su un mondo svuotato dall’attesa di un giudizio universale, di cui la solitudine e l’impotenza sembrano voler essere un’anticipazione. L’obiettivo non segue l’azione, bensì asseconda, lenta, il percorso dello sguardo che si posa stanco sulle persone e sulle cose in abbandono, in un deserto cittadino interrotto solo dal passaggio di cani randagi, e in un silenzio infranto unicamente dallo scarrucolio di una teleferica per il carbone....

voto al film: OGM assegna il voto buono a Perdizione (1987)

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21 agosto 2010 Opinione di ethan su "Perdizione"
ethan

Non siamo ai livelli del successivo 'Le armonie di Werckmeister', a mio avviso più compatto, ma il cinema di Bela Tarr è sempre qualcosa di diverso da qualunque altro. Anche se la durata è inferiore alle due ore, a volte la pellicola ruota troppo su se stessa e la narrazione ne risente. Le lunghe sequenze sono comunque sempre di un rigore fuori dal comune. Come suo solito, anche questa opera è ambientata in un paese di minatori dell'Ungheria in un periodo...

voto al film: ethan assegna il voto buono a Perdizione (1987)

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17 ottobre 2003 Opinione di Sourire su "Perdizione"
Sourire

Una serie di bellissimi quadri che si susseguono; immagini deliziose e terribili composte in geometrie che danno i brividi, e tutto il tempo, alla fine di ogni inquadratura, per gustare ogni particolare del quadro. Il film non è molto di più, qualcuno direbbe che il cinema non è molto di più. Io no: sono bellissime le immagini che Béla Tarr propone, di una fredda bellezza difficile da spiegare, e geniali sono alcune scene, alcuni dialoghi, alcuni squrci di poesia; eppure lo...

voto al film: Sourire assegna il voto sufficiente a Perdizione (1987)


31 dicembre 2002 Opinione di strangelove su "Perdizione"
strangelove

Già il titolo,"Perdizione" (o "Dannazione") riassume abbastanza bene il senso del film.L'ungherese Bela Tarr,nell'87' aveva già uno stile inconfondibile.Questo film ossessivo,pedante,a tratti tedioso,pesante (un po' in tutti i sensi) ed esistenzialista,è ambientato in un' atmosfera che potrebbe essere quella di fine del mondo.O meglio:è il mondo in cui viviamo,che ha,in modo naturale,fatto crollare (anche per volere forse?) oltre i propri ideali,anche le uniche ancore di salvezza che...

voto al film: strangelove assegna il voto buono a Perdizione (1987)




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