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Opinione di Jane su La 25ª ora





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24/04/2003 voto al film: voto buono

Sul film

Spike Lee colpisce al cuore ma anche alla testa (se così si può dire) dello spettatore, con un film che ha un romanticismo robusto e "maschile", come l'hanno per esempio i film di Eastwood e Michael Mann, e avvolge e coinvolge il pubblico con un raffinato lavoro di regia fra volti, movimenti, spazi e parole. Persone e luoghi sono entrambi allo stesso modo personaggi ed elementi del racconto, allo stesso modo momenti emotivi e messaggio. Il film racconta i personaggi "limitandosi" ad una giornata particolare per scegliere di scavare nelle loro vite non attrverso le cose che hanno fatto, ma quelle che fanno in un momento cruciale. Solo ventiquatt'ore, ma così dense nell'occhio del regista da essere dilatate a coprire una vita intera, e così i flash back che riguardano il rotagonista sono naturali innesti in un film che è già percorso all'interno del suo animo. Per essere un film così introspettivo non ha tutti i primi piani e la staticità che ci si aspetterebbe, proprio perché sceglie di analizzare i personaggi anche attraverso i loro luoghi (ed il luogo per antonomasia, New York), sceglie di seguirli nelle loro passeggiate, mentre ballano in doscoteca, mentre "si muovono" nel loro lavoro. Il protagonista è in continuo movimento, a salutare tutti, a congedarsi dalla sua città e dalla sua vita, a "fuggire" il momento in cui tutti i suoi movimenti saranno controllati e stabiliti. Ha paura, è arrabbiato, è deluso di sé e vorrebbe tornare indietro. Non è un vero pentimento in senso morale, non chiede mai scusa per il male che ha fatto: è il rimorso di una persona intelligente che si accorge di aver buttato la vita, al di là di ogni considerazione etica. Non è dunque un eroe, non è un brav'uomo, è solo un uomo che si trova ora faccia a faccia con la sua debolezza (da cui è chiamato a tirare fuori forza e coraggio) e la sua paura. Ventiquattr'ore che scorrono fra il tentativo di non pensare e il bisogno di capire, il desiderio di fuggire e la necessità di affrontare. Spike Lee ha la mano sapiente nel condurci lunghe le strade metaforiche e reali del protagonista e degli altri personaggi in un viaggio duro ma poetico, disilluso e romantico, virile e umano.

Sull'interpretazione di Edward Norton

Un grande E. Norton, amaro e disilluso, duro e spaventato, innamorato e delinquente. Mai enfatico, mai a mangiarsi il film, che lo vede protagonista ma anche elemento insieme ad altri. un grande attore, una conferma, se ce n'era bisogno, della sua versatilità e della sua bravura.


SI

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