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Son frère (2003)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Son frère: assente
Ritmo ritmo in Son frère: presente
Impegno impegno in Son frère: presente
Tensione tensione in Son frère: presente
Erotismo erotismo in Son frère: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Son frère

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Son frère (voti: 10 media: 3,70) 10

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La trama

I mutamenti di un difficile rapporto familiare di fronte all'incombere della morte.

I fratelli Thomas e Luc non si parlano né si vedono da dieci anni. Quando Thomas si ammala di una grave malattia, Luc corre al suo capezzale: per entrambi è il momento di fare i conti con il passato.  

Un gioco di specchi che Chéreau - ispiratissimo dal bel libro omonimo di Philippe Besson - ricostruisce con i pezzi di un doloroso puzzle, osservando con compassione, rigore, senza lacrime, come un antropologo della carne, un guardiano del faro, un signore del piano di sopra che conosce già l'epilogo. Nessuno piange Thomas, ognuno elabora il lutto alla sua maniera: anche qui Chéreau è interessato all'evoluzione delle reazioni, alla resistenza nei confronti dell'insostenibilità delle cose (la fidanzata di Thomas che non regge, i genitori che continuano a litigare come si trovassero nel salotto di casa). È Luc (il bravo Eric Caravaca) l'alter ego del regista, mentre il grande vecchio Maurice Garrel è una sorta di Caronte: accompagna Thomas al suo segnato destino. Anatomia dell'inferno. Orso d'argento a Berlino 2003.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Aldo Fittante - FilmTV n. 35/2003

Una sofferta ricognizione sui corpi, che prosegue in maniera assai coerente il lavoro introspettivo di Patrice Chéreau, Orso d’argento a Berlino 2003

Il cinema di Patrice Chéreau è un cinema che perlustra i corpi nel tentativo impossibile di disossarli. L’autore francese è personalità assai poliedrica: regista di palcoscenici (è stato per quasi un decennio direttore del prestigioso Théâtre des Amandiers di Nanterre, dove ha coltivato una generazione d’attori, tra cui il protagonista di Son Frère, Bruno Todeschini), di film (il suo esordio è datato 1975: Un’orchidea rosso sangue, con Charlotte Rampling), di opere (soprattutto quelle di Alban Berg), figlio d’arte e attore egli stesso (per Wajda, Berri, Mann, Chahine. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di joseba scritta il 24/09/2003 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto mediocre

Un film sull'urgenza dei corpi e la fallacia delle parole, sulla verità della carne e l'inautenticità del linguaggio: c'è di che gioire. E sommando a ciò gli autori evocati per chiarire la fisionomia tematica e stilistica di "Son frère" (Bresson, lo Zurlini di "Cronaca familiare" e i fratelli Dardenne), la gioia si ingigantisce rapidamente in esultanza. Sulla carta. Poi il film. Fin dalle prime battute si ha l'impressione di un'angolazione fuori asse, sfasata, addirittura equivoca. E' un'impressione che ha radici profonde, anteriori al posizionamento della mdp, anteriori allo sguardo. Eppure ha a che fare con una questione fondante e cruciale per lo stesso film di Chéreau (e non solo): il cinema da che parte si colloca? E' anch'esso vittima delle storture del linguaggio verbale, e perciò destinato a mentire, o al contrario può attingere alla dimensione segreta degli esseri, mettendoci in contatto con la loro impellente verità? Ebbene, a me pare che Chéreau faccia un cinema di corpi ma dalla parte del linguaggio, raccontando la loro evidenza senza assumerla compiutamente, mantenendosi a distanza di sicurezza, una distanza logica, letterale e letteraria. Talvolta Chéreau riesce a sintonizzare sguardo e materia - come nella sequenza "fenomenica" della depilazione, di toccante sensibilità, o in quella in cui Luc (Caravaca) accarezza le spalle e la testa di Thomas (Todeschini) con ineffabile naturalezza -, ma siamo assai lontani dalla intensità macchinica di Bresson o dalla struggente radicalità recentemente osservata nello sconvolgente "Twentynine Palms" di Bruno Dumont. Insomma, Chéreau pare contorcersi in un dissidio estetico che rischia di sfociare in malafede: rappresentare la flagranza dei corpi attraverso un cinema costruito, sillogizzante, tempestato di stridenti simmetrie. Persino la frammentarietà della struttura temporale sembra elaborata per riprodurre le emorragie, i tagli, le ferite vive di Thomas, in un gigantesco e forzoso spostamento analogico. Che sa di progetto. Chiudo con una vibrante confessione: grazie a questo film ho capito qual è la mia missione nella vita, assassinare i doppiatori.
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SI

Opinioni su Son frère


3 febbraio 2012 Opinione di michel su "Son frère"
michel

Impregnamo tutto con uno stomachevole odore di malattia, precipitiamoci nell'abisso e in fondo, da soli, al buio, facciamoci guidare da una vocina che dice "ti voglio bene".

voto al film: michel assegna il voto sufficiente a Son frère (2002)


15 maggio 2005 Opinione di columbiatristar su "Son frère"
columbiatristar

SOFFERENTE E COMMOVENTE... BELLO!

voto al film: columbiatristar assegna il voto buono a Son frère (2002)



1 luglio 2004 Opinione di emmepi8 su "Son frère"
emmepi8

Un film pregevole , nel vero senso della parola..Una delicatezza estrema che non tocca corde facilissime, inverte quelli che dovrebbero essere i sensi comuni di questo genere di film: il malato omosessuale etc..,dosa gli interpreti che sono sempre discreti, ma intensi, i problemi della malattia e della morte, nei confronti di sé stessi e degli altri, tutto questo riesce ad esprimerlo in maniera concreta e sensibile, una regia veramente bella forse la migliore di questo regista, alle volte...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Son frère (2002)


27 febbraio 2004 Opinione di carpa su "Son frère"
carpa

film a tratti crudo che fa commuovere, ma senza rinunciare all'osservazione critica del problema:il regista non ha come primo obiettivo quello di far piangere lo spettatore; bensì quello di porlo davanti a un problema della società( in questo caso le malattie).

voto al film: carpa assegna il voto buono a Son frère (2002)



24 settembre 2003 Opinione di joseba su "Son frère"
joseba

Un film sull'urgenza dei corpi e la fallacia delle parole, sulla verità della carne e l'inautenticità del linguaggio: c'è di che gioire. E sommando a ciò gli autori evocati per chiarire la fisionomia tematica e stilistica di "Son frère" (Bresson, lo Zurlini di "Cronaca familiare" e i fratelli Dardenne), la gioia si ingigantisce rapidamente in esultanza. Sulla carta. Poi il film. Fin dalle prime battute si ha l'impressione di un'angolazione fuori asse, sfasata, addirittura equivoca. E'...

voto al film: joseba assegna il voto mediocre a Son frère (2002)

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7 settembre 2003 Opinione di HAL70 su "Son frère"
HAL70

Chéreau abbandona i gigantismi compiaciuti della Regina Margot e resta sullo studio dei corpi come già in Intimacy:dove in questo prevaleva la rappresentazione dell'atto sessuale come immediato strumento conoscitivo dei personaggi,in Son frère la storia ci conduce a visitare i corpi di un malato e di suo fratello.Solo i loro corpi,pensa giustamente Chéreau, possono riuscire ad illuminare la lontananza,la rabbia astiosa e il credito d' amore che li lega. Il film è un inno alla vita...

voto al film: HAL70 assegna il voto buono a Son frère (2002)

nessun commento
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30 agosto 2003 Opinione di na su "Son frère"
na

Ormai è chiaro che la poetica di Chéreau può essere definita una 'poetica del corpo'. Dai corpi feriti e martoriati de La regina Margot, ai corpi avvinti nell'amplesso in Intimacy, fino ai corpi del suo ultimo film: nudi maschili esibiti senza pudore (troppo e spesso senza motivo) e corpi segnati dalle cicatrici e dagli ematomi. Son frère è un film che avrebbe tutti gli elementi per essere un capolavoro, ma nonostante questo non commuove e non sconvolge. Immagino un soggetto del genere...

voto al film: na assegna il voto sufficiente a Son frère (2002)



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