Opinione di HAL70 su Son frère
Con Bruno Todeschini, Eric Caravaca, Nathalie Boutefeu, Maurice Garrel, Catherine Ferran, Antoinette Moya, Sylvain Jacques, Fred Ulysse, Robinson Stévenin, Claudine Benichou
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Chéreau abbandona i gigantismi compiaciuti della Regina Margot e resta sullo studio dei corpi come già in Intimacy:dove in questo prevaleva la rappresentazione dell'atto sessuale come immediato strumento conoscitivo dei personaggi,in Son frère la storia ci conduce a visitare i corpi di un malato e di suo fratello.Solo i loro corpi,pensa giustamente Chéreau, possono riuscire ad illuminare la lontananza,la rabbia astiosa e il credito d' amore che li lega. Il film è un inno alla vita benchè parli di morte sofferenza e malattie:si osservi il fratello "sano" che riesce a sentirsi geloso delle attenzioni che il suo compagno ha per il malato capendo di non aver mai saputo provare altrettanto interesse per qualcuno;il massaggio alle spalle che Luc fa a Thomas disperato per l' ennesima speranza crollata circa un suo recupero dal male:e,ancora, Luc che non riesce,in silenzio,a non donare e cercare l'abbraccio del rassegnato giovane che vaga per l'ospedale col suo carico di angoscia intollerabile. La morte è parte della vita,ma,soprattutto,fuori da ogni vulgata new age,è il modo di responsabilizzarsi nelle proprie azioni che può produrre se non senso almeno giustizia poetica,dignità alla fine dei corpi.Così Luc potrà godere di quella pace finalmente raggiunta dal fratello nell'abbraccio amico dell'acqua e del riposo per sempre;potrà forse scordare o accomodare in un angolo protetto della mente la ridda di flebo,cortesie manierate,diagnosi a muso duro,speranze e ricadute ma difficilmente qualcosa o qualcuno lo separerà dalla reciproca dichiarazione d'affetto che con coraggio lui e suo fratello hanno saputo scambiarsi.Chi cerca un cinema alla Dardenne ma con l'impudicizia di chi cerca nell'epidermide radice e sbocco del loro stesso dolore esistenziale apprezzerà questo gioiello di realismo che solo nel sottofinale si permette l'irruzione,dolente ma liberatoria,del canto.Oltre il silenzio e la pace permessa a chi, vivendo, impara la vita.E la morte.
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