Opinione di luisasalvi su Hero
Con Tony Leung Chiu Wai, Jet Li, Zhang Ziyi, Maggie Cheung, Donnie Yen
- negative [26]
- sufficienti [24]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Ogni film di Yimou alla prima visione affascina anche se spesso sconcerta, a volte per eccessivo estetismo o accademismo apparentemente freddo, altre volte al contrario per eccessi di romanticismo o melo; spesso rivedendolo cambiano le impressioni e i giudizi; anche per questo trovi giudizi molto diversi da un film all’altro anche fra utenti che lo conoscono bene. Io non lo conosco abbastanza bene, mi mancano pochi film ma molti altri non li ho capiti; fin dai primi: non ho visto (o non ricordo) Sorgo rosso, mi è piaciuto molto Ju Dou ma per niente Lanterne rosse, che perciò non ho mai rivisto e mi sono astenuto dal giudicare; ricordo ben poco di La storia di Qiu Ju; mi ha invece lasciato un forte impressione Vivere, che peraltro non saprei giudicare; i suoi due film che più ho rivisto e (credo) capito, e apprezzato, sono Non uno di meno e La locanda della felicità; poi due film simili fra loro per molti aspetti, i più estetizzanti, un susseguirsi di immagini che si proclamano splendide, da antologia, una collezione di magnifiche foto che potrebbero essere scelte per pubblicizzare il film; tuttavia la successione ha un senso narrativo, propone un avvicinamento a quanto è effettivamente avvenuto e poi alla spiegazione del fatto principale, cioè che il più valoroso nemico dell’inesorabile imperatore ha rinunciato a ucciderlo perché ha capito… “sotto un unico cielo”. Il senso? Par di sentirlo ma non è facile esplicitarlo. Ma vale la spesa rileggere l’opinione di Neve Che Vola, che non a caso ha scelto il suo nickname proprio da questo film.
Commenti
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25 ottobre 2011, 08:19 di Neve Che Vola
Ciao, grazie di avermi ricordato, mi hai fatto grande piacere, tant'è che sono un pò di giorni che penso a cosa scrivere, ma è forse meglio scrivere di getto. Il mio primo film di Yimou fu "Hero", e rimasi proprio sconcertato, non avevo mai sentito nominare Yimou e non sapevo dove volesse andare a parare con "Hero" e rimasi incerto. Anche "La triade di Shanghai" mi sconcertò la prima volta, poi lo adorai. Tornai a vedere "Hero" altre cinque volte, e lo adorai. "La città proibita" l'ho visto undici volte in sala. Ho visto una sola volta "Lanterne rosse", in un cinema, e non saprei cosa dire. "La foresta dei pugnali volanti" tre volte in sala. Gli altri film di Yimou non li ho visti, ma ho i dvd. Ho spesso pensato che quelli che ho visti, siano un pò come la musica di Schumann rispetto a quella di Clara Schumann. Quando leggo gli spartiti di quest'ultima, mi appare tutto abbastanza facile. Quando leggo Schumann senza averlo ascoltato, il tempo richiesto è di gran lunga superiore. __ Ho parlato spesso di "Hero", cercando di verificare se le mie impressioni corrispondono a quelle altrui. Vista l'accusa rivolta a Yimou di aver fatto un film imperialista, dove viene giustificata la politica violenta dell'imperatore "sotto un unico cielo", mi sono sentito un pò perplesso. Ho quindi spesso chiesto "ma ti sembra un film con un messaggio del genere?" e la risposta è quasi sempre stata negativa. Si tratta di interpretazioni, naturalmente, ma su di me il film ha fatto un effetto così potente che sono rimasto curioso di sapere se io stesso, in cuor mio, giustificassi il lato imperialista, inconsciamente. Tentando di leggere le mie emozioni, e spiegarle, sono giunto alla conclusione scritte nell'opinione, e cioè che il lato interiore del film è troppo potente per lasciare spazio ad interpretazioni politiche, e che probabilmente queste sono azzardate proprio da chi in cuor suo non vede il resto (espressione un pò forte, ma la penso così). E' un pò come quando Piero Rattalino dice che secondo lui le variazioni di Beethoven op.35, 76 e quelle in FA suonate da Richter non lo convincono, al pari della Sonata in MIb op.31 n.3. La trovo una idea così assurda... come le critiche rivolte all'ultimo Richter... non so di cosa stia parlando, e francamente credo che gli sfugga la grandezza dell'ultimo Richter, basta pensare all'Appassionata che ha inciso dal vivo per la Philips, quella degli anni novanta o ultimi ottanta (non ricordo), a mio giudizio la sua versione migliore di tale sonata. Francamente una interpretazione politica del film credo richieda allo spettatore di esserne alla ricerca, mi pare incredibile che possa soverchiare quella interiore. La musica di Tan Dun, poi, è talmente bella che basterebbe da sola... __ Non è proprio un caso che abbia scelto tale nick, è vero, Neve Che Vola è l'incarnazione di molti aspetti, per me: quelli che ammiro e rispetto, ma anche l'oscillazione tra la comprensione e la volontà di vendetta, che spinge Spada Spezzata al gesto estremo per convincerla. Mi riconosco un pochino in questa lotta di Neve Che Vola con la comprensione e con le forze inferiori che le impediscono il balzo decisivo per far nascere un mondo dove ci sarebbero stati "solo un uomo e una donna". Spada Spezzata, secondo me, usa il mezzo estremo ed è un atto d'amore immenso, non un suicidio "d'amore", ma un gesto calcolato per rigettare Neve Che Vola a se stessa. E' un gesto che sottolinea la dimensione interiore del film, come molti altri. Poi trovo alcuni momenti realmente commoventi, la lotta sull'acqua, su un lago di lacrime, e la goccia che finisce sotto l'occhio di Neve Che Vola; la morte in soggettiva di Luna che dipinge il paesaggio autunnale di rosso; Neve Che vola che si allontana a cavallo dopo aver ferito Spada Spezzata, scena girata con inarrivabile maestria visivo/musicale. La musica inarrivabile durante la scena "erotica" sotto i teli; l'imperatore che rimane da solo, nella stanza dell'illuminazione, sottomesso al fine ultimo dell'Arte della Spada, la vera rivelazione di Spada Spezzata, prima della dissolvenza finale, con quella musica incredibile... Non ci crederai, ma ho le lacrime agli occhi, davvero, mentre riscrivo e ricordo queste scene e musiche (e nonostante stia ascoltando il Requiem Tedesco di Brahms diretto da Bruno Walter), a tal punto questo film è diventato parte di me.
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25 ottobre 2011, 15:33 di luisasalvi
Lo credo, sì, perché ho provato sensazioni simili sulla mia pelle, per (poche) altre opere, film musica pittura poesia scultura o anche architettura (la cappella de' Pazzi o alcune opere di Aalto). Quanto al senso del film da tempo mi sono convinto che Socrate era davvero "imperialista" nel senso che preferiva un unico governo del re dei re persiano ("sotto un unico cielo"), sotto cui fiorì l'arte e la cultura e la filosofia greca che le continue guerre fratricide fra le singole città; e sempre più mi pare che anche Gesù fosse favorevole (certamente non contrario) ad un unico regno mondano, ovviamente romano (con la pace di Augusto), anche se lui proponeva un diverso regno, non di questo mondo. Anche Gengis Khan con la sua momentanea violenza ha portato la più vasta pace che il mondo umano abbia mai conosciuto, consentendo scambi culturali e commerciali eccezionali. Ma è meglio che mi fermi...
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