Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

Kill Bill - vol. 1 - La recensione di FilmTv

[Kill Bill: vol. 1, 2003, durata 100']   Regia di Quentin Tarantino
Con Uma Thurman, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen



locandina non disponibile

Acquista Kill Bill - vol. 1

Scegli tra i formati disponibili

Kill Bill - vol. 1 disponibile in DvdKill Bill - vol. 1 disponibile in Blu-RayKill Bill - vol. 1 non disponibile in Umd

La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Torna Quentin Tarantino con un film ancora indefinibile, nel quale donne guerriere si combattono all’ultimo sangue mentre un soundtrack spaghetti western tesse le lodi della contaminazione

altro che marcia nuziale. all’assassina uma thurman, nome in codice black mamba, hanno fatto una sviolinata calibro 45, come si usa spesso in texas. Ed era pure incinta, la poveretta. Due gli errori commessi dai colleghi traditori: 1) non l’hanno fatta fuori veramente 2) l’hanno risparmiata anche in ospedale, sperando nel coma irreversibile. Dopo quattro anni “La Sposa” si risveglia. E si vendica. La materia narrativa del quarto film (e un quarto) di Quentin Tarantino è volutamente primordiale: causa-effetto, tradimento-vendetta. Il resto è periferico, marginale, come i caratteri delle maschere coinvolte, più mitologici che reali. Il flop di quel capolavoro umanista che è Jackie Brown ha pesato inevitabilmente sul tanto atteso Kill Bill, che qualche scellerato ha voluto spaccare a metà (la seconda parte sugli schermi a febbraio). Così i personaggi sono tornati a due dimensioni come quelli dei fumetti, possibilmente manga. Ma il talento enorme e imprevedibile di Quentin ha saputo fare di necessità virtù e il suo film è diventato come una natura morta da avanguardia pittorica, una ricerca dell’elementarità del racconto che ha valore soltanto nel suo farsi cinema. Restituire autenticità alle arti marziali, mortificate dal digitale di Matrix, o dalla cattiva coscienza del recente cinema di Hong Kong, va in questo senso. C’è dello spessore filosofico nella dinamica dei corpi, nel recupero di una plasticità perduta che s’innesta in una rappresentazione dove lo spazio è fondamentale, e al suo interno sono le androgine figure femminili (madri-figlie-spose-amanti-bambine) a racchiudere tutto: l’uomo e la donna, l’Io e l’Es, Yin e Yang, mescolati e trasversali come le forme dei cento generi che poi si riuniscono in una, quella di un cinema che è possibile solo se lo si accetta come scrittura del caos, almeno in apparenza. La donna come genesi e conflitto, vita e morte: purtroppo solo nel volume due capiremo se l’evoluzione della Sposa (ammesso che ci sia, ed è una speranza) vada in una direzione piuttosto che in un’altra. Nel frattempo, godiamoci lo show. Continua...


Commenti

Non è stato inserito ancora alcun commento. Vuoi essere il primo?


Lascia un commento

Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra



login

hai dimenticato la password?