Fratelli e sorelle della famiglia Toda (1941)
Con Shin Shaburi, Mieko Takamino, Hideo Fujino, Ayako Katsuragi
La trama
Defunto il padre, i parenti sono in difficoltà.
Il signor Toda muore improvvisamente d'infarto. Dopo il funerale, la scoperta di un debito pregresso costringe la vedova e la figlia minore a vendere la casa avita, mentre il più giovane dei fratelli parte per la Cina...
Col suo tipico stile, Ozu descrive l'arretramento sociale di un nucleo familiare mediamente agiato.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 05/06/2011 - utile per 5 utenti
Voto al film: 
E’ l’incipit del film, occupa una lunga sequenza girata con macchina fissa in campo lungo nel parco della villa, il montaggio alterna scene di interno con i preparativi per i festeggiamenti, è il compleanno della mamma e sono riuniti tutti, fratelli, sorelle, cognati e Ryokicho, nipote unico che non brilla per intelligenza e sapremo ben presto che va male a scuola.
Alla fine arriverà di corsa, infilando al volo la giacca, anche Shojiro, il figlio bello e scapestrato che rubacchia al padre per investire in donne e saké. Era ancora in kimono a perder tempo in camera sua.
Un clic con la peretta della fotocamera e l’omino/fotografo riemerge dal drappo facendo un inchino a tutti.
Strano a dirsi, non ha chiesto di sorridere.
In serata il patriarca muore d’infarto, qualcuno dei figli sussurra che beveva troppo saké, ma è subito rimbeccato da un altro che fa un elogio di quell’uomo “puro di cuore e dalle mani pulite”.
Una parentesi è necessaria, a questo punto, per segnalare un singolare parallelismo con una delle tante vicende di Heimat di Reitz.
Siamo nel ’95, Anton, vecchio patriarca dei Simon, fondatore della Simon Optik, azienda che produce lenti di alta precisione, muore d’infarto la notte successiva alla foto di gruppo, una sequenza anche lì molto lunga, ma altra atmosfera, con il boss impettito che, seduto al centro con fascia di gala al petto e trofeo in mano, proclama solenne: “Un’immagine dice più delle parole” e vuole che tutti sorridano.
Anche per gli eredi Simon la morte di Anton segna il tracollo delle fortune finanziarie e scoprirà il vuoto morale dietro la facciata di perbenismo e dovizia di mezzi.
(http://cinerepublic.film.tv.it/heimat-3-cronaca-di-una-svolta-epocale-4-stann/1661/)
Nel bilancio post mortem fatto dal casalingo consiglio di amministrazione della famiglia Hoda si scopre che il nostro patriarca giapponese, anni prima, aveva sottratto una bella somma alle casse dell’azienda, rimandando sine die la restituzione.
Ora la responsabilità ricade sui figli che, con grande senso del dovere, decidono di vendere tutto il patrimonio immobiliare e gli arredi di famiglia, onorando così i debiti.
Le nuove famiglie ormai sono formate, la vecchia villa sul mare non è più abitabile, Shojiro se ne andrà in Cina a cercar fortuna (siamo ai tempi dell’occupazione giapponese) restano solo la madre e la giovane e dolce Setsuko.
Cosa farne?
Il pretendente della ragazza ha fatto subito retromarcia alla notizia del tracollo finanziario, è impensabile che una donna si metta a lavorare per vivere, rendite non ce ne sono, dunque bisogna che vengano ospitate dai fratelli, e non solo loro due, ci sono pure la servetta, la gabbia con il merlo e una collezione di piantine che la mamma cura e innaffia con autentico amore. ESPANDI +
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26 novembre 2011 Opinione di RINO su "Fratelli e sorelle della famiglia Toda"
Per quanto "onorevole" nelle intenzioni, ho trovato il film troppo lento e un pò noioso. Sinceramente mi aspettavo di più da quest'opera che viene considerata tra le migliori di Ozu e proprio per questo motivo la delusione è stata ancora maggiore... Ripetitivo nelle situazioni che di volta in volta si dipanano (dopo la morte del capo-famiglia, la madre e una delle sorelle vengono sballottate da un parente all'altro), l'unico sussulto si ha nella parte finale dove c'è una svolta narrativa...
voto al film: 
5 giugno 2011 Opinione di yume su "Fratelli e sorelle della famiglia Toda"
Agiata famiglia giapponese in posa per foto di gruppo. E’ l’incipit del film, occupa una lunga sequenza girata con macchina fissa in campo lungo nel parco della villa, il montaggio alterna scene di interno con i preparativi per i festeggiamenti, è il compleanno della mamma e sono riuniti tutti, fratelli, sorelle, cognati e Ryokicho, nipote unico che non brilla per intelligenza e sapremo ben presto che va male a scuola. Alla fine arriverà di corsa,...
voto al film: 
4 gennaio 2010 Opinione di luisasalvi su "Fratelli e sorelle della famiglia Toda"
Difficile capire il senso di questo film (più che di altri) e quindi valutarlo, per chi non è giapponese, e forse anche per i giapponesi, essendo fatto nel periodo bellico con temi e valori imposti e soprattutto con altri vietati. Ma non mi pare valida l'interpretazione di Tomasi secondo cui sarebbe esaltato il valore della tradizione nel vecchio (che muore perché beveva troppo) e nel giovane fratello che va a lavorare in Cina, mentre sono criticati fratelli e sorelle...
voto al film: 
16 aprile 2003 Opinione di strangelove su "Fratelli e sorelle della famiglia Toda"
Sapiente studio di uno stile fatto sempre più proprio,in seguito,dal regista giapponese Yasujiro Ozu.Fissità degli oggetti e dell'immagine,pacatezza del respiro,umorismo dell'anima.E' il suo film dove il bianco domina il nero.Un' anticipazione (sulla natura) delle soap opera,dove si sciolgono i nodi attraverso personaggi che interessano,più che per le proprie storie,soprattutto per sguardi,gesti impercettibili,movimenti apparentemente insignificanti,respiri e battiti.Indimenticabili i...
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7 aprile 2003 Opinione di Huppert su "Fratelli e sorelle della famiglia Toda"
Quando gli oggetti sono le mani di mandibole talmente preziose da essere gioielli contenuti nella dura calce delle nuvole: le piante, le piccole statue. Le riprese scolpite da un gentile maniaco uscente da una cella di una briciola fondamentale, quando le stanze sono vuote come gusci di gocce. La cella del merlo fa da polline di bagliore. (Il merlo che finalmente, nel finale" non si abbronza più", per fortuna).
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7 aprile 2003 Opinione di Jeno su "Fratelli e sorelle della famiglia Toda"
In posa per una foto, ai tempi in cui non si doveva sorridere davanti all'obiettivo. Forse perché il presagio che qualcosa accadrà è presente. In ogni movimento, in ogni battuta. Nell'esigenza di chiudere le porte scorrevoli di case di carta. Così si sviluppa questa sorta di origami di Ozu, un foglio imbrattato che si ripiega su se stesso. Indimenticabile la scena della morte del padre, rappresentata da tanti abiti ordinati e piegati, con tanto di cappello e immancabile biglietto con il...
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